Sacerdoti

(in ebraico kôhên e in greco  hiereus). Non c'è consenso nell'etimologia del termine ebraico kôhên; potrebbe però essere derivato dalla radice kârab, che significa avvicinarsi. Questo infatti è il significato del termine sacerdote indicato dalle Scritture nell'Antico Testamento; esse dicono che i sacerdoti sono quelli che si avvicinano all'Eterno o all'altare per prestare servizio (Esodo 19:22; 30:20), mentre gli altri rimangono lontani. Hiereus nel Nuovo Testamento generalmente significa una persona sacra, che presta servizio nell'altare di Dio.

  1. Sacerdoti nell'Antico Testamento. Al tempo dei patriarchi, l'ufficio di sacerdote era svolto dal padre di famiglia, come nel caso di Giobbe per i suoi figli (Giobbe 1:5) o nel caso di Noè, Abrahamo, Isacco e Giacobbe per le loro famiglie (Genesi 12:7; 13:8; 26:25; 33:20;35:1,2). Al Sinai Dio affidò l'ufficio e il ruolo di sacerdote ad Aronne e ai suoi figli (Esodo 28:1; 40:12-15). Ad essi, che erano discendenti di Levi (Esodo 6:16-20,23), spettava il servizio nel santuario e attorno all'altare. Tra i discendenti di Aronne rimanevano esclusi dal sacerdozio tutti quelli che avevano qualche difetto fisico (Levitico 21:17-23).
    Nel servizio del tabernacolo o tenda di convegno alcune mansione secondarie erano svolte dai Leviti (non discendenti da Aronne), che erano stati da Dio designati come aiutanti dei sacerdoti e alle loro dipendenze (Numeri 3:5-9; 8:6-21; 18:2-4; Deut. 10:8).
    Il sacerdozio dell'Antico Testamento secondo Numeri 16:5, comportava sostanzialmente tre cose:
    a. essere scelto e appartato da Dio come sua proprietà (il requisito più fondamentale);
    b. essere santo (il requisito che rendeva idonei a svolgere l'ufficio del sacerdote);
    c. essere ammesso ad avvicinarsi a Dio (la funzione stessa del sacerdote).
    Gli stessi requisiti avrebbero dovuto caratterizzare tutti i membri del popolo d'Israele, il quale era stato scelto fra tutti i popoli per essere il tesoro particolare dell'Eterno (Deut. 7:6), un regno di sacerdoti e una nazione santa (Esodo 19:6).
    Col tempo il numero dei sacerdoti crebbe grandemente e Davide li divise in 24 classi, d cui sedici erano discendenti di Eleazar e otto discendenti di Ithamar (1 Cronache 24:1-19).
    Da Babilonia con Zorobabele tornarono solo quattro classi di sacerdoti (Esdra 2:36-38), ma in seguito furono ricostituite tutte e ventiquattro (Luca 1:5,8,9).
    I sacerdoti formavano una gerarchia con a capo il sommo sacerdote; subito dopo venivaun sacerdote (2 Re 25:18), che probabilmente era il così detto "capo della casa di Dio" (2 Cronache 31:13) o il "comandante del tempio" (Atti 4:1; 5:24). I capi dei sacerdoti di cui si parla nel Nuovo Testamento erano: il sommo sacerdote in carica, i sommi sacerdoti precedenti ancora in vita e le loro rispettivew famiglie.
  2. Sacerdoti nel Nuovo testamento. Tutte le qualità richieste per i sacerdoti nell'Antico Testamento di fatto non potevano santificarli veramente e costituirli mediatori tra un Dio santo e un popolo peccatore, ma avevano lo scopo di adombrare la natura e le qualità del vero ed unico Sommo Sacerdote Gesù Cristo (Ebrei 7:24-29), il perfetto mediatore (1 Timoteo 2:5), che avrebbe redento e riscattato il suo popolo dal peccato (Tito 2:14; 1 Pietro 1:18) e l'avrebbe reso veramente un sacerdozio santo e regale, per offrire sacrifici spirituali (1 Pietro 2:5,9). Per cui tutti i veri credenti "nati di nuovo" fanno parte del sacerdozio regale (1 Pietro 2:9), sono stati fatti re e sacerdoti (Apoc. 1:6) e possono ora entrare liberamente nel santuario, cioè alla presenza di Dio, in virtù del sangjue che Gesù ha versato e del corpo che egli ha offerto per loro (Ebrei 10:19-22).

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