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TUTTI

A

Aaronne

In ebraico Aharôwn. La sua etimologia è incerta e potrebbe voler dire brillante.

Aaronne era un Levita e fu figlio di Amram e Jokebed (Esodo 6:16-20). Era tre anni maggiore di Mosè, ma più giovane della sorella Miriam. Nacque in Egitto nel 1574 a.C. Egli sposò Elisceba, figlia di Amminadab, da cui ebbe quattro figli: Nadab, Abihu, Eleazar e Ithamar (Esodo 6:23; Numeri 3:2).

Nella sua vita copre i ruoli e la funzione di:

  1. Aiutante e portavoce di Mosè davanti al Faraone (Esodo 4:16)
  2. Sommo sacerdote Dio sceglie Aaronne e i suoi figli perché siano consacrati e gli prestino servizio come sacerdoti (Esodo 28:29; 40:13-16; Levitico 8). Aaronne è il primo sommo sacerdote, scelto da Dio per questo incarico (Ebrei 5:1-4) che egli svolge per circa quarant'anni.
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Abaddon

Parola di origine ebraica (vedi Giobbe 26:6) che significa distruzione; essa indica  pure il logo di distruzione o di punizione, e cioè, l'Ades o lo Sceol (Giobbe 31:12). In Apocalisse 9:11 Abaddon è riferito all'anfgelo dell'abisso.

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Abarim

(letter. regione al di là). Era una regione montuosa al di là del Giordano, ad est del Mar Morto e di cui faceva parte il monte Pisgah (Deut. 3:27) e il monte Nebo (Deut. 32:49).

In seguito alla disfatta della grande confederazione di popoli capeggiata da Gog, che negli ultimi giorni invaderà Israele, la Valle di Abarim servirà come luogo di sepoltura per Gog e tutti i suoi alleati (Ezech. 39:11).

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Abdia

(letter. servitore dell'Eterno). Non si conosce nulla di certo sul suo luogo di origine e famiglia; non è menzionato neppure il nome di suo padre. Le tradizioni che lo vorrebbero identificare come il maggiordomo al palazzo di Achab (1 Re 19:3-16), o con il terzo capitano mandato da Achazia contro Elia (2 Re 1:13) non hanno alcun fondamento.

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Abel-Mitsraim

Il campo dell'Egitto (Genesi 50:11)

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Abrahamo

Inizialmente di chiamava Abramo (Genesi 11:26), che in ebraico è Abram e significa padre elevato, grande o esaltato; in seguito Dio stesso gli cambiò il nome in Abrahamo (Genesi 17:5), che in ebraico é 'Abrâhâm e significa padre di una grande moltitudine.

Abrahamo nacque in Ur de' Caldei nel 2161 a.C. Il nome di suo padre era Terah (Genesi 11:27-28) e quello di sua moglie Sarai (Genesi 11:29), che in seguito fu cambiato in Sara, che significa principessa.

Abrahamo all'età di settant'anni circa, assieme al padre Terah, alla moglie Sara e al nipote Lot, lascia il suo paese nativo e si stabilisce in Haran, nell'alta Mesopotamia (Genesi 11:31).

Alla morte del padre Terah, all'età di settantacinque anni, parte per andare nel paese di Canaan (Genesi 11:32; 12:1-5). Qui Dio gli promette che avrebbe dato questo paese alla sua discendenza (Genesi 12:7), dal fiume d'Egitto el fiune Eufrate (Genesi 15:1-18).

Convinto da Sara a prendere in moglie Agar, la sua serva egiziana, questa gli partorisce Ismaele (Genesi 16:1-15).

Dio gli ordina che lui ed ogni maschio di casa sua (nati in casa o comprati) siano circoncisi (Genesi 17:9-27).

Quando Abrahamo ha cent'anni e Sara novanta, nasce Isacco, il figlio della promessa (Genesi 21:1-21).

Abrahamo muore all'età di 175 anni.

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Abramo

Padre elevato, grande o esaltato.

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Adamo

In ebraico è Adâm e viene da âdam (rossiccio, rosso, tinto di rosso, diventare rosso).

Da âdam viene anche:

  • 'Edôm (cioé Edom) che significa rosso; è il nome dato ad Esaù dopo che egli aveva barattato la sua primogenitura con un piatto di zuppa rossa (Genesi 25:30),
  • e 'adâmâh che significa terra, suolo, paese.

Il nome Adamo si riferisce tanto al genere umano in senso collettivo che al primo uomo creato da Dio.

Quasi in tutte le versioni è reso come:

-uomo , come ad esempio  in Genesi 1:26; 2:7,18,19,21,22,23 ecc.

-Adamo , come ad esempio in Genesi 3:17,21

-persona/e come ad esempio in Numeri 31:28,30,34,40,46.

Anche se il primo uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1:26-27), è da Luca esplicitamente chiamato figlio di Dio (Luca 3:38), in Genesi viene da Dio stesso chiamato uomo o Adamo (Genesi 5:2), per rimarcare la parte terrena del suo essere (da 'adâmâh, terra, suolo), e proteggerlo quindi da una possibile esaltazione.

Un altro terine per uomo in ebraico è îysh che significa uomo o maschio (Esodo 35:29), marito (Genesi 3:6) o persona, essere umano (Numeri 23:19).

Da îysh probabilmente deriva il termine donna (in ebraico 'iyshâh).

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Ades

Anche se la sua etimologia rimane incerta, il termine significa luogo invisibile. E' il luogo di soggiorno o la dimora sotterranea dei morti fino al tempo del giudizio. In latino è chiamato infernum (lett. posto sotto terra) e in italiano inferno.

L'Ades è quindi il luogo temporaneo di pene tra la morte e il giudizio finale riservato ai malvagi, i quali verranno poi gettati nella geenna (Matteo 5:22,29; 23:15,33; Marco 9:43,45,47,ecc) o nello stagno di fuoco (Apoc. 19:20; 20:10,15; 21:8).

Secondo le Scritture del Nuovo Testamento, ci sono due luoghi temporanei di dimora degli spiriti e delle anime dei trapassati, in attesa della risurrezione e giudizio (Apoc. 20:5,6,,12,13); essi sono:

  • il paradiso (Luca 23:43) o abitare con il Signore (2 Corinzi 5:8), che è il luogo dove sono gli spiriti e anime dei buoni salvati;
  • l' Ades, nel senso di inferno o luogo temporaneo di tormenti (Luca 16:23), dove sono gli spiriti e anime dei malvagi persuti. Nel racconto del ricco e del mendicante Lazzaro (Luca 16:19-31) Gesù insegna chiaramente:

- una esistenza cosciente dopo la morte (Luca 16:22-28),

- la realtà dei tormenti dell'inferno (Luca 16:23-25),

- i morti non possono comunicare con i vivi (Luca 16:26).

Il termine Ades è usato quattro volte nei Vangeli e sempre dal Signore Gesù (Matteo 11:23; 16:18; Luca 10:15; 16:23).

In due passi degli Atti è invece detto che l'anima di Cristo non è stata lasciata nell'Ades (Atti 2:27,31).

In Apocalisse 1:18 Gesù stesso afferma di avere le chiavi della morte e dell'Ades.

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Adino

Snello o Lancia (2 Samuele 23:8).

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Admah

(lett. terra rossa). Una città della pianura (Genesi 10:19; 14:2,8), che fu distrutta con Sodoma e Gomorra (Genesi 19:24-25,29; Deut. 29:23; Osea 11:8).

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Adozione

Atto con il quale si alleva un bambino di un'altra famiglia. Fu questo il caso per Mosè e per Ester (Esodo 2:10; Ester 2:7): Nel Nuovo testamento il termine è impiegato per indicare:

  1. La scelta fatta dall'Eterno del popolo ebraico ad essere suo popolo (Rom.9:4).
  2. L'accettazione di tutti i veri cristiani come figliuoli di Dio, in un senso speciale (Gal.4:5; Efesi 1:5). Lo spirito di adozione ci rende capaci di amare Iddio come i figli amano un tenero padre. Si distingue dallo spirito di servitù che ci fa provare i sentimenti di uno schiavo verso il proprio padrone (Rom. 8:14-21).
  3. La redenzione del corpo; la sua liberazione dal peccato, dalla sofferenza e dalla morte, e la sua trasformazione in un corpo glorificato (Rom.8:23).
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Adrammelek

(lett.Adar è re). Questa divinità era adorata nel nord-ovest della Mesopotamia sotto il nome di Adar-Milki, una forma di Hadad, un dio della Siria. In onore ad Adrammelek i colonizzatori della Samaria, provenienti da Sefarvaim, bruciavano i loro figli nel fuoco (2 Re 17:31).

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Adullam

Città posta a sud-ovest di Gerusalemme in direzione di Lakish, ora identificata con Tell esh-Sceikh Madhkur.

Adullam esisteva già ai tempi di Giacobbe ed era abitata dai Cananei (Genesi 38:1-2), al tempo della conquista vi abitava un re cananeo (Giosuè 12:15). Essa fu fortificata da Roboamo (2 Cronache 11:7) e prosperò al tempo del profeta Michea (Michea 1:15); fu aitata anche dopo l'esilio (Nehemia 11:30).

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Adulterio

 

  1. Significato particolare: rapporto sessuale fra un uomo sposato ed una donna che non è sua moglie o tra una donna sposata ed un uomo che non è suo marito. La poligamia con donne di ceto inferioire e concubine non era considerata adulterio. La legge di Mosè condannava con la morte dell'adulterio (Lev.20:10).
  2. Significato generale: ogni impurità sessuale in pensiero, paroel o atti, o tutto ciò che vi tende. E' il senso del VII comandamento, interpretato secondo il discorso sulla montagna (Esodo 20:14; Deut. 5:18; Matteo 5:27,28).
  3. Significato simbolico: adorazione di falsi dèi o altra trasgressione del patto con l'Eterno (Ger. 3:8-9; Ezech. 23:37,43; Osea 2:2-13), Iddio esige che il nostro amore per Lui  sia totale, come l'esige il marito dalla moglie che gli ha giurato fedeltà.

 

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Afek

(lett. forza, fortezza)

-Una città a nord di Sidone, solitamente identificata con Afka, l'antica Afaca, a 37 km ca. a nord-est di Beirut.

-Una città (una variante di Afik), situata nel territorio di Ascer, i cui abitanti non furono scacciati dagli israeliti (Giosuè 19:30; Giudici 1:31). E' stata identificata con Tell Kurdaneh, a sud-est di Akko.

-Una città della pianura di Sharon (Giosuè 12:18) a 18 km ca. a nord di Ioppe. Probabilmente fu qui che si accamparono i filistei prima di attaccare Israele a Eben_Ezer (1 Samuele 4:1).

- Città posta fra Sunem e Jizreel, dove i filistei radunarono tutte le truppe prima di attaccare l'esercito di Saul e di compiere il massacro degli Israeliti sul monte Ghilboah (1 Samuele 28:4; 29:11; 31:1-6).

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Agapi

Banchetti collettivi dei cristiani dei primi tempi (Giuda 12), che si tenevano in concomitanza con la cena del Signore (1 Corinzi 11:20).

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Aggeo

L'etimologia e il significato di Aggeo (in ebraico Haggai) rimane incerto, ma probabilmente deriva dal termine ebraico hag (festa) o da hâgag (celebrare una festa); potrebbe addirittura essere una form contratta di Haggiah (festa dell'Eterno).

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Agiografo

Libri del Vecchio Testamento non compresi tra quelli scritti da Mosè o dai profeti.

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Akor

(lett. guaio, afflizione, dolore). Valle che si trovava a sud-ovest di Gerico, nella quale fu lapidato lo sventurato Akan con tutta la sua famiglia (Giosuè 7:25-26).

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Akzib

(lett. inganno, falsità). Una città lungo il mare nel territorio di Ascer (Giosuè 19:29; Giudici 1:31); vi abitavano i Cananei quando Ascer si stabilì in quella regione. Corrisponde probabilmente all'odierna Es-Zib a 16 km ca. a nord di Akko. Akzib era pure una città della Giudea (Giosuè 15:44; Michea 1:14), che è probabilmente la stessa città di Kezib di Genesi 38:5.

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Alleluia

Questo termine, in ebraico haleluyah e in greco allelouia, significa lodate l'Eterno.

Era un'espressione di adorazione e di ringraziamento usata frequentemente dal popolo ebraico, come appare dai Salmi (Salmo 104:35; 105:45; 106:1,48; 111:1; 112:1; 113:1,9; ecc.).

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Allon-Bakuth

La quercia del pianto (Genesi 35:8).

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Altare

In ebraico è mizbeâh e in greco thusiasterion; entrambi significano un posto per sacrifici.

Una struttura elevata, terminante con una superficie piatta, su cui si deponevano le offerte alla divinità. Ai tempi dell'Antico Testamento ve ne erano di veri tipi.

In origine era fatto di terra (Esodo 20:24) o di pietre rozze (Giosuè 8:30-31). Il primo altare di cui si parla nella Bibbia fu quello costruito da Noè quando uscì dall'arca (Genesi 8:20).

Altari furono in seguito costruiti da Abrahamo (Genesi 12:7; 13:4; 2:9), da Isacco (Genesi 26:25), da Giacobbe (Genesi 3:20; 35:1,3) e da Mosè (Esodo 17:15; 20:24-26). Dalla distruzione del tempio (nel 70 d.C.) in poi gli Ebrei non vi hanno più offerto sacrifici.

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Amalek

Era figlio di Elifaz (il primogenito di Esaù), che egli ebbe dalla concubina Timna (Genesi 36:12). Amalek indicava pure l'insieme degli Amalekiti (Esodo 17:8; Numeri 24:20; Geut. 25:17; Giudici 5:14).

Gli Amalekiti furono sempre acerrimi nemici del popolo d'Israele, la cui retroguardia fu da loro attaccata e molestata a Refidim, poco dopo l'uscita dall'Egitto. Ma Israele sotto la guida di Giosuè e per l'intercessione di Mosè li sconfisse (Esodo 17:8-16).

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Amalekiti

Un antico popolo nomade di predoni, che abitò soprattutto nel Neghev dai tempi di Abrahamo fino a quelli di Ezechia, (dal 2000 al 700 a.C.). Sono menzionati spesso nella storia di Israele (Esodo 17:8; Numeri 14:45; 1 Samuele 1:5).

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Amen

Questo termine originalmente era un aggettivo, che significa vero, fedele; in seguito fu usato come avverbio, divenendo così un gtermine di approvazione o conferma di quanto è stato detto o affermato. Usato all'inizio della frase, come fa sovente Gesù (Matteo 5:18,26; Giovanni 5:19,24,25) pone una particolare enfasi ed importanza su ciò che segue, ed è solitamente tradotto con "in verità". In almeno due casi, "Amen" è usato anche come sostantivo. In 2 Corinzi 1:20: "Tutte le promesse di Dio hanno in Lui ... l'Amen". L'altro passo è in Apoc. 3:14: "Queste cose dice l'Amen, il testimone fedele e verace".

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Ammi

(lett. mio popolo). Uno dei nomi simbolici con i quali si saluteranno i figli di Giuda e di Israele (Osea 2:1).

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Amos

(lett. fardello, portatore di fardello). Era un mandriano, coltivava sicomori (Amos 1:1; 7:14) e abitava a Tekoa, una località di Giuda (Amos 1:1), a 10 km ca. a sud di Betlemme, ma fu preso dall'Eterno e mandato a profetizzare al suo popolo d'Israele, alle dieci tribù del regno del nord (Amos 7:15).

Amos profetizzò al tempo di Uzziah, re di Giuda (769-739 a.C.) e di Geroboamo, re d'Israele (728-753 a.C.). Egli svolse il suo ministerio dopo Abdia, Gioele e Giona, e appena prima di Osea, Michea e Isaia.

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Anak

(lett. dal collo lungo, e cioè, gigante). Anak fu il figlio di Arba, colui che fondò Kirjath-Arba, che significa "la città di Arba". Anak fu il progenitore di una razza di giganti, chiamati Anakim, che costituirono il terrore per i figli di Israele (Numeri 13:22-,28. Essi furono però scacciati da Caleb, quando egli prese possesso di Hebron (Giosuè 15:13-14).

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Anammelek

(lett. Anu è re).Anu era il dio babilonese del cielo, uno degli dèi adorati dalla gentw della città babilonese di Sefarvaim (2Re 17:31). Gli abitanti di Sefarvaim che furono trasportati in Samaria continuarono a dare un culto a questa ripugnante divinità, bruciando i loro figli nel fuoco, come veniva fatto nei confronti di Molek, il dio particolarmente adorato dai figli di Ammon (1 Re 11:7).

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Angelo

In ebraico è mal'âk e in greco 'anghelos; entrambi significano messaggero, inviato.  Gli angeli sono creature celesti e spirituali (Salmo 148:1,2,5; Ebrei 1:14), solitamente usati da Dio come messaggeri. che è appunto il significato del loro nome.

Fra gli angeli c'è una gerarchia e diversi gradi e dignità; cos' oltre agli angeli, come ad esempio Gabriele (Luca 1:19,26), ci sono gli arcangeli (o angeli principali), come ad esempio l'arcangelo Michele (Giuda 9; Apoc. 12:7).

Gli angeli sembrano essere simili ai cherubini e serafini, perché tutti esseri spirituali e celesti, ma sono nello stesso tempo da essi distinti per il diverso ruolo o funzione svolta di fronte a Dio.

Alcuni giudizi di Dio, come peste e mortalità, sono inflitti agli uomini dagli angeli (2 Samuele 24:16; 2 Re 19:35). Gli angeli sono accampati attorno a quelli che temono il Signore e confidano in Lui per liberarli e custodirli (Salmo 34:7; 91:1,11,12; 2 Re 6:17; Daniele 6:22; Atti 12:7-11), e sono mandati a servire (Matteo 4:11; Luca 22:42-44; Ebrei 1:4).

Gli angeli svolgono una parte importante nella vita di Gesù:

- annunciano il suo concepimento e parto (Matteo 1:20-21);
- annunciano la sua nascita ai pastori (Luca 2:8-12);
- dopo il suo digiuno e tentazione nel deserto lo servono (Matteo 28:5-7);
- alla sua ascensione al cielo due angeli annunciano il suo ritorno (Atti 1:9-11);
- accompagneranno Gesù al suo ritorno (Matteo 16:27).

Per nessuna ragione dobbiamo rendere alcun culto agli angeli (Apoc. 19:10; 2:8,9; Colossesi 2:18-19), tanto più che i santi un giorno giudicheranno gli angeli (1 Corinzi 6:3).

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Angelo dell'Eterno

Ogni angelo mandato da Dio per compiere una particolare missione può essere chiamato angelo dell'Eterno (2 Samuele 24:16; 1 Re 19:5-7).
Quando però la Scrittura nell'Antico Testamento parla dell'Angelo dell'Eterno non si tratta di un semplice angelo mandato da Dio, ma di una vera teofania, cioè di una manifestazione di Dio stesso, in cui l'Angelo dell'Eterno si presenta come distinto e uno con l'Eterno (Genes 16:7-14; 18:10,13-14,33; 22:11,12,15,16; 31:11-13; Esodo 3:2-6; Giosuè 5:13-15; 6:2; Giudici 6:11-24; 13:3-20; Zaccaria 1:10-13; 3:1,2).

L'Angelo dell'Eteerno rivela la faccia di Dio (Genesi 32:30) e il Nome dell'Eterno è in lui (Esodo 23:21). Il suo nome è meraviglioso (Giudici 13:18).

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Anno sabatico

-shabbâth shabbâthôwn (Levitico 25:4), che significa sabato di completo riposo, perchè la terra doveva essere lasciata in completo riposo: non si doveva coltivare la terra, nè seminare il campo, nè potare la vigna;

- shenâh shabbâthôwn (Levitico 25:5), che significa anno di completo riposo, perché il riposo doveva essere esteso a tutto l'anno; non si doveva nepppure mietere quello che nasceva spontaneamente o vendemmiare l'uva che la vigna non potata poteva produrre;

- shenâh hashshemittâh (Deut. 15:9), che significa anno di remissione , perché in questo anno tutti i debiti erano rimessi;

- shenâh hashsheba' (Deut. 15:9), che significa settimo anno perché celebrato ogni sette anni.

Per cui ogni sette anni si doveva lasciare la terra in completo riposo per un anno intero (Esodo 23:11; Levitico 25:1-5), in cui non si doveva coltivare la terre (Esodo 23:11), nè seminare il campo, nè potare la vigna (Levitico 25:4), nè mietere quello che nasceva spontaneamente dal seme caduto nella raccolta o vendemmiare l'uva che la vigna non potata produceva (Levitico 25:5); ovviamente anche i servi potevano godere di questo anno di riposo, perchè erano esonerati dal lavoro dei campi.

Questo anno di riposo per la terra aveva inizio dopo la festa delle capanne o della raccolta, nel settimo mese (Ethanim o Tishri), al termine quindi della raccolta dei frutti della terra. Ciò che la terra produceva spontaneamente in quest'anno era a libera disposizione di tutti, del padrone, dei suoi servi e operai, dei forestieri, degli animali domestici e delle bestie dei campi (Esodo 23:11; Levitico 25:6-7).

Dio stesso avrebbe reso possibile osservare il riposo del settimo anno, perché avrebbe concesso un abbondante raccolto il sesto ano (Levitico 25:20-21). Nell'anno sabatico dovevano pure essere rimessi i debiti contratti attraverso prestiti; il pagamento dei debiti poteva essere richiesto unicamente allo straniero (Deut. 15:1-4).

Inoltre, alla festa delle capanne dell' anno sabatico i sacerdoti avrebbero dovuto leggere la legge nel luogo da Dio scelto (tempio di Gerusalemme), davanti a tutto Israele, compresi uomini, donne, bambini e stranieri, perché potessero tutti udire e imparare a temere l'Eterno e impegnarsi a metterla in pratica (Deut. 31:10-13).

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Antropomorfismo

L'attribuzione di caratteristiche e qualità umane ad esseri animati o inanimati o a fenomeni naturali o soprannaturali, in particolare divinità.

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Anziano

In ebraico è zâkên e in greco presbuteros. Nell'antichità i libri erano una rarità e gli anziani erano i depositari delle leggi, delle tradizioni e della storia passata. Presso gli Ebrei e altre nazioni antiche ( e tuttora presso popolazioni agricole e pastorali) la persona anziana era sinonimo di esperienza, conoscenza e saggezza, e ad essa si prestava grande onore e rispetto (Levitico 19:32; Giobbe 12:12; Proverbi 16:31). Per questa ragione, da tempo immemorabile, gli anziani venivano scelti per coprire posizioni di responsabilità e guida nelle comunità; il nome "anziano" fu sovente usato per designare lo stesso ufficio che essi coprivano.

Nell'Antico Testamento il termine "anziano" era applicato a vari uffici e cariche. Così erano chiamati "anziani" i funzionari di stato d'Egitto (Genesi 50:7) e i capi della servitù della casa di Davide (2 Samuele 12:17).

A capo delle varie tribù e divisioni tribali d'Israele (cla e famiglie) c'erano dei capi o "anziani", che erano tali per diritto di primogenitura. Essi regolavano le relazioni fra le tribù e clan, punivano le offese ed i delitti e amministravano la legge e la giustizia. Mosè e Aaronne, appena giunti in Egitto, radunarono gli anziani d'Israele, per annunziare loro la missione ricevuta dal Signore di liberare il popolo d'Israele dalla schiavitù d'Egitto, e con essi affrontarono la prima volta il Faraone (Esodo 3:16,18; 4:29). Tramite gli anziani, Mosè faceva conoscere la popolo i comandi e la legge del Signore (Esodo 19:7; Deut. 31:9). Gli anziani d'Israele erano accanto a MOsè, quando egli percosse la roccia in Horeb (Esodo 17:5-6). Settanta anziani accompagnarono Mosè sul monte Sinai (Esodo 24:1), e settanta furono incaricati di portare il peso del popolo con Mosè (Numeri 11:16-17).

Entrando in Canaan, dovevano essere gli anziani a sorvegliare sull'esecuzione di certe leggi e norme (Giosuè 20:4; Giudici 8:16; Ruth 4:2). Nei Salmi e nei Profeti gli anziani sono presentati come una classe a sè, che ricopriva una particolare carica e occupava una speciale posizione (Salmo 107:32;  Lamentazioni 2:10; Ezechiele 14:1).

Dopo il ritorno dall'esilio, il ruolo degli anziani assunse un significato e un potere ancora più grande. Ad ogni sinagoga era associato un governo di anziani. I capi della sinagoga e gli anziani del popolo divennero sostanzialmente la stessa cosa, e fu per loro facile elaborare ed introdurre in mezzo al popolo tradizioni di vario genere (Matteo 15:1; Marco 7:5). Un certo numero di questi anziani formavano il Sinedrio.

Nel Nuovo Testamento troviamo gli anziani (presbuteros) associati ai capi dei sacerdoti (Matteo 21:23), e agli scribi (Matteo 16:21) o allo stesso Sinedrio (Marco 26:59), sempre attivi nella direzione e nella conduzione degli affari pubblici.

Nella chiesa apostolica, troviamo gli anziani che sono chiamati presbiteri (in greco presbuteros ) o vescovi (in greco episcopos). Sembra che gli anziani cominciarono ad assumere particolare ruolo ed importanza nella comunità cristiana primitiva in seguito alla grande persecuzione contro la chiesa di Gerusalemme, che portò alla dispersione dei credenti (Atti 8:1).

Assieme agli apostoli, gli anziani trattarono il problema della circoncisione dei gentili nella conferenza di Gerusalemme (Atti 15:6-21) e mandarono una delegazione ad Antiochia e ad altre chiese per comunicare la decisione presa a Gerusalemme (Atti 15:22-23).

Sembra quindi che gli "anziani" della chiesa apostolica fossero "pastori" (Efesi 4:11) e i "vescovi" o "soprintendenti" (Atti 20:28; Tito 1:7-9), che erano le guide o responsabili del gregge (Tito 1:5; Ebrei 13:7; 1 Tessalonicesi 5:12); Pietro stesso (un apostolo) si definisce anziano con gli anziani (1 Piatro 5:1-3).

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Apice

Questo termine, in greco Keraia, significa piccolo corno, punta, vertice. Era usato dai grammatici greci per indicare gli axccenti e i segni diacritici. In Matteo 5:18 e Luca 16:17 significa le piccole linee o estensioni di alcune lettere ebraiche che le rendono diverse e distinte da altre.

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Apocrifo

(dal greco apokryphos, "occulto, nascosto, segreto"). Designa uno scritto della letteratura religiosa giudaica e cristiana spesso falsamente attribuito a un personaggio biblico, non accolto nel canone delle Scritture cristiane (quelli dell'AT, che vanno fino al II sec. d. C., vengono chiamati anche Pseudoepigrapha dalle Chiese della Riforma). Tra gli apocrifi dell'AT ci sono ad esempio il Libro di Enoc, gli Oracoli Sibillini, ecc. Tra quelli del NT (dal II al V sec. d. C.) si contano i vangeli apocrifi (riportano tradizioni popolari e alcuni riflettono polemiche dottrinali; i più noti sono il vangelo degli Ebrei, di Pietro, di Tommaso, di Giacomo), gli Atti apocrifi, le Apocalissi apocrife.

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Apollion

In greco Apolluon , e significa distruttore (Apoc. 9:11).

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Apostolo

Inviato avanti, messaggero, ambasciatore (Giov. 13:16). Uno degli uomimi scelti da Gesù per essere testimone oculare degli avvenimenti della sua vita, vederlo dopo la resurrezione e testimoniare di Lui (Matteo 10:2-42; Atti 1:21,22; 1 Cor. 9:1).
Gesù li scelse successivamente l'uno dopo l'altro agli inizi della sua carriera. Furono dapprima Andrea e suo fratello Simone, meglio noto come Simon Pietro (Matteo 4:18-20; 10:2; Marco 1:16-18; Luca 6:14). Quindi Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo (Matteo 4:21-22; 10:2; Marco 1:19-20; Luca 6:14); poi Filippo e Natanaele, chiamato anche Bartolomeo (Giov. 1:43-51); Matteo chiamato anche Levi (Matteo 9:9-13; Marco 2:14-17; Luca 5:27-32); Tommaso; Giacomo figlio di Alfeo; Simone Zelota, chiamato anche il Cananeo; Giuda figlio o fratello forse di Giacomo; Giuda l'Iscariota (Matteo 10:1-4; Marco 3:16-19; Luca 6:13-16; Atti 1:13). Essi hanno posto il fondamento della Chiesa (Efesi 2:20; Giuda 17) e in avvenire, parteciperanno al giudizio contro le dodici tribù d'Israele (Matteo 19:28). Alcuni eminenti cristiani furono chiamati apostoli (Atti 14:14).

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Arabah

(lett. deserto) è la grande valle o depressione che va dal Mar Morto al golfo di Aqaba (Akabah) nel Mar Rosso. Più propriamente è l'intera valle o depressione che va dal monte Hermon fino al Mar Rosso (Deut. 1:1).

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Aramaico

Il termine in se stesso significa la lingua di Aram (degli Aramei) o di Mesopotamia, che non è altro che la forma greca dell'espressione ebraica Aram, Naharaim, e cioè, Aram tra i due fiumi (genesi 24:10; FDeut. 23:4; Giudici 3:8.

I Greci diedero ad Aram il monte di Siria, che è un'abbreviazione di Assiria.

L'aramaico appartiene al ramo occidentale delle lingue semitiche, insieme al cananeo, fenicio, ebraico e altre lingue minori.

L'aramaico fu diffuso dagli Aramei a partire dal XIII sec. a.C. e si propagò in tutto il Medio Oriente, divenendo la lingua commerciale più usata. Labano stesso, almeno occasionalmente, usò l'aramaico (Genesi 31:47).

L'aramaico è molto simile all'ebraico e la sua scrittura, come quella ebraica e araba, è di origine fenicia. I testi letterali più antichi giunti fino a noi in aramaico sono quelli contenuti nell'Antico Testamento, e precisamente: Esdra 4:8-6:18; 7:12-26; Daniele 2:4-7,28; Geremia 10:11 e l'espressione "Jegar-Sahadutha" di Genesi 31:47.

In seguito alle conquiste di Alessandro Magno, l'aramaico decadde come lingua letteraria e venne sostituito dal greco. Continuò invece ad essere usato come lingua commerciale e diplomatica, nonostante il suo frantumarsi in varie lingue e dialetti locali. Così in Siria si ebbero il nabateo e il palmireno , in Palestina il samaritano, l'aramaico giudaico, il galileo e l'aramaico cristiano.

In seguito alla conquista arabo-musulmana l'aramaico perse il predominio come lingua diplomatica e commerciale e fu sostituito dall'arabo. L'aramaico continuò ad essere parlato localmente, ma andò perdendo sempre più terreno a favore dell'arabo, fino a ridursi in piccoli nuclei di popolazioni siriane e irachene che attualmente lo usano come dialetto.

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Arca

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Ariel

(lett. leone di Dio, altare di Dio). Era uno dei capi mandati da Esdra per chiedere a Iddo degli uomini che potessero fare il servizio nella casa di Dio (Esdra 8:16-17).

E' anche il nome simbolico usato da Isaia per Gerusalemme (Isaia 29:1).

Ezechiele chiama "Ariel" l'altare degli olocausti nel nuovo tempio di Gerusalemme (Ezechiele 43:15-17).

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Armagheddon o Har Magheddon

Apocalisse 16:16 è il monte meghiddo, che si trova vicino alla città di Meghiddo, posta all'inizio della pianura di Esdrelon. Meghiddo viene dalla radice gadad , che significa strage, massacro.

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Arpad

Una città ripetutamente associata ad Hamath e da cui non doveva quindi essere molto distante (2 Re 18:34; 19:13; Isaia 10:9; Geremia 49:23). Era una località di considerevole importanza e fu frequentemente esposta alle invasioni assire. E' stata identificata con Tell Erfad a 21 Km ca. a nord di Aleppo.

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Ascer

Felice (Genesi 30:13) Fu il secondo figlio che Zilpah, serva di Lea, partorì a Giacobbe.

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Ascerah

Plurale Asceroth Ascerim. Vedi Ashtaroth

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Ashtaroth

(plur. di Ashtoreth), una divinità femminile che assunse varinoi e connotazioni, in riferimento a tempi e luoghi diversi. Tra i Fenici era chiamata Ashtoreth ed era venerata a Sidone (1 Re 11:5,33; 2 Re 23:13). Tra i Cananei era chiamata Ascerah (plur.Asheroth, Ascerim) e rappresentava la consorte di El (padre di Baal), la più alta divinità cananea. In Babilonia era chiamata Ishtar e in Aram Athart. Dai greci era chiamata Astarte o Afrodite, e dai Romani Venere. A seconda dei posti era considerata la dea dell'amore sensuale, della maternità e della fertilità (Babilonesi), la dea della guerra e del sesso (Cananei), e la dea dell'amore erotico (Greci e Romani).

Il culto di questa divinità era associato alla prostituzione (religiosa) e a pratiche oscene ed immorali (1 Re 14:24; 2 Re 23:7). Gli Israeliti furono adescati dal culto di questa divinità dopo la morte di Giosuè (Giudici 2:13). Salomone stesso cadde in questo laccio e peccato (1 Re 11:5; 2 Re 23:13).

In Canaan c'era la tendenza ad usare la forma plurale della divinità invece del singolare (e così Ashtaroth invece di Ashtoreth e Asceroth o Ascerim invece di Asherah), per indicare le varie manifestazioni o rappresentazioni di questa divinità.

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Asiarchi

Funzionari delle provincie asiatiche (appartenenti all'impero romano), scelti dalle classi più ricche per presiedere, a loro spese, le annuali festività e gare celebrate in onore degli dèi e dell'imperatore (Atti 19:31).

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Assiria

(in ebraico 'Ashshur, in accadico Ashshur, in greco Assyria e in italiano Assiria).

In origine era un paese relativamente piccolo, posto fra il fiume Tigri e lo Zab e che confinava a nord e all'est con i monti della Media e dell'Armenia, e a sud con il regno di Babilonia. Il fiume Zab non segnò mai un confine definitivo e stabile tra Assiria e Babilonia. I confini politici ondeggiavano avanti e indietro in base alla crescita o diminuzione del rispettivo potere politico e militare. La sola città assira ad ovest del Tigri era Assur, l'antica capitale, da cui prese il nome tutto il paese.

Etnicamente a popolazione dell'Assiria apparteneva alla grande razza semitica. Probabilmente il primo nucleo iniziale fu costituito da coloni provenienti da Babilonia, che si erano già mescolati con i Sumeri, i primi abitanti del luogo. Gli Assiri continuarono questo processo di mescolanza con altri popoli invasori da Elam e dall'Arabia.

Dal 1950 al 1850 ca. a.C. l'Assiria fu sottoposta a Babilonia.

Nel periodo 1341-1232 a.C. vi furono spedizioni assire in tutte le direzioni, e sotto Shalmaneser I (1280-1260 a.C.) fu costruita Calach (Kaòhu), sua capitale. La caduta del regno degli Ittiti indebolì l'Assiria a vantaggio d Babilonia.

L'Assiria di risllevò più tardi, raggiungendo il culmine della sua potenza sotto Tiglath-Pileser (1115-1102 ca. a.C.), che controllava tutte le grandi strade dell'Asia occidentale. Dopo questo la potenza assira cadde in declino e questo permise a Davide e a Salomone di allargare i confini del loro regno.

Il primo re assiro ad entrare in contatto con gli Israeliti fu Shalamaneser III (825-820 a.C.), che diresse personalmente tutte le spedizioni di guerra. Nel 854 a.C. egli combattè contro la coalizione di Ben-Hadad di Damasco e di Achab, re d'Israele, a Karbar sull'Oronte. Nell'anno 842 a.C. sconfisse Hazael, ma non potè prendere Damasco. Dopo il declino della dinastia di Assur-banipal, Nabopolassar, re di Babilonia, e Ciassarre, re dei Medi, attaccarono Ninive nel 612 a.C., e la distrussero.

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Assuero

(in ebraico Ahashvêrôsh); è la forma ebraica del nome persiano Khshayarshan, reso in greco Xerses e in italiano con Serse.

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Atemporale

Che è fuori dal tempo, che trascende il tempo, che non tiene conto del mondo che ci circonda.

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Atmosfera

Involucro di gas e vapori che circonda la terra (Genesi 1)

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Aven

(Lett. nullità,vanità, idolo).

E' la città egiziana, situata nel basso Egitto, chiamata dai greci Eliopoli, e con tutta probabilità scelta intenzionalmente da Ezechiele (Ez. 30:17) come tipica città idolatra. Eliopoli (lett. città del sole) infatti era da tempi remotissimi uno dei più importanti centri in Egitto per l'adorazione del sole; in essa c'era un tempio famoso e viveva una casta sacerdotale erudita.

Osea chiama Bethel (lett. casa di DioBeth-Aven (lett. casa di idoli) (Osea 10:5), per indicare che Bethel non era più un luogo di adorazione del Dio vivente e vero d'Israele, perchè sin dai tempi di Geroboamo, il primo re d'Israele (1 Re 12:25-32), era divenuto un centro di adorazione di idoli che sono una nullità e vanità.

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B

Baal

(plur. Baalim; lett. signore, padrone). Divinità deiCananei e dei Fenici. Baal era anche chiamato figlio di Dragone, un antica divinità di Canaan e della Mesopotamia, associata all'agricoltura. Baal era perciò ritenuto il dio della fertilità dei campi e del bestiame, ed anche il dio della pioggia, necessaria per un abbondante raccolto.

In Israele il culto a Baal si sviluppò in tre stadi:

  1. Essi cominciarono a mettere Baal al secondo posto dopo l'Eterno.
  2. Considerarono l'Eterno come un super-Baal.
  3. Finirono per abbassare l'Eterno al livello di Baal e giunsero quindi a dimenticare e abbandonare completamente l'Eterno.
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Baal-Berith

(Lett. signore del patto, cioè, il dio che stabilisce un patto con i suoi adoratori). Era il titolo sotto cui gli Israeliti davano un culto a Baal a Sichem dopo la morte di Gedeone (Giudici 8:33).

Questa divinità era pure chiamata El-Berith, e cioè, il dio del patto (Giudici 9:46).

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Baal-Hamon

(Lett. signore di una moltitudine). E' il luogo ove Salomone aveva una vigna (Cantico de'Cantici 8:11), che egli affidò a dei guardiani.

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Baal-Peratsim

(Lett. Signore nell'aprire i varchi). Località nei pressi della valle di Refaim (2 Samuele 5:18-20).

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Baal-Zebub

La rappresentazione o forma di Baal adorato nella città filistea di Ekron (2 Re 1:2-3,6,16). Baal Zebub significa principe o signore delle mosche.

Esso fu consultato anche da Achaziah, re d'Israele (2 Re 1:2-16). Nel Nuovo Testamento questo ome è reso con Beelzebub ed era usato per indicare il principe dei demoni (Matteo 12:24).

Il culto a Baal-Zebub doveva avere qualcosa di veramente diabolico, se questo nome era considerato sinonimo di satana stesso (Matteo 12:24).

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Babele

In ebraico è Bâbel e significa confusione. Ha riferimento alla confusione delle lingue alla torre di Babele (Genesi 11:9).

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Babilonia

(in ebraico Babel , e significa confusione; in accadico è Babilu e significa porta di Dio. Il termine ebraico deriva dalla radice bâlal, che significa straripare, mischiare).

Babilonia (Babele) è menzionata la prima volta in Genesi 10:10 assieme ad Erek. Akkad e Kalneh, che formano l'inizio del regno di Nimrod.

A Babilonia sidiede inizio alla costruzione della torre di Babele e in seguito a questo, Dio confuse le lingue degli uomini (Genesi 11:1-9). Sotto Hammurabi la città divenne il centro politico e religioso di tutta la regione, ma giunse all'apogeo della gloria solo nel sec. VI a.C. sotto Nebukadnetsar, il quale l'ingrandì e l'abbellì, rendndola così la capitale più grande e più bella del tempo.

Secondo Erodoto, che l'avrebbe visitata nel 443 ca. a.c., Babilonia aveva la forma di un quadrato di quasi 23 km per lato. La città era circondata da un doppio muro di cinta, con all'esterno un profondo fossato. Erodoto dice ancora che le mura avevano uno spessore di 50 cubiti (ca. 25 m.) ed erao alte 200 cubiti (ca. 100 mt). C'erano un centinaio di porte di bronzzo, venticinque per ogni lato. Da queste porte partivano larghe strade perpendicolari alle mura che si intersecavano ad angolo retto, dividendo così la città in quadrati uguali. L'Eufrate scorreva al centro della città, dividendola così in due.

Nonostante la grandezza, il fasto e la potenza di Babilonia, questa città cadde nelle mani di Ciro e da allora in poi iniziò la sua decadenza. Tutte le profezie bibliche su Babilonia si sono avverate (Isaia 13; 14:1-23; 21:1-10; 46:1-2; 47:1-3; Geremia 1:51). Geremia dice che Babilonia sarebbe diventata un ammasso di rovine (Geremia 51:37) e questo si è avverato alla lettera.

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Balaam

Distruzione di un popolo. (Numeri 22:7).

Figlio di Beor, originario di Phetor sull'Eufrate (Deutaronomio 23:4);un indovino impiegato da re Balak per maledire Israele (Numeri 2-24). Cercò di allontanare gli Israeliti da Jahweh (Numeri 31) e fu da loro ucciso.

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Balak

Distruttore, dissipatore (Numeri 22:2). Assoldò Balaam per maledire gli Israeliti (Giudici 11:25).

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Balsami

Questo termine, che in ebraico è bâkâ', letteralmente significa piangente

In 1 Samuele 5:23-24 e in 1 Cronache 14:14-15 si riferisce ad un albero che viene chiamato piangente, perchè trasuda un gomma odorifera.

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Bath-Sceba

Figlia del giuramento (2 Samuele 11:3). Moglie di Uria l'Hitteo (un soldato dell'esercito di Davide), con la quale Davide commise adulterio. Dopo l'assasinio di Uria, divenne moglie dello stesso Davide, da cui ebbe quattro figli, dopo la morte del primo figlio. Due di questi furono Nathan e Salomone (2 Samuele 5:14; 1 Cronache 3:5).

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Bato

Unità di misura per liquidi equivalente a circa 35 lt. (Luca 16:6; 2 Cronache 2:10; Isaia 5:10).

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Bdellio

Resina odorosa. Annoverata anche tra le pietre preziose (Genesi 2:12; Numeri 11:7).

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Beelzebub

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Beer- Sceba

Il pozzo del giuramento (Genesi 21:31; 1 Re 19:3).

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Behemoth

E' la forma plurale di behêmâh e significa grande bestia. Questo termine nella Bibbia appare una sola volta in Giobbe 40:15. Solitamente è reso con ippopotamo (come nella Luzzi), o con elefante (come nella Diodati) ma dalla descrizione in Giobbe 40.15-24 questo è abbastanza assurdo.

Potrebbe trattarsi di un dinosauro estinto, forse un Diplodocus e Brachiosaurus, l'esatto significato è sconosciuto.

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Beka

Significa metà; era un'unità di peso ebraico del valore di mezzo siclo; era il prezzo di riscatto di ogni uomo maschio dai vent'anni in su, ed equivaleva a una didramma (Esodo 38:26).

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Bel

(In ebraico Bêl). Un altro nome per Marduck, la più importante divinità di Babilonia (Geremia 51:44). Bel è l'equivalente di Baal la divinità dei Cananei e dei Fenici.

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Belial

(In ebraico Belîya'al). E' un nome composto da: belîy ( che significa niente, nulla) e yâ'al (che significa buono, utile).

Il significato letterale di Belial è quindi: buono a nulla, di nessun valore, malvagio, perverso.

Questo termine ricorre ben 27 volte nell'Antico Testamento. Nella Diodati, ad es. Belial è variamente tradotto con: uomo o uomini da nulla, uomini perversi, gente perversa, scellerati, ecc. In seguito Belial divenne un nome proprio di satana, il principe del male (2 Corinzi 6:15).

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Belshatsar

(lett. che Bel protegga il re). Secondo gli archivi babilonesi del suo tempo, Belshatsar era il figlio maggiore di Nabonide e divenne coreggente col padre il terzo anno del regno di Nabonide (553 a.C.), rimanendo in tale carica fino alla caduta di Babilonia per opera di Ciro (539 a.C.).

Per questa ragione a Daniele egli potè offrire il terzo posto del regno e non il secondo, perché occupato personalmente da lui stesso (Daniele 5:16).

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Beltshatsar

(lett. che egli protegga la sua vita). E' il nome che il capo degli eunuchi di Babilonia pose a Daniele (Daniele 1:3-7). La divinità che avrebbe dovuto proteggere Daniele a Babilonia era il dio stesso del re Nebukadnetsar (Daniele 4:8).

Di fatto Daniele a Babilonia mostrò sempre una fede ferma e coraggiosa, primva di alcun compromesso, nel Dio vivente d'Israele.

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Ben-Ammi

Figlio del mio popolo (Genesi 19:38).

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Ben-Oni

Figlio dei dolori (Genesi 35:18).

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Beniamino

Figlio della destra (Genesi 35:18).

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Betesda

(in greco Bethesda). Significa casa di misericordia. Era una piscina alimentata da una sorgente d'acqua e con accanto cinque portici che davano riparo ai malati. Si pensa che questa piscina sia stata riportata alla luce da scavi eseguiti nel 1888 vicino alla chiesa di S.Anna nel quartiere Bezetha di Gerusalemme, in prossimità della Porta delle pecore e della Torre Antonia.

Anche se le acque di questa piscina potevano guarire ogni genere di malati (ciechi, zoppi, paralitici), di fatto veniva guarito un malato per volta, e precisamente il primo che scendeva nella piscina, ogni volta che l'angelo agitava l'acqua (Giovanni 5:2-4).

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Beth-Aven

(lett. casa di idoli, di nullità, di vanità). Era un luogo situato nella regione montuosa di Beniamino a est da Bethel (Giosuè 7:2), ad ovest di Mikmash (1 Samuele 13:5) e in prossimità di un deserto (Giosuè 18:12).

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Beth-Eden

(lett. casa di delizie). A Beth-eden fa riferimento Amos (Amos 1:5) nel contesto del giudizio divino sui popoli vicini a Giuda e Israele. Probabilmente Amos si rifeerisce alla residenza estiva del re di Damasco, da cui Dio sterminerà il re.

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Beth-Haetsel

(lett. casa del lato o casa vicina). Una città a cui fa riferimento Michea (Michea 1:11), che si trova nel sud di Giuda, ora identificata con Deir e l'Asal, a 3 km ca. da Tell Beit Mirsim.

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Bethel

Casa di Dio (Genesi 12:8).

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Betsaleel

All'ombra o protezione di Dio (Esodo 31:2).

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Bikath-Aven

(lett. valle di Aven; aven significa nullità, vanità, idolo). Località a cui fa riferimento Amos (Amos 1:5), che alcuni ritengono essere la pianura di Baalbeck, un antico centro d culti di Baal. Altri pensano si tratti di rvaniyeh, presso Jerud, sulla strada di Palmira.

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Boaz

(lett. forza). Un ricco uomo di Betlemme, un parente stretto del marito di Ruth la moabita. Egli onorò la memoria del defunto sposandone la vedova Ruth e divenendo cos' antenato di Davide e di Cristo (Ruth 2-4; Matteo 1:5). La colonna di bronzo posta a sinistra nel portico o atrio del tempio di Salomone, sichiamava pure Boaz, mentre la colonna di destra si chiamava Jakin (1 Re 7:15-21).

E' stato dimostrato che i nomi di queste due colonne rappresentavano le iniziali di oracoli dinastici, che erano incisi su di esse. La formula incisa sulla colonna Boaz poteva essere: "In Jehovah è la forza del re". Quellaincisa sulla colonna Jakin invece:"Jehovah renderà il tuo trono stabile per sempre.

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Bokim

Coloro che piangono (Giudici 2:5).

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Braccia

Unità di misura di lunghezza di due braccia distese (serviva come misura di profondità), equivalente a circa mt. 1,80 (Atti 27:28).

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C

Calendario Ebraico

Sequenza civile   Sequenza sacra    Nomi ebraici            Nomi equivalenti moderni     

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

7

8

9

10

11

12

1

2

3

4

5

6

Ethanim o Tishri*

Bul o Marsceshvan*

Kislev

Tebeth

Scebat

Adar

Abib o Nisan

Ziv o Jair*

Sivan

Tammuz*

Ab*

Elul

Settembre-Ottobre

Ottobre-Novembre

Novembre-Dicembre

Dicembre-Gennaio

Gennaio-Febbraio

Febbraio-Marzo

Marzo-Aprile

Aprile-Maggio

Maggio-Giugno

Giugno-Luglio

Luglio-Agosto

Agosto-Settembre

I nomi dei mesi ebraici contrassegnati con l'asterisco* non si trovano nella Bibbia


Il nome per mese in ebraico era hôdesh, che significa luna nuova. I mesi ebraici, almeno cominciando nel periodo dopo l'esilio, erano lunari e iniziavano con la nuova luna come era vista ad occhio nudo. Così la lunghezza del mese lunare dipendeva dal giorno in cui la luna veniva annunciata da parte del Sinedrio; questo rendeva il mese di 29 o 30 giorni. Come regola in un anno capitavano non meno di quattro e non più di otto mesi interi (di 30 giorni).

Quando poi nell'ultimo mese di Adar appariva chiaro che la Pasqua, che doveva capitare nel mese seguente (Nisan o Abib), sarebbe capitata prima della mietitura, si aggiungeva un intero nuovo mese tra Adar e Nisan, chiamato in ebraico "Adar-Sceni" e cioè "secondo Adar".

Solitamente l'anno ebraico risultava avere 354 giorni (invece dei 365 giorni del nostro anno), per cui ogni tre anni si aggiungesa un mese extra di 29 giorni, per far combaciare il calendario lunare con l'anno solare.

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Cammin di sabato

Equivaleva ad un Kilometro circa (Atti 1:12).

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Canna

Unità di misura di  lunghezza, equivalente a 6 cubiti e quindi circa 3 metri (Ezechiele 40:5).

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Canone

(dal greco kanòn, "canna, regola"). Il canone è l'elenco delle S.Scritture cristiane. Un libro canonico fa parte della Bibbia, a differenza di un libro apocrifo.

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Cantico de'Cantici

Autore:Salomone

Data di redazione: All'inizio del regno di Salomone, probabilmente intorno al 965 a.C.

Tema: L'amore

Questo libro descrive l'amore vero e puro di due fidanzati, evidenziando il livello elevato di tale sentimento in opposizione alle false restrizioni dell'ascetismo e agli eccessi della lussuria. Il Cantico de' Cantici è suscettibile d'una triplice interpretazione:

1. una viva descrizione dell'amore di Salomone per la giovane Sulamita;

2. una rivelazione per immagini dell'amore di Dio per il popolo del suo patto, Israele, del quale si proclama lo Sposo (Isaia 54:5-6; Geremia 2:2; Ezech. 16:8-14, 20-21.32,38; Osea 2:16,18-20)

3. un'allegoria che illustra l'amore di Cristo per la Chiesa, la sua Sposa celeste (2 Corinzi 11:1-2; Efesi 5:25-32), il popolo di Di sotto il nuovo patto.

Il nome Cantico de' Cantici è giustificato dal fatto che questo libro contiene un certo numero di poemi lirici. Questi cantici non evocano una storia compiuta; tuttavia è stato possibile scoprirne la trama raggruppando alcuni dettagli tratti dai vari dialoghi e dagli incisi del testo.

In questo libro, relativamente breve, sono presenti una quindicina di riferimenti d'ordine geografico e molte espressioni leggiadre che dipingono la grazia della femminilità e la bellezza della natura.

Il libro si può suddividere in tredici cantici.

Tratto dalle note di Scofield alla Sacra Bibbia

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Chenice

Una misura per cereali e aridi, equivalente ad un litro circa (Apocalisse 6:6).

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Cherubini

In ebraico è kerūub, plurale kerūbîm. Non è tanto l'etimologia quanto l'uso e il contesto dell Scritture che può indicare qualcosa del significato e del ruolo o funzione dei cherubini.

Dopo il peccato dei nostri primogenitori troviamo per la prima volta i cherubini ad oriente del giardino dell'Eden, per custodire con una spada fiammeggiante la via dell0albero della vita (Genesi 3:24).

Se ne parla quindi in relazione alla costruzione dell'arca per il tabernacolo, quando Mosè riceve da Dio istruzione di fare due cherubini d'oro da mettere alle due estremità del propiziatorio, posti a faccia a faccia con gli occhi rivolti sul propiziatorio e con le loro ali spiegate sopra il propiziatorio (Esodo 25:18-20; 35:7-9). Sui teli che ricoprivano le pareti interne e il soffitto del tabernacolo erano pure ricamati dei cherubini (Esodo 26:1), e così era sul velo che separava il luogo santo dal luogo santissimo (Esodo 26:31-33).

I cherubini posti da Salomone nel luogo santissimo del tempio erano di legno d'ulivo ricoperti d'oro e misuravano 10 cuniti di altezza (5 metri ca.) (1 Re 6:23-28). Salomone fece pure scolpire su tutte le pareti del tempio figure di cherubini assieme a palme e fiori sbocciati (1 Re 6:29). Davide ritrae l'Eterno a cavallo di un cherubino (Salmo 18:10; 2 Samuelel 22:11).

Ezechiele ha in due tempi diversi una visione di cherubini che avevano ognuno quattro ali e quattro facce ( di uomo, di leone, di bue e di aquila) e che portavano il trono dell'Eterno (Ezechiele 1:5-11; 10:1,14).

Nell'Apocalisse Giovanni dice che in mezzo al trono e attorno al trono c'erano quattro esseri viventi dalle facce dimili a quelle viste da Ezechiel (Apoc. 4:6,7).

I cherubini, anche se creature celesti, oltre che essere associati alla gloria e santità di Dio (Ezechiele 1:26,28; 10:1,4; Apoc. 4:8), hanno la funzione di impedire che l'uomo peccatore si avvicini a Dio, perchè santo e sorgente di vita (Genesi 3:24; Esodo 26: 31-33).

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Chiesa

Dal greco ekklesía, lett. assemblea , dal verboek kaleô che significa chiamare fuori da.

Negli stati greci si chiamava così l'assemblea dei cittadini, convocata dall'araldo per la discussione e decisione di affari pubblici (cfr. l'assemblea tumultuosa di Efeso Atti 19:32-41). I LXX traducono con la parola ekklesía l'ebr.Kāhāl che designa la radunanza o la congregazione di Israele. E' anche in questo senso che Stefano parla della "assemblea" nel deserto (Atti 7:38). In Matteo 16:18 Gesù usa per la prima volta la parola Chiesa che verrà poi di uso corrente nel Nuovo testamento. Notiamo tutta via che questo termine non indica mai un edificio nè un luogo di culto, come purtroppo succede oggi.

La Chiesa è l'insieme di quelli che hanno accettato la salvezza in Cristo e sono stati suggellati dallo Spirito Santo (Atti 2:47; 11:26; Rom. 8:9; Efesi 1:13; 2:19). Cristo è il fondamento e il capo della Chiesa, che è il suo corpo. Egli è anche la pietra angolare di tale edificio spirituale ( 1 Cor. 3:11; Efesi 5:23; 1 Pietro 2:4-8; cfr. Matteo 16:18). Lo Spirito Santo dirige la Chiesa (cfr. Atti 13:2) e conferisce ai memebri di essa i doni in vista dell'edificazione comune (1 cor. 12:4-11; 1 Pietro 4:10-11), la chiesa di cristo è una, perchè ha un solo capo, cioè Cristo, un solo Spirito, un solo fondamento (Efesi 4:4-6); ma c'è diversità di ministeri, a somiglianza del corpo umano in cui ogni organo ha una propria morfologia e funzionalità ben definite (1 Cor. 12:12-31). La Chiesa universale, costituita dall'insieme di coloro che sono stati riscattati da Cristo (Atti 20:28) trova la sua espressione nelle chiese locali (1 Cor. 7:17; Apoc. 2:23).

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Cilicio

Abito da lutto, di stoffa grossolana, ruvida e pungente (Salmo 30:11).

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Circoncisione

Consiste nell'asportazione parziale o totale del prepuzio del membro virile. Questa asportazione fra gli Ebrei era compiuta sul bambino con un coltello tagliente, l'ottavo giorno della nascita; anticamente era invece eseguita con un semplice coltello di pietra tagliente o selce (Esodo 4:25; Giosuè 5:2).

 La circoncisione era solitamente compiuta dal padre (Genesi 17:23); ma ogni israelita era autorizzato a farla e, in caso di necessità, poteva compierlaa anche una donna (Esodo 4:25).

La circoncisione era un segno esteriore (Genesi 17:10-14) del patto stabilito da Dio con Abrahamo e con la sua discendenza dopo di lui (Genesi 15), in forza del quale ogni maschio, nato da genitori ebrei o da schiavi comprati con denaro, doveva essere circonciso. Ogni maschio non circonciso doveva essere tagliato fuori dal popolo, per aver violato il patto stabilito da Dio (quindi: o tagliare il prepuzio del maschio, o tagliare fuori il maschio dal popolo di Dio).

La circoncisione per altri popoli poteva voler dire varie cose, ma per il vero israelita significava una piena consacrazione al Signore, e cioè una circoncisione del cuore (Deuteronomio 10:16; 30:6; Geremia 4:4; 9:25-26; Ezechiele 44:7) e una disposizione ad ascoltare e ad ubbidire al suo Dio (Esodo 15:26; 23:21-22).

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Coloquintide

Si tratta probabilmente della Cucurbita o cocomero amaro, è una pianta che appartiene all'ordine delle cucurbitacee (Citrullus colocynthis o Cocumis colocynthis) con il fusto peloso e strisciante e il frutto quasi sferico che ricorda, anche per dimensioni, l'arancia. La polpa del frutto contiene un glucosio tossico ad azione fortemente lassativa.

Sculture di questo frutto furono usate come motivi di decorazione, assieme a fiori sbocciati, sulle pareti interne del tempio (1 Re 6:18). Anche sotto l'orlo del mare di bronzo (o grande conca) c'erano de pile di coloquintide ornamentali fuse con il mare stesso (1 Re 7:24).

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Confessare

Nel Nuovo Testamento questo termine (in greco omologheo) può avere soprattutto due significati.

  1. Ammettere apertamente sia particolari situazioni (come nel caso di Ebrei 11:13), siai propri peccati davanti a Dio (come nel caso di 1 Giovanni 1:9), o pubblicamente (come in Matteo 3:6).
  2. Dichiarare apertamente e solennemente la propria fede in Gesù, il quale a sua volta riconoscerà apertamente tale fede davanti al Padre celeste o agli angeli del cielo (come in Matte 10:32 e in Luca 12:8).

In altri casi significa riconoscere e dichiarare apertamente Gesù: come il Messia, il Cristo (come in Giovanni 9:22 e in 1 Giovanni 2:23), o come il Signore (Romani 10:9-10).

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Confessione

Nel Nuovo Testamento questo termine (in greco omologhia) significa sempre una professione dichiarazione di fede aperta e solenne del Vangelo di Cristo (come in 2 Corinzi 9:13), della speranza del credente (come in Ebrei 10:23) e più spesso di fede nella Parola di Dio (come in 1 Timoteo 6:12-13; Ebrei 3:1; 4:14).

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Conoscere

(in ebraico yâda'). E' uno dei verbi più usati nell'Antico Testamento; si trova nel testo ben 944 volte. Esprine una grande varietà di significati circa vari tipi di conoscenza che uno acquisisce attraverso i sensi.

Yâda'
(reso con conoscere) alle volte è usato in senso eufemistico per indicare relazioni o rapporti sessuali, tanto rapporti sessuali tra uomo e donna (Genesi 4:1; 19:8), come rapporti sessuali tra uomo e uomo, e quindi omosessualità (Genesi 19:5; Giudici 19:22).

E' pure usato nel contesto della conoscenza che uno ha di persone (Genesi 29:5; Esodo 1:8), o della conoscenza che Dio ha di particolari persone (Esodo 33:17), oppure di relazioni personali con Dio () 1 Samuele 2:12; 3:7; per cui le nazioni non conoscono Dio (Geremia 10:25) e alle volte Israele stesso non consce Dio (Geremia 4:22).

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Consolatore

In greco parakletos, e cioè, paraclito (lat. advocatus), avvocato, o chiamato al proprio fianco, e quindi : consolatore, consigliere, aiutante, guida, ecc... La Scrittura assegna questa funzione e ruolo tanto a Gesù che allo Spirito Santo (Giovanni 14:16; 1 Giovanni 2:1), perché usa per entrabi lo stesso termine parakletos.

Mentre era presente fisicamente coi suoi discepoli, Gesù era il loro maestro, aiuto, guida, consolatore, ecc.... Ai suoi discepoli, tristi e abbattuti per la sua passione imminente e la sua dipartita, Gesù promise che avrebbe mandato un altro consolatore (Giovanni 14:16). Così, al presente, lo Spirito Santo è il paraclito o l'avvocato del credente sulla terra, in quanto dimora in lui e lo aiuta in ogni cosa, mentre Cristo è il paraclito o l'avvocato del credente in cielo, in quanto intercede continuamente per lui alla destra del Padre (Romani 8:34; Ebrei 7:25; 1 Giovanni 2:1).

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Convertirsi

Vedi:  Ravvedersi

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Coro o Homer

Unità di misura per liquidi, corrispondente a circa 350 litri (Luca 16:7; Ezechiele 45:14).

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Cristiano

Discepolo del Signore Gesù Cristo. Sembra che fossero dei nemici, piuttosto che degli amici a servirsi per primi di questo nome, dapprima ad Antiochia, verso il 43 d.C. (Atti 11:26). Benchè destinato a divenire universale, questo termine si impose a fatica. Lo si rinviene solo altre due volte nel Nuovo testamento:

  1. Nella bocca di Agrippa II, quando Paolo che predicava il pentimento ed il perdono dei peccati per mezzo di gesù, testimoniò la risurrezione di Cristo (Atti 26:28).
  2. In una lettara di Pietro che incoraggia i fedeli, perseguitati a causa del loro attaccamento a Cristo (1 Pietro 4:16).
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Cristo

E' la traduzione greca di Christos, e della parola ebraica Masîah che significa l'Unto (Giovanni 1:41). Gesù fu unto da Dio, e cioè ripieno di Spirito Santo e di potenza, per compiere efficacemente il mandato che aveva ricevuto dal Padre (Luca 4:18-19; Atti 10:38.

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Cronache (1 e 2 Libro delle)

Autore: La tradizione attribuisce questi libri ad Esdra
Data di redazione
: probabilmente intorno al 450-430 a.C., poco dopo l'esilio in Babilonia

Nell'antico canone ebraico 1 e 2 Cronache formavano un solo libro. Essi riprendono molti avvenimenti già riportati in 1 e 2 Re, benchè la loro redazione risalga a molto tempo dopo quella dei Libri dei Re, e narrano la storia di Giuda dopo la morte di Saul fino alla cattività di Babilonia. Essi considerano la storia soprattutto dal punto di vista sacerdotale; ecco perchè 1 Cronache si apre con la più dettagliata enumerazione genealogica della Bibbia. Il testo accorda un'importanza primaria alla dedica, ai servizi del Tempio, e al ministero dei Leviti.

Alcune sezioni di 1 Cronache sono le sole a precisare determinati fatti storici, come ad esempio i preparativi fatti da Davide per la costruzione del Tempio (1 Cronache 22:1-5); l'organizzazione del personale ufficiante nel Tempio (cap. 23-27), ed infine le esortazioni di Davide destinate a tutto Israele o in particolare a suo figlio Salomone (cap. 28-29).

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Cruna di ago

"E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli" (Matteo 19:24).

Questa espressione è stata variamente interpretata: alcuni sostengono che il termine greco Kamelos cammello va letto kamilos corda, gomena; ma quest'ultimo termine in greco non esiste affatto. Altri sostengono che la "cruna di un ago" sta ad indicare la porticina esistente nei portoni di città, castelli o palazzi.

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Cubito

Unità di misura di lunghezza, equivalente a circa 50 cm (Matteo 6:27).

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D

Daniele (Libro di)

Nella LXX e nelle nostre versioni, esso figura dopo Ezechiele fra i profeti dell'Antico Testamento, mentre nel canone ebraico si trova nella terza parte, fra gli agiografi. Daniele è tuttavia chiamato profeta (Matteo 24:15) e può essere anche annoverato tra i più grandi. La maggior parte di questo libro fu scritta in ebraico, mentre solo una piccola parte era scritta in aramaico, lingua commerciale e diplomatica dell'epoca. Questo frammento in aramaico riporta quasi esclusivamente la vita degli Ebrei in terra straniera, le azioni dei re pagani e le profezie riguardanti imperi pagani. Comincia al cap. 2, nel mezzo del vers. 4 e termina al vers. 28 del cap. 7. Alcuni hanno preteso che la parte in aramaico (almeno i cap.2-6) sarebbe una composizione a parte, risalente ad uno, due o tre  secoli prima dell'epoca dei Maccabei. Malgrado ciò si ammette generalmente che il libro possiede un'unità essenziale e che è dovuto ad un solo autore.

Tratto da: Nuovo Dizionario Biblico a cura di René Pache

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Daniele (profeta)

(lett. Dio è mio giudice) Nato da una famiglia nobile della tribù di Giuda (Daniele 1:1-7), fu deportato ancora in tenera età a Babilonia nel 605 a.C., in seguito alla prima spedizione militare fatta da Nabukadnetsar contro Gerusalemme (Daniele 1:1; Geremia 2:1-11). Egli fu scelto, assieme ad altri tre giovani ebrei appartenenti a famieglie nobili (Hananiah, Mishael, Azaria), perché alla corte babilonese apprendesse la lingua e la letteratura caldea e passasse quindi al servizio del re. Il capo degli ueunuchi di Babilonia pose a Daniele il nome di Belshatsar (Lett. che egli protegga la sua vita) (Daniele 1:3-7).

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Darico

Antica moneta d'oro persiana, su cui era effigiato un regnante inginocchiato con arco e giavellotto (1 Cronache 29:7).

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Davide

In ebraico è Dâvid e in greco Dabid e significa beneamato, e forse anche capo, condottiero.

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Denaro

Era una moneta d'argento roman, ed eqivaleva al salario di una giornata di lavoro (Matteo 20:2).

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Deuteronomio

Significato del nome: deriva delle parole greche "deuteros" che significa seconda e "nomos" che significa legge. Il titolo ebraico è Debarim che è anche la prima parola del libro e significa Parole.
Autore:
Mosè è comunemente accettato come l'autore, anche se pare che Giosuè abbia probabilmente scritto l'ultimo capitolo.
Data di redazione: 1407-1406 a.C ca.

Questo libro è principalmente consacrato ai discorsi che Mosè pronunciò poco prima di morire, nelle pianure di Moab di fronte alla Palestina. Il Nuovo Testamento vi fa riferimento più di ottanta volte. Nessun libro dell'Antico Testamento è stato citato così spesso da Cristo. L'amore di Dio e l'ubbidienza dell'uomo sono i concetti predominanti.

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Diacono

In greco è diakonos e significa diacono, ministro, servitore. Il diacono non presta semplicemente un servizio come un doulos. e cioè uno schiavo, un servo (Matteo 8:9; 10:24,; 18:23, ma come un therapon e cioè un dipendente volontariamente sottomesso, che si prende sollecitamente cura degli interessi e degli affari del padrone, come nel caso di Mosè in Ebrei 3:5.

Nel Nuovo Testamento ci sono atri due termini che hanno la stessa radice di diakonos:

- diakonia, che significa lavoro di servizio, servizio (Luca 10:40; Ebrei 1:14) e "assistenza" (2 Corinzi 11:8; 2 Timoteo 4:11). "Diakonia" è ogni lavoro o servizio che va a beneficio di altri membri della chiesa.

- diakoneo, che significa servire, servire a tavola (Atti 6:2).

Nel Nuovo Testamento i diaocni compaiono per la prima volta nella chiesa di Gerusalemme.

Questo provvedimento mirava a sgravare gli apostoli da un servizio fisico e temporale, per permettere loro di dedicarsi completamente alla preghiera e al ministero (diakonia) della parola. Oltre che a uomini diacono, in Romani 16:1 si parla esplicitamente anche di una donna, come diacono (diakonos) della chiesa di Cencrea.

Anche se Stefano e Filippo furono inizialmente scelti per servire (diakoneo) alle vedove degli Ellenisti, poco dopo essi compaiono a fianco degli apostoli come evangelisti (Atti 6:8-10; 8:5-8).

Indubbiamente nel Nuovo Testamento i termini diakonos, diakonia e diakoneo, hanno un'estensione e un significato più ampio di quanto è comunemente inteso. Infatti, tanto Paolo che Luca usano il termine diakonia per indicare il ministero di quelli che predicano l'evangelo e si prendono cura delle chiese (Atti 20:24; Romani 11:13; 1 Corinzi 4:17; 1 Timoneo 1:12; 4:6). Paolo in 1 Corinzi 12:5 usa diakonia per indicare la "diversità di ministeri", e cioè le varie forme di servizio in seno alla chiesa cristiana.

Il termine diakonos è usato in associazione col termine episkopos (vescovo, soprintendente) (1 Timoteo 3:1-13), in quanto i diaconi erano aiutanti dei vescovi e degli anziani. Tichico è così chiamato "diacono" nella sua relazione di aiutante di Paolo (Efesi 6:21; Colossesi 4:7). "Diaconi" sono pure Paolo e gli altri apostoli (1 Corinzi 3:5; 2 Corinzi 6:4; 1 Tessalonicesi 3:2). Cristo stesso è chiamato diacono (diakonos)della circoncisione, per avere spesa la sua vita per la salvezza degli Ebrei. I "ministeri" nella "chiesa cristiana" sono sostanzialmente tutti un servizio, sull'esempio lasciato da Cristo stesso il quale era in mezzo ai suoi discepoli come colui che serve (Luca22:27).

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Diavolo

avversario, dal greco diábolos, calunniatore. Il primo e il più potente di tutti gli spiriti decaduti, il principale avversario di Dio e dell'uomo, l'accusatore dei credenti (Apocalisse 12:9; Matteo 4:8-11; 13:38-39; 25:41; Marco 1:13; Zac. 3:1). E' il tentatore che spinge gli uomini a peccare ( Matteo 4:1; Giov. 13:2), il nemico (Matteo 13:25,39), il maligno, il principe di questo mondo (Giov.14:30), l'iddio di questo secolo (2 Cor. 4:4).

  • Il termine "diavolo" deriva dal latino tardo diabŏlus, traduzione fin dalla prima versione della Vulgata (V secolo d.C.) del termine greco Διάβολος, diábolos, ("calunniatore", "accusatore"; derivato dal greco -διαβάλλω, diabàllo, composizione di dia "a traverso" bàllo "getto, metto", indi getto, caccio, attraverso, trafiggo, metaforicamente anche calunnio).
  • Nell'antica Grecia διάβολος era un aggettivo denotante qualcosa, o qualcuno, calunniatore e diffamatorio; fu usato nel III secolo a.C. per tradurre, nella Septuaginta, l'ebraico Śāṭān ("avversario", "colui che si oppone", "accusatore in giudizio", "contraddittore"; reso negli scritti cristiani come Satanas e qui inteso come "avversario, nemico di Dio").
  • Il termine "demònio" deriva dal latino tardo daemonium traduzione del greco δαιμόνιον, daimónion, (sempre dal greco δαιμόνιος, daimónios, "appartenente agli dèi", "che è in rapporto con un δαίμων", "ammirabile", "sorprendente") e quindi collegato a δαίμων, dáimōn, il cui significato originario in lingua greca è quello di dèmone. Tale termine greco nel Nuovo Testamento è presente sia con l'originale senso neutro di 'divinità', che con quello di angelo caduto.
  • Già nella Septuaginta, e in altre traduzioni dall'ebraico al greco, tale termine occorreva ad indicare l'ebraico שְׂעִירִ֖ים (śe'îrîm: capre selvatiche, → satiri, capre demoni), צִיִּים֙ (siyyim: dimoranti del deserto, bestie selvatiche), אֱלִילִ֑ים ('elilim: idoli), שֵּׁדִים֙ (šēdîm, shedim: spiriti tutelari, idolo), גָּד (Gad: nome ebreo di un dio della Fortuna) e יָשׁ֥וּד (yâšûd: devastare, il devastatore).
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Didramma

Era una moneta graca del valore di due dramme. Tra gli Ebrei ogni uomo maschio, dai vent'anni in poi, doveva pagare per il tempio un'imposta annua di due dramme (Matteo 17:24). Essa equivaleva al salario di due giornate di lavorpo; inoltre essa aveva il valore di mezzo siclo, che era il prezzo del riscatto che ogni uomo maschio, dai vent'anni in poi, dovette dare nel deserto come offerta al Signore (Esodo 30:13-14).

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Digiuno

Astenersi dal cibo o da altre cose. Il digiuno non è prescritto dalla legge di Mosè. Viene menzionato per la prima volta in Giudici 20:26, poi ricorre in vari passi (2 Sam. 12:22; Geremia 36:9). Si digiunava per umiliarsi davanti a Dio a causa del peccato, per pregare e per invocare il Signore affinchè intervenisse in una situazione difficile (2 Cron. 20:1-4; Esdra 8:21-23; cfr. Lev. 16:29-31). Ma il digiuno divenne pure una forma di pietà senza valore spirituale (Isaia 53:3-5; Matteo 6:16-18; Luca 18:10-12). Le caratteristiche del vero digiuno sono state definite da Isaia (Isaia 58:6--9; cfr. Zac. 8:19).

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Diritto di riscatto

Dovere di un Israelita di riscattare la proprietà venduta da un parente povero (Levit. 25:23-34; cfr. Ruth 3:9; 4:1-12; Geremia 32:6-15). Anche le persone potevano essere riscattate (Levit. 25:27-55; Ruth 4:10; cfr. 1 Pietro 1:18)

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Discepolo

  • Allievo o persona che studia (Matteo 10:24), ma soprattutto chi segue un insegnamento pubblico, come quello di Giovanni battista (Matteo 9:14).
  • Uomo che si lascia ammaestrare da Dio (Isaia 8:16).
  • La parola discepolo si applica alle persone di qualunque età che hanno accettato con fede le istruzioni del divino Maestro (Matteo 10:42; Luca 14:26,27,33; Giovanni 4:1; 6:66) e specialmente ai 12  apostoli (Matteo 5:1; 8:25; 10:1; 12:1).
  • Inoltre, essa esprime uno stato, poichè un discepolo è sempre all'ascolto dell'insegnamento del Maestro e lo mette in pratica.
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Disubbidienza

Nel Nuovo testamento questo termine (in greco apitheia) ha solitamente un significato ed una estensione maggiore di un semplice termine italiano. Sovente esso significa tanto volontaria incredulità che disubbidienza come in Efesi 5:6; Colossesi 3:6; Ebrei 4:6-11 .

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Disubbidire

Nel Nuovo Testamento questo termine (in greco apeitheō) ha un significato ed una forza che in italiano non può solitamente essere resa da un solo verbo. Esso può alle volte significare: rifiutare di credere e di ubbidire, come in Romani 10:21; Ebrei 3:18; 1 Pietro 2:8. Questo spiega il perchè nei passi sopraindicati il termine apeitheō alle volte sia reso con disubbidire e altre volte con non credere.

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Dito

Unità di misura di lunghezza, equivalente a circa cm. 2,50 (Geremia 52:21)

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Donna

In ebraico è 'ishshâh e significa innanzitutto femmina, come opposta a maschio. Vuol dire anche donna (Genesi 2:22-23), moglie (Genesi 2:24; 3:17) e vedova (2 Samuele 14:5). Anche se la derivazione di 'ishshâh (donna) è incerto, il passo di Genesi 2:23 è molto significativo a questo riguardo: "L'uomo disse: - Questa è finalmente ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna ('ishshâh) perché è stata tratta dall'uomo ('iysh)". Questo sta certamente ad indicare che la donna ('ishshâh) è venuta dall'uomo ('iysh) e non il contrario, come qualcuno potrebbe pensare (1 Corinzi 11:8-9).

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Dramma

Era una moneta d'argento greca ed aveva pressapoco lo stesso peso e quindi lo stesso valore di un denaro (Luca 15:8-9). Essa equivaleva al salario di una giornata di lavoro.

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Dualismo

Il dualismo è “un tentativo di spiegare la presenza del male nel mondo presente, male fisico e morale, che non può ammettere che Dio sia l’autore di qualsiasi genere di male” (Moore). Sinteticamente l’idea è questa: la realtà in cui viviamo è il teatro di una lotta cosmica tra il principio del bene (Ormuzd, la luce) e il principio del male (Ahriman, le tenebre), la divinità che cerca di sabotare la creazione di Ormuzd, introducendo in essa ogni sorte di male. Lo gnosticismo, anche se fu aspramente combattuto, sposò queste tesi e le diffuse con una verniciatina di elementi cristiani. Mani, un persiano del III secolo, è il più grande diffusore del dualismo.

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Dumah

(lett. silenzio)

Era il sesto figlio di Ismaele, probabilmente il capostipite di una tribù dell'Arabia (Genesi 25:14). Il passo di Isaia 21:11 (siccome viene menzionato il monte Seir) sembra chiaramente alludere alla Idumea, il paese degli Edomiti.

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E

Eben-Ezer

La pietra dell'aiuto, del soccorso (1 Samuele 7:10-12) Pietra commemorativa eretta da Samuele, a quanto sembra fra Mitspa e  Scen, nel luogo dove il Signore mise in rotta i Filistei . Nello stesso luogo, 20 anni prima, I Filistei avevano battuto gli Israeliti che avevano perduto l'arca (4:1). In questo versetto il luogo porta il nome che avrebbe preso più tardi.

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Ecclesiaste

Significato del nome: il termine "ecclesiaste" è tratto dalla Versione dei LXX e traduce l'ebraico koheleth; questa espressione lascia intendere che l'autore fosse un insegnante o un predicatore.

Autore: Salomone

Data di redazione: intorno al 935 a.C.

Tema: La logica umana

Indirizzo: A quelli che cercano il senso della vita, particolarmente ai giovani.

Essendo in gran parte autobiografico, l'Ecclesiaste riflette le esperienze di Salomone, allo stesso tempo predicatore e re di Gerusalemme (Eccl. 1:1). Esse fanno da corroborante al tema generale del libro: "Vanità delle vanità tutto è vanità" (Eccl. 1:2). Per Salomone l'espressione vanità designa ciò che è vacuo, senza valore permanente, ciò che conduce ad un sentimento di insoddisfazione.


L'Ecclesiaste racconta l'esperienza dell'uomo "sotto il sole" che riflette sulla vita. Esprime una filosofia che non trae origine dalla Rivelazione, ma che è comunque depositata qui dall'ispirazione divina per la nostra istruzione. Rispecchia la concezione del mondo d'uno dei più grandi saggi d'ogni tempo, un uomo convinto dell'esistenza di un Dio santo che un giorno sottoporrà ogni cosa al suo giudizio. Ecco alcune parole chiave di questo libro: "sotto il sole", "ho visto", "ho detto in cuor mio". La tristezza caratterizza l'opera nel suo insieme; i termini "mali" e "fatica" vengono citati rispettivamente ventidue e ventitrè volte e l'espressione "correre dietro al vento" nove volte; le parole "oppressore", "affanno", e "lutto" sono altrettanto frequenti. Soltanto il capitolo che serve da conclusione solleva delle riflessioni sul timore del Signore e sull'ubbidienza ai suoi comandamenti.

Il libro dell'Ecclesiaste può essere suddiviso come segue:

I. Esperienze dell'Ecclesiaste che mostrano la vanità delle cose terrene 1:1-4:16

II. Esortazioni dell'Ecclesiaste convinto della vanità delle cose terrene 5:1-10:20

III. Conclusione 11:1-12:16

tratto dalle note di Scofield alla Sacra Bibbia

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Edom

(lett. rosso

Il nome dato a Esaù in seguito al baratto della sua primogenitura per un piatto di zuppa rossa (Genesi 25:30; 36:1,8,19). E' pure il nome collettivo per Edomiti (Numeri 20:18,20,21; Amos 1:6,11; 9:12; Malachia 1:4) i discendenti di Esaù che sterminarono gli Horei (lett. abitanti delle caverne Deut. 2:12,22 che abitavano la regione montuosa a est della valle dell'Arabah) e che si estendeva a sud del Mar Morto fino al golfo di Aqaba, regione che in origine era chiamata monte Seir (Genesi 36:1,8-9).

Il paese di Seir o campagna di Edom, situato a sud-est di Beer-Sceba, era invece la regione su cui Esaù estese il suo dominio dopo essersi separato dal padre Isacco e in cui egli viveva quando Giacobbe fece ritorno in Paddan-Aram (Genesi 32:3).

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Efa

Unità di misura per cereali e aridi, che aveva la stessa capienza di un bato (unità di misura di liquidi), e cioè circa 35 lt. (Ezechiele 45:11).

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Efraim

(lett. doppiamente fecondo)

Il secondo figlio di Giuseppe, che egli ebbe da Asenath, la figlia di Potiferah (Genesi 46:20). Diverrà poi la maggiore tribù del nord. Efraim alle volte sta per tutto Israele (Isaia 28:1).

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Elam

In ebraico è 'eylâm e in accadico è elantu, che significa altopiano.Il primo dei figli di Sem (Genesi 10:22; 1 Cronache 1:17). I suoi discendenti probabilmente si stabilirono nella parte della Persia che fu poi chiamata con il nome di Elam.

Perciò Elam era quella regione che si trovava ad est del Tigri ed Eufrate (Genesi 14:1-11) e che confinava a nord con l'Assiria e la Media, e a sud con il Golfo persico. La sua capitale era l'antica città di Susa. Nell'ottavo e settimo secolo a.C. il potente impero assiro venne ripetuatmente a confronto con gli Elamiti. Nel 645 a.C. Susa fu presa e divenne capitale dell'Impero Persiano.

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Elia

In ebraico è 'elîyâh  e significa il mio Dio è l'Eterno. Elia era detto il Tishbita, perché originario da Tishbe di Galaad (1 Re 17:1), che si trovava nella Transgiordania del nord. L'esatta località in cui si trovava Tishbe rimane sconosciuta; la scrittura inoltre non dice nulla circa la nascita e la famiglia di Elia.

Portava un abito di pelle o fatto di tessuto grossolano di pelo di cammello, una sorta di perizoma trattenuto sui fianchi da una cintura di cuoio (2 Re 1:8; 1 Re 19:13).

Altri personaggi con nome Elia nella Bibbia

- Beniaminita il cui nome a seconda delle versioni bibliche viene reso come Elija (Riveduta), Elia (Diodati). Era figlio di Jeroham, risiedeva a Gerusalemme (1 Cronache 8:27).

- Sacerdote figlio di Harim; aveva sposato una pagana (Esdra 10:21).

- Israelita che Esdra persuase a mandare via la mogie straniera (Esdra 10:19,26).

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Eliezer

Letteralmente significa Dio di aiuto. La Scrittura parla di Eliezer di Damasco, un domestico o uno schiavo nato in casa di Abrahamo e da lui fatto suo amministratore. Tra gli altri Eliezer di cui parla l'Antico Testamento, ricordiamo il secondo figlio di Mosè, che egli ebbe assieme a Ghersom da Sefora, sua moglie, in Madian (Es.18:4; 1 Cron. 23:15).

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Elimelek

Significa Dio è Re (Ruth 1:2)

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Eliseo

In ebraico Elîysha  e significa Dio è salvezzaEra figlio di Shafat, abitava a Abel-Meholah nella valle del Giordano ed apparteneva ad una famiglia agiata.

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Ellenismo

Cultura che presenta elementi greci e orientali e che dominava nella parte orientale del Bacino del Mediterraneo, a partire da Alessandro Magno (IV sec. a.C.) fino all II/III sec. d.C. Essa influì sulla mentalità, la religiosità, i costuni, l'arte. Di solito si distinguono le comunità ellenistiche che vivevano nel mondo greco-romano dalle comunità palestinesi. Questa distinzione deve essere sfumata, perché l'influenza della cultura e della civiltà ellenistica penetrò anche in Palestina.

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Emmanuele

Significato letterale Dio con noi. Un nome dato al Messia e Salvatore in Isaia 7:14 e in Matteo 1:23.

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Empio

Dal latino ímpius, composto dalla particella IN per non, e PIUS pio , religioso, virtuoso, benigno.

Chi offende e disprezza Dio e le cose sante; per estensione: iniquo, scellerato, malvagio.

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En-Hakkore

Significa La fonte di chi invoca (Giudici 15:19).

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Endogamia

Regola che impone ad un individuo di contrarre matrimonio in seno al proprio gruppo sociale (clan o tribù).

In Numeri 36, le figlie di Tselofehad, che avevano proprietà, ricevettero l'ordine di maritarsi con uomini della stessa tribù, di Manasse, per impedire che le loro proprietà passassero ad altre tribù.

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Epicureismo

Indirizzo filosofico fondato da Epicuro (Epikuros) di Samo (341-270 a.C.) che subordina la ricerca filosofica al conseguimento della felicità individuale, consistente nella liberazione dalle passioni e nell'assenza di qualsiasi turbamento. La sua filosofia deriva dal pensiero di Democrito (tutta la realtà è composta da atomi in movimento, che, combinandosi tra loro formano le molteplici cose del mondo (atomismo). La realtà è solo materia (materialismo). L’anima , che non è immortale, è composta da “atomi sottili”. Epicuro considera la sua filosofia un farmaco che sana da diffuse malattie: il timore degli dei, della morte e del dolore. Solo in questo modo l’uomo è pronto a godere un moderato piacere (a differenza dell’edonismo, l’epicureismo spinge l’uomo a un sano piacere fatto di cose semplici).

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Ermeneutica

(dal greco hermeneutiké [téchne], "arte di interpretare, tradurre, spiegare"). È la teoria circa la comprensione, la spiegazione e l'interpretazione di testi letterari. L'ermeneutica biblica vuol raccogliere le nozioni teoriche e le norme pratiche da tener presenti per ben capire gli scritti biblici ed esporne il significato.

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Esaù

Significa Peloso (Genesi 25:25).

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Escatologico

(da eschaton, "ultimo"; eschata, "le cose finali"). Ciò che ha rapporto con la fine (della storia, del mondo) come compimento. La nozione include le attese e le speranze d'Israele e della Chiesa riguardo alla fine dei tempi. L'ultimo tempo si ritiene inaugurato con la venuta di Gesù e la sua resurrezione. Comunque, il concetto di "escatologia" rimane piuttosto largo nell'uso fatto in teologia.

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Esdra (Libro di)

Autore: Esdra
Data di redazione:
intorno a 450 a.C.

Esdra racconta la fedeltà di Dio attraverso la storia del ritorno dei Giudei dall'esilio in Babiloniam la ricostruzione del Tempio e le riforme sociali e religiose.

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Esegesi

(dal greco exegéomai, da ex-ago, "condurre fuori, trarre da, raccontare, spiegare, rivelare). È il procedimento con cui si cerca di comprendere un testo nella sua intenzione originaria. L'esegesi biblica non differisce da quella di altri testi antichi, pur conservando la sua specificità religiosa. La Bibbia va letta e interpretata con lo stesso Spirito con cui fu scritta. Chi non ha questa giusta precomprensione può certamente studiare i testi biblici da diversi punti di vista e raggiungere risultati interessanti (di tipo filologico, letterario, storico, psicologico e sociologico), il senso principale, però, gli sfugge (A. Vanhoye).

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Esek

Significa Contesa (Genesi 26:20).

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Esodo

Significato del nome: "uscire da un luogo"
Autore: Mosè
Data di redazione: 1447-1410 a.C. ca.
Tema: La liberazione

"Esodo" come "Genesi" non deriva dall'ebraico ma dal greco. E' il titolo dato al secondo libro della Bibbia dalla Versione dei LXX che è una traduzione greca dell'Antico Testamento, descrive accuratamente la liberazione del popolo eletto in uscita dall'Egitto dove aveva sofferto come schiavo, senza speranza, per intere generazioni. Nella versione greca possiamo leggere la parola exodos in Esodo 19:1 (uscita), ed anche nei seguenti brani del Nuovo Testamento: Luca 9:31: 2 Pietro 1:15 (partenza); Ebrei 11:22 (uscita).

Questo libro fu scritto per ricordare al popolod'Israele il modo in cui Dio li aveva redenti nella notte di Pasqua, dimostrando la cura di Dio per il suo popolo e il modo in cui li guidò attraverso il desero: con una colonna di nuvola di giorno ed una colonna di fuoco di notte.

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Espiazione

In ebraico  kâfar che letteralmente significa coprire. In greco ci sono termini che significano espiazione, espiare o che hanno relazione profonda con questa importante opera di Cristo. Essi sono:

- hilaskomai, che significa fare l'espiazione,
- hilasmos,
che significa espiazione, propiziazione,
- katallasso,
che significa riconciliare,
- lutron,
che significa prezzo di riscatto ,
-
lutroō, che significa liberare,
- lutrosis,
che significa redenzione, liberazione.

Nell'Antico Testamento il termine kâfar è usato ben 150 volte, ed è una delle parole più importanti dell'intera Bibbia. Il suo significato è così vasto che nessun termine delle lingue occidentali lo può adeguatamente rappresentare.

Kâfar significa coprire, espiare, condonare, placare, cancellare, riparare, riconciliare, purificare, annullare, perdonare, essere misericordioso.

Il significato primario e principale di kâfar è: coprire il peccato con il sangue di un sacrificio.

Nel Nuovo Testamento, come è già stato sopra indicato, i termini usati in relazione all'opera sostitutiva di redenzione di Cristo nei confronti dell'uomo sono i seguenti:

- hilaskomai,(Ebrei 2:17; Luca 18:13), che significa: fare l'espiazione, riconciliare, propiziare, placare, essere misericordioso, perdonare. L'opera di espiazione di Cristo alla croce ha pienamente soddisfatto la giustizia di Dio e ha rimosso il peccato dell'uomo.

- hilasmos (1 Giovanni 2:2; 4:10), che significa: espiazione, propiziazione, sacrificio espiatorio o propiziatorio. Hilasmos non indica solamente i benefici della riconciliazione, ma anche il modo con il quale l'uomo è stato riconciliato con Dio e riammesso in comunione con Lui. E' sato Gesù Cristo a fare l'espiazione , la propiziazione per i nostri peccati. Egli quindi è nello stesso tempo il sacrificio espiatorio e il Sommo Sacerdote che sacrifica se stesso per il peccato del mondo (Giovanni 1:29,36; 1 Corinzi 5:7; Efesi 5:2; Ebrei 10:14; 1 Pietro 1:19; Apoc.5:6,8)

- katallasso (Romani 5:10; 2 Corinzi 5:18,19), che significa riconciliare, Katallasso non indica solo che le richieste della giustizia di Dio sono state soddisfatte, ma dice che Dio stesso ha compiuto l'opera di espiazione e redenzione, prendendo su di sè il nostro peccato, e così riconciliandosi con l'uomo e ristabilendo con lui relazioni di pace attraverso Gesù Cristo (Romani 5:1; Efesi 2:14; Colossesi 1:20).

- lutron (Matteo 20:28; Marco 10:45), che significa prezzo di riscatto

- lutroō (Luca 24:21; Tito 2:14; ! Pietro 1:18), che significa liberare mediante riscatto, redimere, riscattare.

- lutrosis (Luca :68; 2:38; Ebrei 9:12), che significa redenzione, liberazione.

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Esseni

(forse significa: "puri" o "pii"). Setta giudaica che viveva in comunità monastiche e attendeva l'avvento del Messia osservando la povertà e il celibato: nota attraverso Flavio Giuseppe, è stata riscoperta con i documenti di Qumran (1947).

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Ester

Autore: Sconosciuto
Data di redazione: 464-435 a.C.

Ester è l'ultimo libro della sezione storica dell'Antico Testamento e narra alcuni avvenimenti che hanno avuto luogo in Persia quando i Giudei vi erano prigionieri. Una giovane donna israelita, Ester (stella) divenne regina di Persia e Dio se ne servì per impedire il massacro del Suo popolo. Il re Serse, chiamato in questo libro Re Assuero, regnò dal 486 al 465 a.C.

Il nome di Dio non compare mai ed il Nuovo testamento non fa alcun riferimento a questo libro, ma nessun'altra sezione della Bibbia fa risaltare altrettanto bene gli interventi provvidenziali di Dio in favore del Suo popolo.

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Etiopia

In ebraico Kûsh.

Il territorio che si estendeva a sud dell'Egitto e che corrisponde, grosso modo, all'odierno Sudan ed Etiopia (Isaia 20:3; 45:14; Ezech. 30:5; 38:5).

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Eva

In ebraico Havvâh che significa donatrice di vita. E' il nome dato da Adamo alla prima donna, sua moglie (Genesi 3:20). Essa fu creata il sesto giorno. Dopo che AAdamo ebbe passato in rivista tutti gli animali e dato a ciascuno il suo proprio nome, si rese conto che tra di essi non c'era alcun aiuto conveniente per sé (Genesi 2:19-20).

Allora Dio fece cadere Adamo in un sonno profondo e da lui formò una donna e la portò ad Adamo (Genesi 2:21-22)

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Ezechiele (Libro di)

Nelle nostre bibbie Ezechiele figura fra il libro delle Lamentazioni e quello di Daniele. Nel canone ebraico, essendo questi due libri annoverati fra gli agiografi, Ezechiele si trova subito dopo Geremia. Quasi tutte le profezie sono disposte nell'ordine cronologico e datate secondo la loro proclamazione nel corso degli anni di cattività del re Joiakin.

Il libbro si divide in tre parti:

1. Profezie enunciate prima della presa di Gerusalemme ed annunzianti la sua rovina, conseguenza dei suoi peccati.

2. Profezia sul giudizio delle nazioni.

3. Profezie relative al ristabilimento d'Israele ed al suo glorioso avvenire. Sono state enunciate dopo la presa di Gerusalemme e la sua distruzione ad opera di Nebucadnesar.

Tratto dal Nuovo Dizionario Biblico di René Pache.

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Ezechiele (Profeta)

Significato del nome: Dio fortificherà

Figlio di Buzi, di famiglia sacerdotale (Ezech. 1:3) trascorse l'infanzia e l'adolescenza nel paese natale, probabilmente a Gerusalemme, nel tempio. A quell'epoca era profeta Geremia. Ezechiele venne condotto lontano da Giuda contemporaneamente al re Joiakin, nel 597 a.C., cioè otto anni dopo la deportazione di Daniele (Ezech.33:21; 40:1; cfr. 2 Re 24:11-16).

Flavio Giuseppe dice che Ezechiele era allora adolescente (Antiquates Iudaicae di Flavio Giuseppe. 10,6,3).

Non era più un fanciullo , ma non aveva ancora raggiuto l'età nella quale i Leviti esercitavano le loro funzioni ed erano censiti nel novero degli uomini. Ezechiele visse fra gli esuli ebrei, sulle rive del Kebar, uno dei canali babilonesi, probabilmente a Thel-Abib (Ezech. 1:1,3; 3:5). Si sposò probabilmente già il sesto o alèiù tardi il ono anno di cattività, ed ebbe una casa (8:1; 24:1,18).

Il ministero di questo profeta cominciò il quinto anno della cattività di Joiakin, sette anni prima della distruzione del tempio di Gerusalemme, avvenuta quando Ezechiele viveva ancora sulle rive del Kebar (1:1-2), aveva allora 30 anni (1:1), età in cui i Leviti assumevano un incarico (Num. 4:3) . Il ministero profetico di Ezechiele abbracciò un periodo di almeno 22 anni. Non sappiamo nè come nè quando morì.

Tratto dal Nuovo Dizionario Biblico di René Pache

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F

Farisei

Gr. dall'aramaico Perĭshā, separato. Era uno dei tre partiti ebrei, gli altri erano i Sadducei e gli Esseni. I Farisei erano i più rigidi (Atti 26:5) Con ogni probabilità la setta dei Farisei comparve prima della guerra dei Maccabei, per reazione contro l'inclinazione di certi giudei per i costumi greci. I giudei fedeli videro con orrore l'accrescersi dell'influenza dell'ellenismo e si aggrapparono più palesamente alla legge Mosaica. Scatenando la persecuzione contro di essi, Antioco Epifane (175-163 a.C.) li spinse ad organizzarsi in partito di resistenza. I Farisei difendevano la dottrina della predestinazione che consideravano compatibile con il libero arbitrio; credevano all'immortalità dell'anima, alla risurrezione corporale, all'esistenza degli spiriti, alle ricompense ed ai castighi dell'aldilà.Insegnavano che Dio non accorda la sua grazia a coloro che non si conformano alle sue ordinanze. La pietà diventò così formalista, in quanto le disposizioni del cuore  avevano meno importanza degli atti esterni. L'interpretazione della Legge e la sua applicazione a tutti i particolari della vita quotidiana presero una grande importanza, al punto che imponeva al popolo una massa di precetti che si erano formati via via nella loro tradizione e che non figuravano nella legge di Mosè. 

I Farisei degli inizi, esposti alle persecuzioni si distinguevano per la loro dirittura e il loro coraggio, essi erano l'elite della nazione. Il livello morale e spirituale dei loro successori calò al punto che quando venne Giovanni Battista li definì "razza di vipere" . Anche Gesù denunziò il loro orgoglio, l'ipocrisia, la negligenza degli elementi essenziali della Legge. Furono loro che tramarono il complotto omicida contro Gesù.

Vi furono tuttavia fra essi degli uomini sinceri, per esempio Nicodemo (Giov. 7:46-51). Paolo prima della sua conversione era Fariseo. Gamaliele suo maestro era ugualmente Fariseo.

Nuovo Dizionario Biblico di René Pache

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Farro

Varietà poco coltivata di frumento (Isaia 28:25).

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Fede

Certezza del cuore riguardo a Dio e alle sue parole. Abramo ha creduto alla promessa di una discendenza innumerevole (Gen. 15:5-6; cfr. Num. 22:3-4). L'ufficiale del re credette alla parola di Cristo che gli assicurava la guarigione del figlio (Giov. 4:46-53). La fede produce la dimostrazione di ciò che rimane inaccessibile alla ragione e ai sensi (Ebrei 11:1-3). Essa riposa sulle dichiarazioni della Bibbia (Rom. 10:17), sulla onnipotenza di Dio (Marco 9:23; Giov. 11:40; 1 Cor. 2:5), sulla sua fedeltà (Giov. 4:18-21; 1 tess. 5:24). Essa è il solo mezzo per poter essere graditi a Dio (Ebrei 11:6; Giacomo 1:6-8) e per ottenere le sue benedizioni (Gal. 3:9; Ebrei 6:12). La fede indica altresì l'insieme della dottrina biblica (1 Tim. 1:18-19; Fil. 1:27; Giuda 3,20)

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Feste solenni dell'Antico Testamento

  1. Pasqua: In ebraico è pesah, che viene da pâsah, e che significa passare oltre (Esodo 12:12,13,23), e in senso figurativo risparmiare. La Pasqua doveva essere celebrata ogni anno il 14 del primo mese (Abib o Nisan) sull'imbrunire, per ricordare la liberazione dall'Egitto (Esodo 12:14; Levitico 23:5; Numeri 28:16; Deut. 16;1-8.
  2. Festa dei pani azzimi: In ebraico è matstsah e significa focaccia o pane non lievitato. Questa festa seguiva immediatamente la Pasqua e durava sette giorni, e durava dal 15 al 21 del primo mese (Abib o Nisan) (Esodo 12:18; 13:3-10; Levitico 23:6-8). Nel primo e nel settimo giorno della festa dei pani azzimi c'era una santa convocazione o assemblea e ci si asteneva da ogni lavoro (Esodo 12:18; 13:3-10; 23:15; 34:18; Levitico 23:6-8; Numeri 28:17-25; Deut. 16:3-4).
  3. Festa delle primizie: In ebraico è rê'scîyth  e significa il primo nel tempo, nel genere, nell'ordine o rango. Il giorno 16 del primo mese (Abib o Nisan) si presentava al sacerdote un covone, come primizia del raccolto, che veniva agitato davanti all'Eterno (Levitico 23:9-14).
  4. Festa della Pentecoste: In ebraico è shâbûwa' o scebû'âh, che significa settenni, settimana, e in greco è pentekoste che significa cinquantesimo. Così nel cinquantesimo giorno ( e cioè , il giorno 6 del terzo mese, Sivan) dall'offerta delle primizie c'era una santa convocazione o assemblea con l'obbligo di astenersi dal lavoro, e si offrivano due pani di fior di farina, cotti con il lievito, come primizie offerte all'Eterno (Esodo 23:16; 34:22; Levitico 23:15-21; Numeri 28:26-31; Deut. 16:9-12; Atti 2:1-13).
  5. Festa delle trombe: In ebraico è terûw'âh e significa gridare forte, suonare le trombe, dare l'allarme, rallegrarsi. Le trombe venivano suonate il primo giorno del settimo mese (Ethanim o Tishri), per una santa convocazione o assemblea e con l'obbligo di astenersi dal lavoro (Levitico 23:24-25; Numeri 1:1-10; 29:1-6). Il primo caso di suon di tromba riportato nelle Scritture è quello di Esodo 19:16-25, quando Mosè fece uscire il popolo dall'accampamento per condurlo incontro a Dio che era disceso sul monte Sinai. Si suonavano le trombe anche quando il popolo d'Israele levava l'accampamento e si metteva in cammino (Numeri 10:1-10), e al termine della stagione della raccolta (Numeri 29:1-6).
  6. Il giorno dell'espiazione: In ebraico è yôm kippûr. Il decimo giorno del settimo mese (Ethanim o Tishri) era un giorno di riposo per una santa convocazione o assemblea, in cui bisognava umiliare le proprie anime e offrire particolari sacrifici per fare espiazione (in ebraico kâfar, che significa coprire, espiare, condonare, placare, cancellare, riparare, riconciliare, ecc.), per i sacerdoti, per il popolo, per il tabernacolo e per l'altare degli olocausti. Era l'unica volta all'anno in cui il sommo sacerdote entrava nel luogo santissimo con il sangue del sacrificio per il peccato e lo spruzzava sul propiziatorio (Levitico 16:23,26-32; Numeri 29:7-11).
  7. Festa delle Capanne o Tabernacoli: In ebraico è hâg hassukkôwth; sukkôwth è il plurale di sukkâh, che significa capanna, riparo fatto di foglie e rami intrecciati, tenda, casetta, padiglione, tabernacolo, e cioè, abitazione temporanea. Era pure chiamata Festa della raccolta. Così il quindicesimo giorno del settimo mese (Ethanim o Tishri), cinque giorni dopo il giorno dell'espiazione e al termine della raccolta dei frutti della terra, iniziava la Festa delle capanne o della raccolta. Essa durava sette giorni (Levitico 23:33-36), durante i quali il popolo dimorava in capanne, con una santa convocazione o assemblea nel primo e nell'ottavo giorno, in cui ci si doveva astenere dal lavoro (Esodo 23:16; 34:22; Levitico 23:33-36; 39-43: Numeri 29:12-34; Deut. 16:13-15. Questa festa aveva lo scopo di far ricordare la raccolta dei frutti della terra (Levitico 23:39) e il prodotto dell'aia e dello strettoio (Deut. 16:13), ma soprattutto il fatto che i figli di Israele, uscendo dall'Egitto, avevano dimorato in capanne (Levitico 23:43). Nell'ottavo giorno, distinto dalla festa delle capanne e in cui non vi era più l'obbligo di abitare in tende, c'era una santa convocazione o assemblea (Levitico 23:36; Numeri 29:35), che chiudeva il ciclo delle festività dell'anno.
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Filatterie

Consistevano in strisce in pergamena recanti quattro passi della Scrittura nel seguente ordine: Deut. 11:13-22; 6:4-9; Esodo 13:11-16; 13:1-10.

Ciascuna striscia veniva poi arrotolata e risposta in una scatoletta. Durante le preghiere, le filatterie venivano legate sulla fronte e sul braccio sinistro per essere così vicine al cuore, come per indicare che uno aveva a cuore i comandamenti e la legge del Signore.

In realtà i farisei facevano questo per essere osservati dagli uomini (Matteo 23:5).

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Fiume

Quando nell'Antico Testamento la Scrittura fa riferimento a "il Fiume" intende solitamente il fiume Eufrate (1 Re 4:21).

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Fiume d'Egitto

(Êl Arish) che nasceva nella penisola del Sinai, precisamente nel deserto di Paran, scorreva ad ovest del deserto di Tsin e di Kadesh-Barnea e andava a gettarsi nel Mar Mediterraneo (Giosué 15:4). A volte è chiamato Torrente d'Egitto.

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Frange

Erano le frange prescritte dalla legge (Num.15:38-40), che miravano a ricordare agli Ebrei i comandamenti del Signore perché li mettessero in pratica. 

I farisei allargavano le frange e le filatterie per essere ritenuti più santi, più zelanti e più osservanti nella legge degli altri (Matteo 23:5).

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G

Gabriele

(Letteralmente significa uomo eroe di Dio).

E' l'angelo mandato d Dio al profeta Daniele per spiegargli la visione del capro e del montone (Daniele 8:16-27), e rivelargli poi la profezia delle 70 settimane (Daniele 9:21-27).

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Gad

Significa fortuna (Genesi 30:11).

Fu il primo figlio che Zilpah, serva di Lea, partorì ad Abrahamo.

E' anche una divinità di Canaan, dio della fortuna (Isaia 65:11) che secondo la credenza del posto era il pianeta Giove deificato. Questo pianeta è chiamato dagli Arabi "la più grande fortuna", ed è quindi ritenuto l'astro della fortuna.

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Gadareni

Abitanti di Gersesa o Gadara (Marco 5:1)

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Geenna

Era la valle dei figli di Hinnom, e cioé, un profondo avvallamento a sud di Gerusalemme, dove durante il regno di Achaz e Manasse (2 Re 16 e 21) si offrirono sacrifici umani al dio Molek (2 Re 23:10).

In seguito questa valle divenne il luogo di raccolta di tutti i rifiuti che ardevano in continuazione, offrendo così l'idea del luogo della finale ed eterna punizione (Matteo 5:22; 10:28; 18:9; 23:15,33).

Il termine geenna è usato dodici volte nel Nuovo Testamento. Nei Vangeli sinottici compare ben 11 volte, sempre in bocca a Gesù stesso, che avverte severamente delle terribili conseguenze del peccato (Matteo 5:22,29,30; 10:28; 18:9; 23:15,33; Marco 9:43,45,47; Luca 12:5), e dice che la geenna è il posto "dove il verme non muore e il fuoco non si spegne" (Marco 9:44,46,48).

Geenna quindi equivale allo stagno di fuoco (Apoc. 19:20; 20:10,14,15) e si identifica con la morte seconda o separazione eterna da Dio (Apoc. 20:14).

Link d'accesso: Geenna

Generazione

1. dall'ebraico Toledoth= procreazione, produzione. Persone o cose che ne risultano. In Gen. 2:4 al posto di "origini" andrebbe usata la parola generazioni, come avviene infatti in alcuni versetti. In Genesi 5:1 e 37:2 Diodati traduce conformemente: "Questa è la descrizione delle generazioni", mentre la Riveduta traduce: " Questo p il libro della posterità."

2. Ogni serie di discendenti di un antenato comune: vedere la propria posterità "fino alla terza generazione" (Gen. 50:23)

3. Età o durata d'esistenza di un insieme di contemporanei, ma non nel senso moderno di lunghezza media di vita oltre l'infanzia. Nel senso biblico del termine, generazione significa durata media di attività di qualunque insieme di contemporanei, durata determinata dalla durata normale della vita. La generazione dura altrettanto quanto sopravvive uno qualunque dei suoi appartenenti (Esodo 1:6; Numeri 32:13; Giudici 2:10; Ecclesiaste 1:4). Si usa questo termine, anche nel senso di gruppo di persone aventi certi tratti caratteristici comuni: "questa generazione" (Matteo 11:16); "una generazione storta e perversa" (Filippesi 2:15). La parola ebraica Dor finì per significare un certo lasso di tempo , sia definito (Genesi 15:16, ecc) che indefinito (Deuteronomio 32:7; Salmo 72:5). In quest'ultimo caso l'espressione spesso impiegata è "di generazione in generazione". Parlando di Dio il salmista esclama: " D'eternità in eternità tu sei Dio!" e quando pensa alla fedeltà perpetua di Dio nei confronti del suo popolo, dice: "Tu sei stato per noi un rifugio d'età in età" (Salmo 90:1-2).

4. In senso lato, in alcuni testi, la parola generazione finisce per confondersi con razza. Il greco  genea  viene tradotto diversamente; per esempio in Matteo 17:17 viene reso con generazione sia nella Diodati che nella Riveduta ma lo stesso non avviene per Matteo 3:7; 12:34, cfr. Atti 2:40. In Luca 11:50,51 il Signore dichiara che "il sangue di tutti i profeti sparso dalla fondazione del mondo" sarà " ridomandato a questa generazione"; in tal caso si deve intendere tutta la razza umana, poichè essa è colpevole tutta e non soltanto i contemporanei di Gesù. Ugualmente Gesù annunzia che "questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute" (Luca 21:32). Ciò sembra avere due significati: la generazione  stessa che aveva crocifisso il Cristo avrebbe dovuto vedere la distruzione di Gerusalemme e la dispersione fuori di Israele annunziate nei vv 20-24; d'altro canto è vero che questa razza ebraica (e umana) persisterà fino al glorioso ritorno del Signore e vedrà l'adempimento di tutto quanto detto nel resto del capitolo.

Tratto dal Nuovo Dizionario Biblico di René Pache

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Genesi

Significato del nome: "principio"
Autore: Mosè
Data di redazione: 1450-1410 a.C. ca.
Tema:Le origini

Genesi è il libro delle origini. Esso riporta la storia della creazione del nostro universo, della razza umana, del peccato, della redenzione, della vita familiare, della corruzione della società, delle nazioni, dei diversi linguaggi e della razza ebrea.
Dal punto di vista spirituale , la Genesi illustra la nuova nascita: dalla rovina e dal caos sorge una creazione completamente nuova.
I primi capitoli del libro sono stati continuamente sotto il fuoco del criticismo moderno, ma i fatti che il libro racconta, se ben interpretati, non sono mai stati confutati.
Non è l'idea dell'autore di raccontare in modo elaborato gli eventi della creazione; un solo capitolo è dedicato a tale soggetto, appena un breve accenno ai fatti principali, mentre trentotto capitoli raccontano la storia del popolo di Dio.
Con la Genesi inizia la Rivelazione progressiva che Dio dà di se stesso e la cui pienezza apparirà solo in Gesù Cristo.
In questo libro vengono presentati quattro degli otto grandi patti o alleanze che condizionano la vita umana e rivelano progressivamente il piano divino di salvezza: il patto in Eden e quelli con Adamo decaduto, Noè ed Abramo. I quattro patti successivi, ovvero quelli del Sinai, con Israele per la Terra Promessa, con Davide ed infine il nuovo patto, precisano  e sviluppano i quattro patti precedenti.
La Genesi costituisce la struttura nascosta del Nuovo Testamento, in cui essa viene citata più di sessanta volte nei diciassette libri che lo compongono.

E' quindi evidente che ogni rivelazione successiva ha radici profonde nella Genesi, di modo che chi è realmente intenzionato a cogliere il vero significato di ogni rivelazione deve cominciare dallo studio di questo libro.

L'ispirazione della Genesi e la natura divina della rivelazione che essa contiene sono attestate dalla testimonianza di Gesù Cristo (Matteo 19:4-6; 24:37-39; Luca 11:49-51; 17:26-29,32; Giovanni 7:21-23; 8:44,56) re confermate dalla storia.

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Geova


Errata lettura del nome di Dio, derivante dall'unione delle consonanti del tetragramma יהוה, che non si pronunciava mai, con le vocali dell'altro nome Adonài (il Signore) che veniva pronunciato al suo posto.

Errato è anche il pretendere di dare un "nome proprio" a Dio, noi possiamo soltanto dire termini che significano i suoi vari attributi: Eterno, Signore, Dio, ma che non sono il "nome", per un motivo molto semplice: è sempre il maggiore che dà il nome al minore (Adamo diede il nome agli animali, i genitori danno un nome ai figli, Dio dà un nome ai suoi figli - ad es. Abrahamo - gli uomini danno un nome a tutte le cose che fanno o che scoprono) ma nessuno in tutto l'universo può dare un nome a Dio, perchè non c'è nessuno maggiore di Lui che possa darGli un nome, infatti Dio disse a Mosè, quando gli chiese il suo nome : Io sono Colui che sono! Nessun nome, ma solo "l'essente".

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Geremia (Libro di)

Il profeta Geremia era figlio di un sacerdote di nome Hilkia, di Anatoth, nel territorio di Beniamino (Ger. 1:1) .Venne chiamato, in una visione, ad esercitare il ministerio profetico. Era a quel tempo, un giovane consapevole della sua mancanza di maturità, di esperienza e di eloquenza, ma l'Eterno stese la mano, toccò la sua bocca e ispirò parole divine. Gli diede potere su nazioni e regni per strappare, abbattere, distruggere, ma anche per piantare e costruire. L'Eterno informò che si sarebbe urtato con violenta opposizione da parte dei capi, dei sacerdoti e del popolo, ma che i suoi avversari on avrebbero prevalso (1:4-10). Geremia cominciò a profetizzare il tredicesimo ano del regno di Giosia e continuò fino alla presa di Gerusalemme, il quinto mese dell'anno undicesimo di Sedekia (v. 2 e 3). Il profeta esercitò dunque il suo ministerio pubblico per 41 anni. Le sue profezie annunziavano la rovina della sua patria, per questo motivo si attirò l'odio del popolo. Il peso del messaggio che portava gli strappò lacrime amare, e addirittura il desiderio di non essere mai nato (15:10; 20:14-18) fu solo, incompreso, diffamato e perseguitato; non ebbe mai vita di famiglia, nè amici (16:1-9); spesso in carcere, non potè trovare consolazione e comprensione che presso il Signore, Egli non venne meno alla sua missione; costretto a rifugiarsi in Dio, Geremia capì in che cosa consiste la responsabilità individuale (17:9; 31:29-30). Questo profeta ci mostra in maniera sorprendente la comunione profonda che ogni uomo può avere con Dio.

Conferma archeologica: A Tahpanes, il prof. Petrie ha di recente trovato le rovine della casa di Faraone (43:9-10); essa era dotata di un solo ingresso, davanti al quale si trovava una vasta stanza con mattoni, ciò corrisponde esattamente alla descrizione fatta da Geremia. Nel 1935 e nel 1938 sono state scoperte le "lettere di Lakis" scritte su cocci di vasellame (ostraka). Gli studiosi sono d'accordo nel far risalire questi frammenti (circa 40 righe in ebraico) alla fine del regno di Sedekia. Si parla di un profeta il cui nome termina in iah, e si è potuto decifrare quanto segue: "...le parole del profeta, non sono buone...possono indebolire le mani di..." (cfr. Geremia 38:4) Anche se non vi figura il nome di Geremia, queste lettere riflettono interamente le circostazne della sua epoca e del suo libro.

Tratto dal Nuovo Dizionario Biblico di René Pache

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Gerico

Luogo di fragranza (Giosué 2:1)

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Germoglio

In ebraico nêtser. E' un giovane virgulto o pollone di un albero, selezionato e messo da parte per essere piantato e che richiede molta attenzione e cura.

Metaforicamente è il discendente di una famiglia. Così il Messia o Cristo è il germoglio (Isaia 11:1) che discende da antenati re.

Nazareth e Nazareno derivano probabilmente dalla radice ebraica (nêtser) di questo termine.

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Gerusalemme

Letteralmente significa possesso di pace.

Un documento egiziano della seconda metà del sec. XIX a.C. accenna a Urusalimum.

La corrispondenza di Tell el Amarna del sec. XIV a.C. fa riferimento alla città di Urusalim che probabilmente significa la città della pace.Gli Assiri la chiamavano Ursalimmu. i Romani e i Greci Hierosolyma.

Il primo riferimento a Gerusalemme nelle scritture è in Genesi 14:18 dove si parla di Melchisedek re di Salem che significa pace.

Sempre in riferimento ad essa in Giudici 19:10-11 e in 1 Crnache 11:4-5 si parla di Jebus o Gebus, probabilmente per il nome dei suoi abitanti i Gebusei.

Dopo la presa della città da parte di Davide, essa fu sempre chiamata Gerusalemme,in ebraico Jerûwshâla(y)im.

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Gesù

In graco Jesous e corrispondente all'ebraico Jehôshûa. Significa Jehôvâh salva. Dio salva.

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Getsemani

In greco Ghetsemani; letteralmente il nome significa frantoio. Il luogo era un uliveto ai piedi del monte degli ulivi, dove Gesù era solito ritirarsi a pregare (Luca 21:37; 22:39), e che divenne la scena della sua agonia (Marco 14:32; Luca 22:44).

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Ghere

La ghera (Esodo 30:13; Levitico 27:25) era il più piccolo peso ed anche la più piccola moneta fra gli ebrei. Aveva il valore di un ventesimo del siclo del santuario.

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Ghergheseni

Vedi Gadareni

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Ghershom

Straniero là (Esodo 2:22)

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Ghilgal

Rotolare, quindi rimozione.

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Ghittea

Strumento musicale fabbricato in Galaad (Salmo 8:81;84 titoli)Probabilmente significa: Appartenente a Gath. Inoltre denota lo stile e il metodo che era usato per cantare in Gath. La parola in ebraico significa: un torchio per spremere l'uva. La frase "sulla ghittea", usata nei salmi citati, si riferisce a qualche melodia usata nella stagione della vendemmia.

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Giacobbe

Inizialmente si chiamava Giacobbe (Genesi 25:36) che in ebraico è Jaacôb e significa colui che prende per il tallone, il soppiantatore; in seguito Dio stesso gli cambiò il nome in Israele, che in ebraico è Ysra'el (Genesi 32:28) e significa colui che lotta con Dio.

Era figlio di Isacco e Rebecca e gemello di Esaù. Nacque nel 1836 a.C. e poiché nacque dopo Esaù era considerato il fratello minore (Genesi 25:21-26).

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Giobbe

Autore: Sconosciuto
Data di redazione: Molto discussa,le valutazioni dei critici vanno dall'epoca patriarcale fino al IV sec. a.C.Tuttavia il più attendibile sembra il periodo di Salomone, perchè il libro si avvicina molto alle prime opere sapienziali. Vi si trovano, per esempio, forme di pensiero simili a quelle dei Proverbi (cfr Giobbe 15:8 e cap. 28 con Proverbi 8).

E' il primo dei libri sapienziali, e Giobbe è un personaggio storico, anche se non viene indicato come l'autore del libro: Ezechiele 14:14,20 e Giacomo 5:11 ne parlano; egli è realmente vissuto all'epoca dei patriarchi, come dimostrano la sua età avanzata, i molteplici riferimenti geografici presenti nel testo, e l'assenza di una qualsiasi allusione alla legge, al Tabernacolo e al Tempio. In questo libro, l'alta concezione di Dio e le considerazioni sull'uomo, su Satana, sulla giustizia, sulla redenzione e sulla risurrezione mostrano come in quest'epoca remota, la rivelazione era già molto importante prima ancora che avesse inizio la redazione del Nuovo Testamento.

Questo libro illustra l'assoluto controllo di Dio sugli eventi del mondo, affinchè si possano compiere i suoi buoni propositi. Questo libro dovrebbe incoraggiare coloro che soffrono a confidare sempre nella bontà di Dio.

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Gioele

Letteralmente significa l'Eterno è Dio. Era figlio di Pethuel (Gl. 1:1). Dai suoi scritti sembra di capire che egli visse in Giuda e profetizzò probabilmente in Gerusalemme.

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Giona

Giona visse all'epoca di Geroboamo II (2 Re 14:25) e fu uno dei profeti di Israele. Il suo nome significa colomba. Giona ha il privilegio di essere stato il primo missionario in un paese straniero.

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Giona (Libro di)

Quinto libro dei "profeti minori", redatto nel VIII sec. a.C., autore Giona, Tema: La misericordia divina.

Il libro può essere suddiviso in quattro sezioni:

  1. Disubbidienza e fuga di Giona (1:1-11)
  2. Giona e il gran pesce (1:12-2:11)
  3. Il più grande risveglio spirituale della storia (3)
  4. Misericordia infinita di Dio (4)

 

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Gionathan

Letteralmente significa Jehovah ha dato (1 Samuele 13:2)

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Giosafat

Letteralmente significa l'Eterno giudica.

Figlio e successore di Asa (1 Re 15:24; 2 Re 8:16; 2 Cronache 17:1-21,3).

E' pure la valle di Giosafat, il luogo nel quale l'Eterno alla fine dei tempi radunerà tutte le nazioni e le giudicherà (Gioele 3:2,12).

Dal IV sec. d.C. si è identificata la valle di Giosafat con quella del Kidron.

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Giosuè

Significato del nome: ebr. Yehōshū'a, L'Eterno è salvezza

Collaboratore e successore di Mosè. Il suo nome era dapprima Hoscea (Numeri 13:8,16). Era discendente di Efraim e figlio di Nun. Guidò gli Israeliti alla vittoria sopra Amalek a Refidim(Esodo 17:8-16). Era con Mosè sul Sinai quando il popolo fabbricò il vitello d'oro. All'età di 40 anni , in qualità di rappresentante di Efraim venne designato con altri 11 israeliti per andare alla ricerca dei punti deboli di Canaan; ed insieme a Caleb furono gli unici a sforzarsi a persuadere il popolo che occorreva avanzare ed impadronirsi del paese senza timore. Dio li ricompensò per la loro fedeltà e fede, prolungando la loro vita e permettendo loro di entrare nella terra promessa.Alla fine dei 40 anni trascorsi nel deserto, Mosè, dietro ordine di Dio, pose Giosuè davanti al sacerdote e a tutta la raunanza a Sittim per conferirgli ufficialmente la successione. E poco prima di morire Mosè entrò nel tempio affinche Giosuè fosse consacrato dal Signore stesso alla carica di conduttore del popolo d'Israele.

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Giosuè (Libro di)

Autore: Incerto, ma molto probabilmente è Giosuè.
Data di redazione: 1407-1383 a.C. ca.

Questo libro narra la storia della conquista della Terra Promessa da parte d'Israele. E' il primo libro che porta il nome dell'eroe della narrazione. Gli avvenimenti narrati coprono un periodo di circa trent'anni. Il libro illustra questo principio: nel momento in cui un figlio di Dio entra in possesso di ciò che il Signore gli ha promesso qui sulla terra (Efesi 1:3) entra in conflitto con le potenze del male e con Satana stesso, ma ne esce vittorioso.

Generalmente il passaggio del Giordano è figura del morire, e Canaan è figura del cielo. Canaan rappresenta un livello più alto della vita del credente, il quale è conquistato attraverso la battaglia spirituale. I Cananei rappresentano i nostri nemici spirituali, le forze del male. Le battaglie d'Israele rappresentano le battaglie della fede. Il riposo ottenuto da Israele dopo le conquiste rappresenta il riposo dell'anima. Il trattare degli Israeliti con i Gabaoniti rappresenta il vizio dei peccati profondamente radicati e non ancora distrutti.

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Giubileo

In ebraico Jôwbêl che significa grido di gioia, squillo di tromba, con cui si dava inizio al giubileo (Levitico 25:8,22); era pure chiamato l'anno della liberazione (Ezechiele 46:17).

Dopo sette cicli di anni sabatici, e cioè 49 anni, allafine del quarantanovesimo anno, il decimo giorno del settimo mese (Ethanin o Tishri), e cioè il giorno stesso dell'espiazione, si doveva far squillare la tromba in tutto il paese per annunciare l'anno del giubileo, un anno sacro per il popolo d'Israele (Levitico 25:8-12).

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Giuda

Significa Celebrato, lodato (Genesi 29:35).

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Giudaismo

È il nome dato alla cultura e all'organizzazione socio-religiosa del popolo d'Israele dopo l'Esilio. Dal punto di vista religioso, il giudaismo dà vita a una grande ricchezza di espressioni (letteratura, speranze, interpretazione della Torah...) e di movimenti (battisti, esseni, farisei, apocalittici, ecc.), ma si caratterizza per il posto riservato alla Legge e per la posizione presa nei confronti del tempio. Si distingue il giudaismo palestinese dal giudaismo ellenistico, quello cioè della Diaspora (una distinzione abbastanza relativa).

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Giudeo

dal lat. Idaeus, gr. Ioudaios, ebr. Yehūdī. Che apparteneva alla tribù di Giuda o del regno di Giuda(2 Re 16:6; 25:25). Questo nome prese in seguito un significato più ampio, comprendendo tutti gli Ebrei tornati dalla cattività. Infine il termine incluse tutte le persone di questa razza, disperse nel mondo (Ester 2:5; Matteo 2:2). La loro lingua venne chiamata anch'essa più tardi lingua dei Giudei o giudaica (2 Re 18:26; Nehemia 13:24). 

Nuovo Dizionario Biblico di René Pache

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Giudici (Libro dei)

Autore: Incerto, anche se secondo tradizione viene indicato Samuele.
Data di redazione: 1086-1035 a.C. ca.

Questo libro deve il suo nome a dodici uomini ed una donna stabiliti come giudici dei quali marra le vicende. Dio li aveva suscitati come liberatori per affrancare Israele ai tempi del declino e del frazionamento sopravvenuti alla morte di Giosuè; infatti nessuno in Israele era in grado di esercitare l'autorità come lui aveva fatto. Il ciclo che caratterizza Israele nel corso della storia (ribellione, castigo, pentimento, restaurazione) segna in modo particolare questo periodo. Quello di Giosuè è un libro di vittorie, quello dei Giudici è un libro di sconfitte.

I giudici furono scelti in tribù diverse, ma nessuno di loro riuscì ad estendere la propria giurisdizione alla totalità del territorio d'Israele; alcuni esercitario soltanto un'attività locale. Per un periodo di tempo limitato l'amministrazione dei vari giudici fu addirittura simultanea.

Giudici descrive in un modo importante la potenza della preghiera, Dio, infatti, rispose agli Israeliti quando essi gridarono a Lui per un aiuto.

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Giuseppe

In ebraico è Jôsêf e significa possa Egli aggiungere.

Era figlio di Giacobbe e Rachele e nacque mentre suo padre era ancora al servizio di Labano in Paddam- Arram (Genesi 30:22-34) nel 1745 a.C.

Dopo la sua esperienza di prigionia, viene chiamato dal Faraone Tsofnath-Paneah, e cioè abbondanza di vita abbondanza di cibo per il vivente (Genesi 41:1-9); gli dà quindi in moglie Asenath, figlia di un sacerdote di On, dalla quale ha due figli: Manasse e Efraim (Genesi 41:45-52).

Prima di morire Giuseppe assicura i fratelli che Dio li visiterà, quindi li fa giurare che allora avrebbero portato via dall'Egitto le sue ossa. 

Giuseppe muore all'età di 110 anni Genesi 50:22-26( nel 1635 a.C.)

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Giustificazione

Atto mediante il quale l'Iddio tre volte santo dichiara che il peccatore credente è divenuto giustoo ed accetto dinanzi a Lui, poichè Cristo ha portato il suo peccato sulla croce, essendo stato "fatto ...giustizia" in favor suo (1 Cor. 1:30). La giustizicazione è gratuita, cioè totalmente immeeritata (Rom. 3:24).Essa è tuttavia giusta oin quanto Dio non passa semplicemente un colpo di spugna sui nostri peccati, a detrimento della sua santa legge. Questa legge è stata soddisfatta èerfettamente in Gesù Cristo, che l'ha perfettamente adempiuta ed ha subito per noi tutta la sua condanna.

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Gnosticismo

Corrente filosofico-religiosa, diffusasi nel sec. II d.C. in contatto con il cristianesimo (ma rinviante anche a elementi mitici, neoplatonici e orientali), secondo la quale la beatitudine e la salvezza dipendono dal raggiungimento della conoscenza perfetta del divino e del vero, raggiungibile soltanto mediante la rivelazione.

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Grazia

Trattasi di una delle parole più usate dalla Bibbia nel Nuovo Testamento. Infatti, qui noi la leggiamo più di settecento volte. Il Suo significato più comune è quello di una «BENEVOLENZA» ossia un favore ricevuto immeritatamente. Ciò per indicare chiaramente il grande favore che Dio ha concesso all'uomo donando benedizione e salvezza non a motivo delle sue opere, dei suoi meriti o privilegi, ma solo per la Sua meragliosa grazia. Ogni grazia di Dio ci è concessa per mezzo di Gesù ed in risposta alla nostra fede in Lui.

«...mediante il quale (Gesù Cristo nostro Signore) abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio!» (Rom.5:2)

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I

Imposizione delle mani

Atto simbolico consistente nel posar le mani su una perwsona o su un animale per trasmettergli una potenza, un dono o anche una maledizione. Nel sacrificio annuo per le espiazioni, il sacrificatore poneva le mani sul capo del capro vivente confessando su lui le iniquità d'Israele. Metteva così su lui i peccati del popolo. Caricato degli errori di Israele, il capro ancora vivo le portava con sè nel deserto (Levitico 16:20-22): Si trattava di un rito di trasmissione. Mosè consacra il suo successore Giosuè imponendogli le mani, trasmettendogli così la sua dignità ed il suo potere (Numeri 27:18-23; Deuter. 34:9), ma si potevano trasmettere anche le maledizioni (Levitico 24:14). Un padre benediceva i suoi figli imponendo loro le mani (Genesi 48:14).

Nel Nuovo Testamento l'imposizione delle mani significa sempre benedizione. Gesù opera in questo modo parecchie guarigioni (Matteo 9:18; Marco 5:23; 6:5; 8:23-25 ecc.)compie questo gesto per benedire i fanciulli (Marco 10:16). Lo si menziona anche a proposito di certe guarigioni nel libro degli Atti (9:12,17; 28:8). A volte mediante l'imposizione delle mani viene comunicato il dono delo Spirito Santo (Atti 8:17; 19:6). Nella chiesa di Gerusalemme gli apostoli consacrano i loro collaboratori mediante l'imposizione delle mani (6:6) Paolo, Barnaba e poi Timoteo vengono introdotti nelle loro funzioni con questo rito (13:3; 1 Timoteo 4:14; 2 Timoteo 1:6) Questa cerimonia non è un'ordinazione che serva a stabilire una funzione o un privilegio gerarchico; ne è la riprova la duplice imposizione ricevuta da Paolo, a Damasco (Atti 9:17) e ad Antiochia (13:3). L'imposizione conferma in questo caso il dono spirituale che solo lo Spirito Santo conferisce. Ci si deve guardare dal concederla con precipitazione a chiunque (1 Timoteo 5:22). Nulla nella Scrittura permette di vincolare obbligatoriamente la ricezione d'una grazia al rito dell'imposizione delle mani. Iddio resta sovrano e libero nell'impiego dei suoi mezzi, e la regola resta che "il giusto vivrà per fede". In tutto il libro degli Atti solo due passi menzionano questo rito in relazione allo Spirito Santo (8:17; 19:6). Nel caso di Saulo (9:17) l'imposizione delle mani da parte di Anania sembra piuttosto aver a che fare con la sua guarigione. Sarebbe quindi erroneo pensare che l'imposizione sia necessaria per ricevere lo Spirito Santo, allorchè tanti testi parlano della sola condizione della fede (Giovanni. 7:39; Galati 3:2,13,14; Efesi 1:13; ecc.) Lo stesso è vero per la guarigione: Cristo e gli apostoli hanno utilizzato i mezzi più svariati: tocco della mano (Matteo 8:3), parola(vv. 13,16), azione a distanza (15:28), saliva (Marco 8:23), preghiera (Atti 9:40), panni (19:12), ecc. Il grande testo di Giacomo 5:14,15 parla d'unzione d'olio e di preghiera della fede, ma non di imposizione delle mani. E' chiaro infine che si può essere chiamati al ministero direttamente da Dio, senza obbligo di imposizione delle mani. Abbiamo visto che la chiesa primitiva si serviva di questo rito, ma nessun testo ne fa una legge, e lo Spirito soffia dove vuole (cfr. Giovanni 3:8; Numeri 11:26-30; Luca 9:49,50) Resta evidente, tuttavia, che l'uomo chiamato e reso qualificato da Dio (come p. es. Paolo -Galati 1:1), eserciterà il suo ministero nel quadro del corpo di Cristo e per l'utilità comune (1 Corinzi 12:7; Efesi 5:21).

Tratto dal Nuovo Dizionario Biblico di René Pache

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Iota

E' la lettera greca che corrisponde alla i italiana e alla lettera ebraica yod, la più piccola lettera consonante dell'alfabeto ebraico (Matteo 5:18).

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Isaia (Libro di)

Significato del nome: forma greca dal'ebraico l'Eterno ha salvato. Prpfeta di Giuda durante i regni di Uzzia, Jotham, Achaz ed Ezechia (Isaia 1:1; cfr. 6:1; 7:3; 14:28;20:1-2; capp. 36-39). Era figlio di Amots, da non confondere con il profeta Amos. Poche le indicazioni sulla sua personalità. Secondo alcuni èassi si rivela carattere umile e compassionevole (6:5; 16:9; 21:3; 65:2). Altrettanto poche le indicazioni sulla sua famiglia. Suo padre era Amots, di cui si parla anche in 2Re 19:2. Secondo Isaia 7:3 e 8:13,18 il profeta era sposato e padre di almeno due figli. La tradizione ebraica riferisce che Isaia morì martire sotto l'empio re Manasse. Secondo quella tradizione sarebbe stato condannato a morte per aver osato dire di aver visto Dio (Isaia 6) ed essersi permesso di paragonare Gerusalemme a Sodoma e Gomorra (1:9; 3:9). Un'altra tradizione vuole che sia stato messo a morte per aver per mezzo dei suoi oracoli aggiunto qualcosa alla legge di Mosè o averla contraddetta. Si racconta che essendosi il profeta rifugiato nel tronco cavo di un cedro, il re avrebbe ordinato di segare l'albero insieme a lui. L'autore dell'epistola agli Ebrei fa forse allusione a questa tradizione (11:37).

L'attività di Isaia durò 60 anni, dalla morte del re Uzzia, nel 758, all'inizio del regno di Manasse, verso il 698.

Il messaggio di Isaia: Spinto dallo Spirito Santo, il profeta denuncia le infedeltà del suo popolo. Egli vede in esse la causa prima delle sventure che si abattono sul regno del NOrd, minacciando espressamente Giuda di un castigo simile a scadenza più o meno breve. Egli rimprovera al suo popolo la superstizione, il formalismo, l'idolatria, la crudeltà e l'immoralità. Ma egli stigmatizza anche i peccati dei nemici di Giuda ( di Babilonia 13; 24; 47; di Tiro 23; dell'Assiria 10; 33; di Edom 34;35).

Tuttavia il suo messaggio non smette di far udire la voce della speranza: Questa nota domina la sua opera. Se redice al suo popolo la cattività e lunghe sofferenze, annunzia anche il ritorno dall'esilio e la liberazione (cap 40). Precisa anche il nome del suo liberatore, e ciò, quasi due secoli prima della sua nascita, nella persona di Ciro (44:28; 45:1,13). E aldilà della visione della liberazione di Giuda e della sua restaurazione (capp 44;45;60;61), il profeta, il cui messaggio è essenzialmente messianico, ha la visione sublime del servo dell'Eterno. Questo Ebed Yahweh verrà non solo per soccorrere Israele, ma per spandere su tutti i popoli della terra il suo Spirito di pace, di giustizia e di salvezza. Questo servitore si rivela in definitiva al profeta sotto le fattezze dell'uomo di dolore , del Messia che porta i peccati del mondo, che mediante la sua sofferenza e la sua espiazione, diventerà il Messia vittorioso e il Salvatore degli uomini. Questa visione, la cui più alta espressione si trova in Isaia 52:13-53, permette di chiamare Isaia il quinto evangelista.

Tratto dal Nuovo Dizionario Biblico di René Pache

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Ispirazione

Influenza determinante dello Spirito di Dio nell'anima e nello spirito di un uomo perchè egli comunichi esattamente il pensiero e la volontà di Dio (2 Pietro 1:20-21; 2 Tim. 3:16; cfr. Rom. 15:4; 1 Cor. 10:11). Le parole dei profeti e degli apostoli erano ispirate da Dio quando essi comunicavano un messaggio da parte sua (2 Cron. 20:14-18; cfr. v. 22-23; 1 Tess. 2:13). Questo vale anche per i loro scritti: nemmeno uno iota deve sparire dalla Legge (Matteo 5:17-19; 24:35). La Scrittura ispirata da Dio è pura (Salmo 12:7; 18:31), santa (2 Tim. 3:15), sufficiente (Deut. 13:1; Prov. 30:6; 1 Cor. 4:6; Apoc. 22:18-19), rivelatrice nei riguardi di Dio e delle sue intezioni (Geremia 29:11-14; Salmo 32:8; Giovanni 20:30-31), nei riguardi del diavolo (Gen.3:1-6; Giob. 1:9-11; Zac. 3:1-2) e nei riguardi dell'uomo stesso (Giacomo 1:23-24).

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J

Jehôvâh

dall'ebraico הוה' (reso con Eterno - Nuova Diodati),  il tetragramma YHWH. Nell'originale ebraico mancavano le vocali, che furono aggiunte dai Masoreti solo nel secolo VI d.C. 

YHWH era impronunciabile e inoltre, e veniva considerato troppo sacro per nominarlo; infatti quando gli ebrei lo incontravano nei testi sacri pronunciavano Adônâi, e questo dura ancora oggi. 

Nell'Antico Testamento YHWH ricorre ben 6499 volte. Purtoppo la lingua italiana non può evidenziare certi particolari che si trovano invece nell'ebraico: come esiste una forma abbreviata per Elohîm (El), così esiste una forma abbreviata per YHWH, che è usata 70 volte YHA (esmpio Esodo 15:2) viene anche questa tradotta con Eterno.

Il vero significato di YHWH si trova in Esodo 3:14, quando Dio si rivela a Mosè dal roveto ardente. Dio disse a Mosè: "Io sono Colui che sono", (in ebraico ehueh asher ehyeh).

Poi disse. " Dirai così ai figli d'Israele: L'IO SONO mi ha mandato da voi" In entrambi i nomi, quello di ehyeh e di YHWH,  lìidea fondamentale è quella di autosufficienza e di autoesistenza. YHWH è diverso da ogni altro essere; Egli è perché Egli è, e la causa del suo essere è in Lui stesso.

Inoltre Egli è la causa di ogni altro essere, Egli ha creato tutte le soce. I patriarchi Abrahamo ed Isacco conoscevano già il nome YHWH (Genesi 12:8; 13:4; 26:25). Rivelandosi a Mosè Dio si prensento infatti come il Dio di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe (Esodo 1:15) che era appunto YHWH.

Il nome YHWH mette pure in evidenza la santità di Dio. Nel racconto di Genesi 2 (che rispecchia la santità di Dio), dove Dio pone l'uomo nel giardino dell'Eden, comandandogli di non mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male, il nome di YHWH ricorre ben 11 volte.

Nel racconto della tentazione e del peccato di Genesi 3, invece, nè il serpente nè Eva usano mai il nome di YHWH.

YHWH è nuovamente usato nel brano seguente, quando Dio viene nel giardino a cercare l'uomo, e parla quindi al serpente, alla donna e ad Adamo e fa delle tuniche di pelle per Adamo e sua moglie. L'intima associazione tra YHWH e santità di Dio appare chiaramente anche nel passo di Isaia 6:3.

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K

Kénosi

(dal greco kénosis "vuoto, spogliazione"). Termine greco usato da san Paolo per dire che nell'incarnazione il Verbo di Dio si è spogliato dei segni della divinità (Fil 2,5-11), lasciata intravedere solo nella trasfigurazione. Suprema kénosi è la croce: i soldati si divisero anche le vesti di Gesù (Mt 27,35).

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Kérigma

(dal greco kerigma, "annuncio, messaggio"). Termine greco per indicare il nucleo centrale del cristianesimo, che non è tanto predicazione di una dottrina, ma proclamazione gioiosa dell'evento straordinario della salvezza: Gesù Figlio di Dio è morto per salvarci ed è risorto (Lc 24,44-48).

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L

Lamentazioni

Significato del nome: elegia

Libro della Bibbia che si trova fra quelli di geremia e Ezechiele. Nel canone ebraico si trova con gli Agioografi (Scritti Sacri) tra Ruth e l'Ecclesiaste. I capp 1,2,4, e 5 hanno ciscuno 22 versetti; il cap 3 ne ha tre volte 22, cioè 66. Nei capp. 1,2 e 4 ogni versetto comincia successivamente con una delle 22 lettere dell'alfabeto ebraico. Al cap. 3 i primi tre versetti cominciano ciascuno con alef, i tre seguenti con beth, e così di seguito. Quanto al cap. 5 non ha forma di acrostico.

L'autore, secondo i LXX è Geremia, opinione condivisa dalla Vulgata, dai Targum, dal Talmud e dalla traduzione.

La critica moderna generalmente non considera Geremia come autore delle lamentaazioni, ma le pone tuttavia tra il 586 a.C. (distruzione di Gerusalemme) e il 538 (ritorno dall'esilio); il riconoscimento della composizione al tempo di Geremia ed il rifiuto di ammettere come autore il profeta non trovano spiegazione. Gli argomenti della critica sono poco probanti e portano ad una completa confusione circa l'identità del vero autore. Al contrario, tutto nel libro, la situazione storica, la testimonianza di un testimone oculare, come lo stile e il vocabolario, postula la piena autorità a Geremia. Egli ha composto il libro, a quanto pare, sulle rovine fumanti di Gerusalemme, verso il 585 a.C.

Argomento delle cinque elegie: la presa e la distruzione di Gerusalemme, le sofferenze di ogni genere patite dai difensori. Il poeta celebra la giustizia dell'Eterno e si lamenta per l'iniquità della nazione, giacchè la catastrofe è la conseguenza dei peccati del popolo, dei falsi profeti e dei sacerdoti. La nazione personificata, gemente sulla sua sorte, figura in parecchi passi (1:9,11,12-22; 2:18-22) il profeta rappresentante della collettività, parla in prima persona (2:11; 3:1-51 ed anche i vv 52-66) Egli chiama i suoi al ravvedimento; nel mezzo della peggiore tragedia egli vuole malgrado tutto sperare nell'Eterno (3:21-33). La patetica domanda finale "Ci hai forse interamente rigettati, o sei tu grandemente adirato contro di noi?" (V. Nuova Diodati) riceverà una risposta consolante attraverso tutta la Santa Scrittura, con la venuta ed il trionfo del Messia, il liberatore di Israele.

Tratto dal Nuovo Dizionario Biblico di René Pache

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Legge

(in ebraico si dice Toràh, "istruzione"). Nome dato ai primi cinque libri della Bibbia o Pentatéuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronòmio). Gesù non la abolisce ma la porta a pieno compimento (Mt 5,17-18). A 12 anni si diveniva bar-mizwah, "figli della legge" (Lc 2,41-50).

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Levita

I leviti erano i discendenti di Levi, che Dio aveva appartato per portare l'arca e per il servizio del tabernacolo o tenda di convegno (Deut. 10:8) e come aiutanti alle dipendenze dei sacerdoti (Numeri 3:5-9). I sacerdoti, pure Leviti, erano i discendenti dei figli di Aronne, Eleazar e Ithamar (Esodo 6:23; Levitico 10:6), perchè i figli maggiori di Aronne, Nabad e Abihu, erano morti in seguito all'aver offerto un fuoco illecito o profano, che Dio non aveva comandato (Levitico 10:1-2).

I Leviti prendevano il posto di goni primogenito maschio d'Israele, essi erano particolare proprietà di Dio (Numeri 3:12-13; 8:9-14) e dovevano essere riscattati all'età di un mese con cinque sicli d'argento (Numeri 18:16). Essi entravano in servizio a trent'anni e terminavano a cinquant'anni (Numeri 4:2-3). Per meglio ordinare il loro servizio, Mosè divise i Leviti in tre gruppi, in base alla loro discendenza dai rispettivifigli di Levi: Ghershon, Kehath e Merari (Numeri 3:17-37). I Leviti non ebbero alcuna parte in eredità del paese di Canaan ma ad essi, in cambio del loro servizio prestato al tabernacolo, erano devolute tutte le decime d'Israele (Numeri 18:20-21).

I Leviti compaiono raramente nel Nuovo Testamento e, quando ciò avviene, essi si rivelano solitamente rappresentanti di una classe religiosa che pratica un culto esteriore e senza alcun sentimento ed amore (Luca 10:32).

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Levitico

Significato del nome: il titolo italiano è tratto dalla Versione dei LXX , deriva dal nome di Levi, antenato della tribù sacerdotale, uno dei dodici figli di Giacobbe (Genesi 46:1-27).
Autore: Mosè
Data di redazione: intorno al 1446-1410 a.C.

Questo libro è il manuale della Legge di Dio; ed è interamente consacrato al culto reso a Dio dal popolo riscattato: ne è la prova l'uso frequente di termini in relazione alla santità e ai sacrifici. La Bibbia ebraica intitola questo libro con la sua parola iniziale, Wayyqra, che significa "Ed Egli chiamò".

La nozione di sacrificio ispira il vocabolario di questo libro: i termini "sacerdote", "sacrificio", "sangue","offerta" sono molto frequenti; il termine ebraico qodesh , tradotto con "santità" o "santo", viene menzionato più di 150 volte; e a più riprese compare una frase caratteristica: "Siate santi, perchè Io sono santo" (Levitico 11:44-45; 19:2; 20:7,26).

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Lutero

Martin Lutero (Martin Luther), il grande riformatore tedesco, nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben, una cittadina nella Turingia, regione centro-orientale della Germania. Suo padre, Hans Luther, originariamente un contadino, fece fortuna come imprenditore nelle miniere di rame, mentre la madre, Margarethe Ziegler era una massaia.

Nel 1484, proprio poco dopo la nascita del piccolo Martin (primogenito di sette fratelli), i genitori si trasferirono nel vicino paese di Mansfeld, in seguito alla nomina del padre a magistrato - grazie alla rilevante fortuna acquisita - di quella cittadina. A Mansfeld Lutero frequentò la scuola di latino mentre nel 1497 si recò a Magdeburgo per intraprendere gli studi presso la scuola dei Fratelli della Vita Comune, fondati dal mistico Geert de Groote. Tuttavia Lutero vi rimase solo per un anno, andando a vivere successivamente da alcuni parenti ad Eisenach, dove risedette fino al 1501.

In quell'anno il padre lo inviò ad iscriversi all'università della città imperiale di Erfurt dove il giovane studiò arti liberali, conseguendo il baccalaureato nel 1502 e il titolo di magister artium nel febbraio 1505. E fu proprio il 1505 un anno cruciale per Lutero: secondo i suoi biografi, il 2 luglio, ritornando ad Erfurt dopo una visita ai genitori, vicino al villaggio di Stotternheim incappò in un violento temporale durante il quale fu quasi ucciso da un fulmine. Si racconta che nella tormenta Lutero, terrorizzato, fece voto a Sant'Anna che se fosse sopravvissuto avrebbe preso i voti.
Il temporale passò e lo studioso mantenne la promessa due settimane più tardi.
Naturalmente, l'episodio del temporale affrettò probabilmente un'evoluzione già in corso da tempo e non fu, come si vuol troppo semplicisticamente credere, un'illuminazione improvvisa.

Ad ogni modo entrò, contro la volontà paterna, nel convento agostiniano-eremitano di Erfurt, dove pronunciò i voti nel 1506, e dove venne ordinato sacerdote il 3 Aprile 1507. La regola dell'Ordine prescriveva una sistematica lettura della Bibbia. In breve Lutero acquistò una conoscenza straordinaria della Sacra Scrittura.

In convento, inoltre, sotto la guida del frate superiore Johann Staupitz, si dedicò allo studio degli scritti di Aristotele, Sant'Agostino, Pietro Lombardo e del filosofo scolastico Gabriel Biel, commentatore del pensiero nominalista di Guglielmo di Ockham, il cui orientamento teologico era dominante presso gli agostiniani.

Nel 1508, dietro raccomandazione di Staupitz, gli venne assegnata una cattedra di filosofia morale ed etica aristotelica all'università di Wittenberg, appena fondata nel 1502 dal principe elettore Federico III di Sassonia, detto il Saggio.

Nelle sue riflessioni stava prendendo corpo la convinzione che le nostre opere non possono essere altro che peccaminose, perché la natura umana è solo peccato. Il corollario, sul piano delle fede, è che la salvezza è concessa da Dio per la sola fede e la sola grazia.

Da Wittenberg il futuro riformatore si recò nel 1510 a Roma, assieme al suo maestro Johann Nathin, per portare una lettera di protesta in merito ad una diatriba interna all'ordine agostiniano. Lutero ne approfittò per visitare la città, facendo il giro dei luoghi santi, per guadagnare, come era consuetudine, indulgenze.
La prassi delle indulgenze, nata durante le crociate, prevedeva inizialmente che chi non poteva rispondere fisicamente all'appello dei Papi per la liberazione dei luoghi santi, si concedeva la possibilità di una partecipazione mediante un contributo in denaro accompagnato da pratiche spirituali. In seguito il principio andò estendendosi ad altre opere buone. Le indulgenze si trasformarono poi in un grosso affare bancario. La concessione dell'indulgenza ai vivi e ai defunti era dilatata al massimo ed era liberata in gran parte degli obblighi spirituali riducendosi al puro versamento del denaro.

Il 31 ottobre 1517 Lutero scrisse una lettera ad Alberto di Hohenzollern Brandeburgo, arcivescovo di Magdeburgo e di Magonza, e al vescovo di Brandeburgo, Schultz, chiedendo di ritirare la "Instructio" che disciplinava la concessione delle indulgenze e di dare doverose disposizioni. La lettera era accompagnata dalle famose 95 tesi, in cui si trattava il problema dell'indulgenza.
Solo in seguito, alla mancata risposta da parte dei vescovi egli si decise di far conoscere le sue tesi dentro e fuori Wittenberg. Le 95 tesi non respingono del tutto la dottrina delle indulgenze, ma ne limitano molto l'efficacia, soprattutto sottraendola al solo atto formale dell'offerta.
Le 95 tesi, tuttavia, non sembrarono ancora un aperto invito alla ribellione (vi affiora infatti l'immagine di un Papa non informato a sufficienza degli abusi).

Nell'ottobre del 1518, però, Lutero invitava il Papa a convocare un Concilio, riconoscendo ancora implicitamente un'autorità della Chiesa superiore al Papa. Si trattava in ogni caso del famoso appello al Concilio contro il Papa, già severamente condannato da Pio II con la bolla "Execrabilis" del 1459.
L'anno seguente, il 1519, Lutero negava pure l'autorità dei Concili. La Sola Scrittura, in pratica solo la Bibbia, e non il Magistero della Chiesa, dovevano considerarsi fonte di verità, tutte considerazioni poi approfondite in alcuni celebri scritti.

Con il presentare sulla base del principio "Sola fede, sola grazia, sola Scrittura", intendendo cioè il rapporto tra Dio e l'uomo come diretto e personale, Lutero eliminava la Chiesa quale mediatrice mediante i Sacramenti. Essi, infatti, erano ridotti al solo Battesimo e alla sola Eucarestia, sia quale detentrice del magistero. Affermazioni che non potevano non provocare un enorme scandalo, che infatti diede origine alla scissione da Santa Romana Chiesa e diede il via a quell'enorme rivoluzione culturale che va sotto il nome di Protestantesimo.

Dopo aver sconvolto con la sua Riforma l'Europa e l'equilibrio fra gli Stati, Lutero muore a Eisleben, sua città natale, il 18 febbraio 1546.

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M

Messia (Cristo)

Forma greca dell'aramaico mᵉshīhā e dall'ebraico māshīhā, l'unto; in greco Christos. In ebraico la parola messia indicava colui che era unto di olio santo, come il sommo sacerdote (Lev. 4:3; 10:7; 21:12) ed il re (2 Sam. 1:14,16). Questo titolo viene attribuito ai patriarchi Abrahamo, Isacco, e a Cirso, re di Persia, ai quali erano stati affidati gli interessi del regno di Dio (Salmo 105:15; Isaia 45:1). Quando Iddio promise a Davide che il trono e lo scettro sarebbero restati sempre nella famiglia (2 Sam. 7:13), la parola "unto " acquistò il significato particolare di rappresentante della "stirpe reale di Davide" (Salmo 2:2; 18:50; 84:9; 89:38,51; 132:10,17; Lam.4:20; Habacuc 3:13). Il titolo di messia per eccellenza fu attribuito alla persona del Principe annunziato nelle profezie (Dan. 9:25,26; Num. 24:17-19). Lo si chiamava "Messia" come anche "Figlio di Davide" (Giov. 1:41; 4:25; il testo Matteo 1:1 non ha la parola "Messia" ma la sua traduzione greca Christos.).

Per i credenti ebrei e i cristiani il Messia è l'unto, cioè colui che ha ricevuto, mediante lo Spirito di Dio, che riposa su di Lui, il potere di liberare il suo popolo e di stabilire il suo regno.

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Mondo

dal greco cosmos. Questo termine comporta nella Bibbia differenti significati che è interessante distinguere.

1. L'universo. E' tutto il mondo creato da Dio, "i cieli e la terra" fatti dalle sue mani (Genesi 1:1) che il Nuovo Testamento designa con il termine cosmos.  Iddio ha creato con la sua potenza perfino gli atomi della polvere del mondo (Proverbi 8:26; Geremia 10:12). Lo ha creato insieme al suo divino Figlio (Ebrei 1:2), che coesisteva con lui prima della fondazione del mondo (Giovanni 17:5). Egli ha suscitato il mondo mediante la sua parola (Ebrei 11:3; Giovanni 1:10). Questo mondo appartiene al suo Creatore (Salmo 24:1; 50:12). Finché regna l'Eteerno, il mondo non vacilla (93:1; 96:10; 1 Cronache 16:30). E' agli occhi di tutti gli uomini una dimostrazione delle perfezioni invisibili di Dio, sufficiente a stabilire la loro responsabilità (Romani 1:20).

2. La terra abitata. "Porgete orecchio, voi tutti gli abitanti del mondo" (Salmo 49:1). L'evangelo sarà predicato "per tutto il mondo... a tutte le genti" (Matteo 24:14). La parte della terra conosciuta all'epoca dei patriarchi e di Mosé era molto limitata (Genesi 10). A sud essa partiva dalle montagne situate ad est del Golfo Persico e giungeva al Nilo. A nord andava dal Mar Caspio alle isole greche. In altri termini, questo territorio misurava, da est ad ovest circa 2500 km. Da nord a sud non aveva che 1500 km circa. Includendo l'Arabia meridionale, la distanza da nord a sud arrivava a quasi 2400 km. Il "mondo" conosciuto raggiungeva quindi pressapoco 6.000.000 di km2 una grande parte dei quali era occupata dal mare, di modo che la superficie delle terre equivaleva quasi a metà dell'Europa. Nella parte settentrionale di questo territorio , su uno spazio equivalente ad un quarto circa dell'Europa, si svolsero i grandi avvenimenti della Bibbia e della storia dell'antichità. Sin quasi alla fine del periodo dell'Antico testamento le conoscenze geografiche rimasero più o meno invariate, quando, proprio nell'ultimo periodo emerse dalle tenebre la Grecia che resisteva ai Persiani.

Alessandro Magno contribuì ad accrescere enormemente le conoscenze geografiche dei suoi contemporanei, le sue truppe raggiunsero l'Afganistana est, e a sud l'India settentrionale. Ai tempi di Cristo il ondo conosciuto si estendeva fino alla Gran Bretagna e dalla Spagna fino all'Iran e all'India. Andava dal Sahara fino alle foreste germaniche ed alle steppe della Russia e della Siberia. Si sapeva che oltre questi limiti c'erano altre regioni abitate, ma non ci si pensava affatto poichè a quell'epoca mancavano i mezzi di comunicazione. Quando Cesare Augusto ordinò il censimento "di tutta la terra" in realtà voleva dire di tutto l'impero romano (Luca 2:1). Tuttavia se l'ignoranza degli uomini era grande, la Bibbia non ha mai cessato di considerare la terra nel suo insieme. Dio l'ha assegnata interamente all'umanità (Genesi 1:28). Eglil assicura al Messia "per possesso2 le estremità della terra" (Salmo 2:8), allo stesso mondo in cui promette al credente di essere "erede del mondo" (Romani 4:13). Perciò i discepoli del Cristo devono andare "in tutto il mondo e predicare la buona novella a tutta la creazione" (Marco 16:15).

...

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N

Nehemia (Libro di)

Autore: Nehemia
Data di redazione: 445-430 a.C. ca.

Nehemia riporta  il racconto degli ultimi avvenimenti storici dell'Antico Testamento, fino all'anno 430 a.C. Esdra e Nehemia sono le figure predominanti di questo libro. Il tempio era stato ricostruito, come riferisce il libro di Esdra, ma le mura della città erano ancora in rovina a causa della noncuranza del popolo. Per ben 11 volte, Nehemia fece ricorso alla preghiera.

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Ninive

Una famosa e antica città situata sulla sponda orientale del Tigri, fondata assieme ad altre città da Nimrod (Genesi 10:11-12). Fu la capitale dell'Impero Assiro e raggiunse il massimo splendore con Assurbanipal.

Ninive meritava certamente il nome d "città sanguinaria", datole dal profeta Nahum (Nahum 3:1), per la grande ferocia mostrata verso i vinti e per le orrende mutilazioni inflitte ai prigionieri di guerra.

Ninive aveva avuto il privilegio di conoscere il vero Dio. In seguiito alla predicazione di Giona, la città si era ravveduta e Dio aveva ritirato il suo giudizio contro di essa (Giona 3).

Circa 100 anni più tardi, però, Nahum proclama la caduta e la distruzione di Ninive, perché gli Assiri si erano dimenticati del loro ravvedimento ed erano ritornati alle loro abitudini di violenza, idolatria ed arroganza.

Così nel 612 a.C. Ninive fu completamente distrutta dai Medi e dai Babilonesi, tanto da divenire come un mito, finchè le sue rovine furono scoperte e portate alla luce da Sir Austen Layard ed altri nel secolo scorso.

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Numeri (Libro dei)

Significato del nome: La parola "Numeri" si riferisce ai due censimenti dell'esercito di Israele (Numeri 1:26). La Versione dei LXX lo intitola Arithmoi. In ebraico Bemidbar (nel deserto) però, è il più adeguato.
Autore:
Mosè
Data di redazione: intorno al 1446-1410 a.C. ca.

Questo libro parla della disciplina che Dio usò con il popolo d'Israele nel deserto, in modo da prepararli alla loro entrata vittoriosa nella Terra Promessa. L'incredulità impedì loro di esperimentare una tal vita di vittoria (vedi Ebrei 3:7-19).
La prima parte del libro serve come conclusione della testimonianza divina riguardo le esperienze del monte Sinai, e nello stesso tempo si ricollega all'Esodo. La seconda parte, più importante, racconta gli anni di vita nomade compresi tra la partenza del popolo dal Sinai e l'arrivo della generazione successiva al Giordano.

In Numeri ci sono tre rappresentazioni Messianiche:

  1. la roccia che Mosè colpì è figura del Cristo, la Roccia (cfr 20:7-11 con 1 Corinzi 10:4)
  2. il serpente di rame che guarì gli israeliti è figura del Cristo, Colui che guarisce (cfr 21:4-9 con Giovanni 3:14)
  3. le città di rifugio sono la figura del Cristo, un Rifugio per coloro che sperano in Lui (cfr 35<.1-35 con Ebrei 6:18).
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O

Onesimo

Significato del nome: utile.

Schiavo di Filemone; convertito dal ministero di Paolo a Roma. L'apostolo lo rimandò dal suo padrone cristiano, al quale chiese di accoglierlo non come uno schiavo ma come un fratelo diletto (Filem. 10-19). Insieme a Tichico, Onesimo portò da Roma a Colosse, di cui era originario, l'epistola a Colossesi e quella a Filemone (Col. 4:7-9)

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P

Pagano

Il termine pagano (da paganus, abitante dei villaggi, indica quelli che non hanno ancora accettato il messaggio dell’Evangelo. In effetti i villaggi resistettero più lungamente della città al primo grande movimento d’ evangelizzazione. Questo termine non è biblico e non può tradurre né goy, né ethnos (che nel NT non ha sempre un significato peggiorativo) poiché non ha un significato collettivo. 

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Paolo

Apostolo dei Gentili (Gal.2:8); il suo primo nome era Saulo (Atti 13:9), originario di tarso, in Cilicia (Atti 9:11). Dapprima violentemente contrario al vangelo (Gal. 1:13-14), fu fermato da Cristo sulla via di Damasco, soggiornò in Arabia (Gal. 1:17), quindi rientrò a Tarso (Atti 9:20,30). Paolo divenne in seguito uno dei responsabili della chiesa di Antiochia (Atti 11:25-26), intraprese poi tre viaggi missionari in Asia Minore e in Europa del sud, dove fondò numerose chiese (Atti 13:2 ecc.; 15:36; 18:23). Fu arrestato a Gerusalemme nel 58 d.C. ed imprigionato a cesarea e a Roma (Atti 21:30-33; 24:27; 28:26,30); liberato nel 62 d.C., riprese la sua attività missionaria, ma fu arrestato di nuovo nel 66 d.C. e messo a morte a Roma (cfr. 2 Tim. 4:6-8). Paolo è l'autore di 13 epistole indirizzate a diverse chiese per incoraggiarle e istruirle nella fede cristiana. Queste lettere sono incluse nel Nuovo testamento.

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Parusia

(venuta, presenza). Termine greco che indica l'atteso ritorno di Gesù nella gloria, alla fine dei tempi (Mt 24,29-31). Gesù ha detto che solo il Padre conosce l'ora in cui tornerà il Figlio dell'uomo (Mt 24,35-36). Il giudizio avviene adesso per chi non vuol credere (Gv 5,25-29).

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Pilato

(Ponzio) Procuratore e governatore della Giudea nominato da Tiberio (Luca 3:1). Dimorava abitualmente a Cesarea, ma si recava a gerusalemme per le feste. Il sinedrio non poteva giustiziare una persona senza la sua autorizzazione; perciò Cristo venne consegnato a Pilato che lo condannò (Matteo 27:1-2, 11-26; Marco 15:1-15; Luca 23:1-25).

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Præpatico evangelica

Una preparazione per accedere al messaggio più ampio e completo dell'Evangelo.

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Preghiera

Espressione spontanea e diretta dell'uomo a Dio. Gesù pregava costantemente (Luca 6:12). Mosè era un uomo di preghiera (Esodo 32:9-14), Davide pure (Salmo 28:1; 51:1-4). L'apostolo Paolo pregava per ogni chiesa (Rom. 1:8-10; Efesi 1:15-19; Col.1:8-11). Ogni situazione, ogni bisogno, ogni dono di Dio può ispirare alla preghiera (Genesi 25:21; Salmo 30:1-12; Daniele 9:3; Atti 4:23-31). Le preghiere si distinguono in suppliche, richieste, ringraziamenti, lodi, adorazione (Fil. 4:6; 1 Tim. 2:1; Salmo 71:14); in alcuni passi profetici si trovano preghiere imprecatorie (Salmo 69:22-28; 140; cfr. Apoc. 6:10). La preghiera viene fatta nel nome di Cristo (Giov. 16:23-24), perchè è in Lui che ogni cosa viene concessa (2 Cor. 1:20; Efesi 1:3; Col. 2:10). Gesù ha insegnato ai suoi discepoli come bisogna pregare (Luca 11:1-4); il testo di Matteo 6:7-13 racchiude i grandi principi della preghiera.

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Profeta, profetessa

Portavoce di Dio, rivestito della sua autorità e del suo Spirito per comunicare la sua volontà agli uomini (Num. 12:6; 2 Cron. 20:13-20; Ebrei 1:1). Mosè ha trasmesso la Legge (Esodo 20:1-17; Deut. 18:15-20; 33:4), e Giosuè ha dato le istruzioni per la spartizione di Canaan (Giosuè 13:7). Samuele ha istituito la monarchia (1 Sam. 8:1-22). Dopo Isaia, il ruolo dei profeti era soprattutto quello di denunziare il peccato (Geremia 2:23), di richiamare al pentimento (Geremia 3:12-13), di avvertire i ribelli del castigo (Geremia 4:6-7) e di annunziare la venuta di Cristo e la sua opera (Isaia 53:4-6; Zac. 9:9-12; 1 Pietro 1:10-12). Nel Nuovo testamento lo scopo dei profeti è di edificare e di esortare sul fondamento dell'opera di Cristo (1 Cor. 14:3,5).

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Propiziatorio

dall'ebraico kapporeth (copertura) soprattutto, e forse esclusisamente nel significato d'espiazione; dal greco ilastērion.
Questo termine non designava semplicemente il coperchio dell'arca, ma evocava allo stesso tempo il luogo e l'atto mediante il quale il sacrificio espiatorio rendeva Iddio propizio al peccatore.

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Protovangelo

("prima buona notizia"). Secondo l'esegesi biblica, il primo annuncio della redenzione, contenuto in Genesi 3:14-15.

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Proverbi (Libro dei)

Autore: Salomone, Agur e Lemuel

Data di redazione: I proverbi di Salomone furono probabilmente scritti, collezionati ed editi prima del 931 a.C. Più tardi (715-68 a.C.) Re Ezechia ed altri, collezionarono i proverbi in un libro.

Tema: La saggezza

I Proverbi sono una raccolta di sentenze vigorose che, per analogia o contrasto, mettono in rilievo alcune importanti verità. Ogni nzazione ha dei proverbi. La presente raccolta è essenzialmente opera di Salomone; lo stesso autore affermò di aver pronunziato tremila sentenze (1 Re 4:32).

Fra le virtù decantate in questo libro figurano la ricerca della sapienza, la devozione filiale, la liberalità, la fedeltà conuigale e l'onestà negli affari umani. La lista dei vizi enumerati e condannati comprende la cupidigia, l'ubriachezza, la menzogna, la pigrizia, le contese e la frequentazione di cattive compagnie.

E' difficile classificare tutti i Proverbi raccolti da Salomone.

Tuttavia le seguenti suddivisioni possono essere utili:

I. Esortazioni paterne rivolte principalmente ai giovani 1-9

II. La sapienza e il timore di Dio opposti alla sapienza umana e al peccato   10-24

III. Proverbi di Salomone raccolti dalla gente d Ezechia 25-29

IV. Altri Proverbi attribuiti ad Agur e a Lemuel, 30-31

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R

Ravvedersi

Ravvedersi traduce il greco epistrépho, mentre convertirsi traduce il verbo metánoéo; il primo ha il senso di girare, volgere, volgersi, cambiare direzione e descrive «il movimento fisico del girarsi, per lo più verso un determinato oggetto, oppure anche il moto spirituale del pensiero umano verso una persona o un oggetto»1. Questo verbo è affine all’ebraico shub, che si trova circa 1050 volte nell’A.T. e ha il senso di cambiare, ritornare, ricondurre, restaurare.

Il secondo verbo metánoéo significa cambiar mente, opinione, idea: è composto dal prefisso metá, cambiare, e noéo, mente, opinione, idea. Esso implica il riconoscimento che il modo di pensare finora sostenuto è sbagliato ed implica un senso di rimorso, di deplorazione. I due verbi, però, sono talmente vicini che spesso il primo è tradotto convertirsi.

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Re (1 e 2 Libro dei)

Autore: Sconosciuto
Data di redazione: subito dopo il 587 a.C.

In origine 1 e 2 Re formavano un unico libro. Il loro titolo, il Libro dei Re, è particolarmente appropriato; essi narrano infatti i principali avvenimenti e le caratteristiche dei regni di tutti i re di Giuda e di Israele, dalla morte di Davide alla fine del regno di Giuda e alla caduta di Gerusalemme. I tre racconti principali del primo libro dei Re descrivono l'epoca di Salomone (con un resoconto dettagliato della costruzione del Tempio), il ministero di Elia e il regno di Acab.

I diciannove re di Giuda, tutti discendenti di Davide, si succedettero per un periodo di 345 anni. Israele che ebbe anch'esso diciannove re, contò più di nove dinastie  durante i 210 anni di esistenza del regno; otto di questi re furono assassinati o si suicidarono. Soltanto Giuda conobbe frequenti e reali risvegli spirituali.

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Redenzione

Pagamento o riscatto dato per la liberazione di un individuo. Una persona venduta come schiava poteva essere riscattata mediante pagamento di una somma. Infatti la parola greca tradotta con «REDENZIONE» indica l'acquisto di uno schiavo con lo scopo di renderlo libero. Gesù è definito il Redentore perché ha dato la Sua vita per riscattare gli uomini dalla condanna del peccato e della morte eterna.

«Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la Sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù» (Romani 3:23-24)

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Riconciliazione

La morte di Cristo ha posto in uno stato di accordo Dio e l'uomo, il cui rapporto era interrotto a causa del peccato. Questa inimicizia è stata eliminata per mezzo del sacrificio in croce di Gesù. La riconciliazione è innanzitutto l'atto di grazia con il quale Dio depone la Sua ira contro i peccatori. Infatti la parola greca che traduce il termine riconciliazione è «KATALAGHE'» che significa «CAMBIO». Infatti la riconciliazione non è altro che un cambio di posizione da nemici ad amici di Dio.

«E di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di Lui (Gesù), avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce» (Colossesi 1:20)

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Rigenerazione

E' l'atto divino che attribuisce, a colui che si ravvede, una vita nuova, caratterizzata cioè dall'unione personale con Cristo. La rigenerazione è descritta dalla Parola di Dio come una NUOVA NASCITA perché colui che si ravvede viene generato da Dio per mezzo dello Spirito Santo. Essa è un'opera divina, non è un qualcosa di potenziale esistente nell'uomo da sviluppare per mezzo di un progresso, ma è un'opera prodotta esclusivamente dallo Spirito Santo per mezzo della Parola di Dio e della nostra fede riposta in essa. Colui che è rigenerato riceve la vita eterna (1 Giov. 5:12) diviene figlio di Dio (1 Giov. 3:1) e partecipa alla natura divina (2 Pietro 1:4). E' stato suggellato dallo Spirito Santo (Efesi 1:13) e un'eredità gli viene assicurata da parte di Dio (Gal. 4:7; 1 Pietro 1:3-5; Salmo 16:5-6).

«Perché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, cioè mediante la parola vivente e permanente di Dio» (1 Pietro 1:23)

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Riscatto

Pagamento effettuato in cambio della libertà di un individuo. Una persona venduta come schiava poteva essere acquistata (riscattata) mediante pagamento di una somma. Infatti la parola greca che traduce redenzione indica l'acquisto di uno schiavo con lo scopo di renderlo libero. Gesù è definito il Redentore perché ha dato la Sua vita per riscattare gli uomini dalla condanna del peccato e della morte.

«Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la Sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù!» (Romani 3:23-24)

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Rivelazione

La rivelazione è, secondo gli studiosi della Bibbia "uno dei concetti fondamentali della teologia cristiana" e "indica che il cristianesimo non è una creazione umana, ma divina".

Rivelare è "rendere nota una cosa misteriosa", deriva dal latino revelare, "togliere il velo"; il termine greco apocalypto ha lo stesso significato.

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Ruth (Libro di)

Autore: Sconosciuto, ma potrebbe essere Samuele
Data di redazione:
1046-1035 a.C. ca.

Questo libro narra la bellissima storia di come una donna pagana divenne una degli antenati del Cristo.
Gli avvenimenti narrati in questo libro sono contemporanei a quelli riportati nella prima metà del libro dei Giudici.Quale contrasto fra i conflitti sanguinosi dell'epoca e questo toccante idillio, il cui racconto è un vero e proprio capolavoro letterario! Tuttavia, il libro è ben più che una piacevole descrizione della vita pastorale: attraverso la fedeltà di Ruth appaiono chiaramente molti aspetti dell'opera redentrice del DSignore. Boaz, il parente stretto che possedeva il diritto di riscatto, prefigura Cristo; e Ruth rappresenta coloro che, avendo confidato in Lui, hanno intrapreso una vita nuova. Particolarmente dignificativo è il fatto che sia Boaz che Ruth sono menzionati nella genealogia di Gesù. (Matteo 1:5).

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S

Sacerdoti

(in ebraico kôhên e in greco  hiereus). Non c'è consenso nell'etimologia del termine ebraico kôhên; potrebbe però essere derivato dalla radice kârab, che significa avvicinarsi. Questo infatti è il significato del termine sacerdote indicato dalle Scritture nell'Antico Testamento; esse dicono che i sacerdoti sono quelli che si avvicinano all'Eterno o all'altare per prestare servizio (Esodo 19:22; 30:20), mentre gli altri rimangono lontani. Hiereus nel Nuovo Testamento generalmente significa una persona sacra, che presta servizio nell'altare di Dio.

  1. Sacerdoti nell'Antico Testamento. Al tempo dei patriarchi, l'ufficio di sacerdote era svolto dal padre di famiglia, come nel caso di Giobbe per i suoi figli (Giobbe 1:5) o nel caso di Noè, Abrahamo, Isacco e Giacobbe per le loro famiglie (Genesi 12:7; 13:8; 26:25; 33:20;35:1,2). Al Sinai Dio affidò l'ufficio e il ruolo di sacerdote ad Aronne e ai suoi figli (Esodo 28:1; 40:12-15). Ad essi, che erano discendenti di Levi (Esodo 6:16-20,23), spettava il servizio nel santuario e attorno all'altare. Tra i discendenti di Aronne rimanevano esclusi dal sacerdozio tutti quelli che avevano qualche difetto fisico (Levitico 21:17-23).
    Nel servizio del tabernacolo o tenda di convegno alcune mansione secondarie erano svolte dai Leviti (non discendenti da Aronne), che erano stati da Dio designati come aiutanti dei sacerdoti e alle loro dipendenze (Numeri 3:5-9; 8:6-21; 18:2-4; Deut. 10:8).
    Il sacerdozio dell'Antico Testamento secondo Numeri 16:5, comportava sostanzialmente tre cose:
    a. essere scelto e appartato da Dio come sua proprietà (il requisito più fondamentale);
    b. essere santo (il requisito che rendeva idonei a svolgere l'ufficio del sacerdote);
    c. essere ammesso ad avvicinarsi a Dio (la funzione stessa del sacerdote).
    Gli stessi requisiti avrebbero dovuto caratterizzare tutti i membri del popolo d'Israele, il quale era stato scelto fra tutti i popoli per essere il tesoro particolare dell'Eterno (Deut. 7:6), un regno di sacerdoti e una nazione santa (Esodo 19:6).
    Col tempo il numero dei sacerdoti crebbe grandemente e Davide li divise in 24 classi, d cui sedici erano discendenti di Eleazar e otto discendenti di Ithamar (1 Cronache 24:1-19).
    Da Babilonia con Zorobabele tornarono solo quattro classi di sacerdoti (Esdra 2:36-38), ma in seguito furono ricostituite tutte e ventiquattro (Luca 1:5,8,9).
    I sacerdoti formavano una gerarchia con a capo il sommo sacerdote; subito dopo venivaun sacerdote (2 Re 25:18), che probabilmente era il così detto "capo della casa di Dio" (2 Cronache 31:13) o il "comandante del tempio" (Atti 4:1; 5:24). I capi dei sacerdoti di cui si parla nel Nuovo Testamento erano: il sommo sacerdote in carica, i sommi sacerdoti precedenti ancora in vita e le loro rispettivew famiglie.
  2. Sacerdoti nel Nuovo testamento. Tutte le qualità richieste per i sacerdoti nell'Antico Testamento di fatto non potevano santificarli veramente e costituirli mediatori tra un Dio santo e un popolo peccatore, ma avevano lo scopo di adombrare la natura e le qualità del vero ed unico Sommo Sacerdote Gesù Cristo (Ebrei 7:24-29), il perfetto mediatore (1 Timoteo 2:5), che avrebbe redento e riscattato il suo popolo dal peccato (Tito 2:14; 1 Pietro 1:18) e l'avrebbe reso veramente un sacerdozio santo e regale, per offrire sacrifici spirituali (1 Pietro 2:5,9). Per cui tutti i veri credenti "nati di nuovo" fanno parte del sacerdozio regale (1 Pietro 2:9), sono stati fatti re e sacerdoti (Apoc. 1:6) e possono ora entrare liberamente nel santuario, cioè alla presenza di Dio, in virtù del sangjue che Gesù ha versato e del corpo che egli ha offerto per loro (Ebrei 10:19-22).
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Salmi (Libro dei)

Autore: Vari, principalmente Davide
Data di redazione: dal tempo di Mosè, 1440 a.C. alla fine del tempo di Esdra, intorno al 450 a.C.
Significato del termine: Il termine "Salmi" deriva dal graco psalmos, che significa poema cantato con l'accompagnamento di uno strumento musicale. Il titolo ebraico è Sefer Tehillim che significa Libro di Lodi.

Il libro dei Salmi contiene 150 cantici e poemi i quali furono usati dal popolo di Dio nell'adorazione e in tempi di devozione pubblica e privata; essi sono ripartiti in cinque libri.

Settantrè salmi sono attribuiti a Davide, dodici ad Asaf (50;73-83), due a Salomone (72; 127), uno a Mosè (90), uno a Etan (89), e dodici ai figli di Core, famiglia di cantori levitici (42-49;84-85;87;88).

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Salomone

Significato del nome: pacifico.

Figlio di Davide e Bath Sceba (2 Samuele 12:24; 1 Cronache 3:5) nacque a Garusalemme. Davide, avvertito che sotto il suo successore sarebbe regnata la pace, chiamò questo figlio Salomone "pacifico"; il profeta Nathan in seguito lo onorò con il nome di Iedidia "amico dell'Eterno".

Salomone cominciò a regnare verso il 970 a.C. Salomone andò a Gabaon, dove era il Tabernacolo, per offrire sacrifici, e nella notte Dio gli parlò in sogno e gli chiese che cosa desiderasse. Salomone implorò la grazia della sapienza e dell'intelligenza, per essere in grado di ministrare la giustizia. A quell'epocal'amministrazione della giustizia incombeva al re. Dio esaudì questa preghiera largamente infatti con la sapienza Dio gli diede anche una ricchezza ineguagliabile. Salomone divenne molto popolare per come sapeva amministrare con saggezza i suoi stati. La magnificenza della sua corte, della sua mensa, il lusso di cui si circondava durante i suoi spostamenti corrispondevano alle sue entrate ed alla sua potenza politica (1 Re 10:4,5,21). Accorrevano da lontano per ascoltare le sue sentenze piene di sapienza (1 Re 4:34; 10:23-25). La regina di Seba fu una di questi. Ma Salomone disubbidì agli ordini di Dio. Ebbe un harem di circa 1000 donne. Molte di esse erano principesse, consegnate al re d'Israele come garanzia di patti politici. Salomone si lasciò persuadere da queste straniere idolatre ad erigere santuari ai loro dei (1 Re 11:1-8). L'Eterno castigò l'apostasia del sovrano lasciano alla sua dinastia solo una piccola parte dle regno (vv.9-13). Salommone peccò anche per il suo lusso, che lo obbligò ad imporre pesanti tributi. Questi gravami scossero la fiducia degli Israeliti nel loro re e suscitarono in seguito ribellioni.

tratto da Nuovo Dizionafrio Biblico di René Pache

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Salvezza

Atto del salvare, di liberare: Dio fu il SALVATORE di Israele, liberandolo dalla schiavitù d'Egitto e dalla mano dei suoi  nemici (Salmo 106:10,21; Isaia 43:3,11; Geremia 14:8). Cristo è il Salvatore (Luca 1:69; Giov. 4:42) Egli è venuto per salvare i peccatori (Matteo 1:21; Giov. 3:17; Rom. 5:6-10; 1 Tim. 1:15); per liberare l'uomo dalla condanna (Rom. 8:1; 1 Tess. 1:10); dalla morte (1 Cor. 15:54-55; 2 Tim. 1:10; Esodo 2:14-15); dalla potenza della carne e del mondo (Rom.7:24-25; Gal. 1:4; 2:20; 5:24); e da ogni potenza ostile a Dio (Col. 2:14-15; 2 Tim. 2:18).

"Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del  suo amato Figlio" (Colossesi 1:13)

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Samuele (1 e 2 Libro di)

Autore: Sconosciuto
Data di redazione:
dopo il 1011 a.C. ca.

Nella Bibbia ebraica 1 e 2 Samuele formano un unico libro. Nonostante 1 Samuele inizia con la biografia di questo personaggio, in verità parla più diffusamente di Davide. Questo libro infatti racconta in successione la vita di Samuele, di Saul e l'inizio di quella di Davide a partire dal giorno della sua unzione.
2 Samuele è dedicato esclusivamente al regno di Davide, mentre la sua biografia inizia in 1 Samuele 16:12 e termina in 1 Re 2:11.

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Sceol

(in ebraico Sce'ôl). Anche se alcuni pensano che Sceol derivi da Shâ'al o da Shâ'el che significa domandare, chiedere, consultare, la sua vera etimologia è sconosciuta.

Essenzialmente Sceol  significa soggiorno dei morti.

Alcune volte Sceol siriferisce più propriamente alla tomba o sepolcro (1 Re 2:6; Giobbe 17:16; Isaia 14:11; 53:9).

Più sovente Sceol  indica: il soggiorno dei morti, il luogo dove vanno gli spiriti dei trapassati (Giobbe 26:6; Salmo 18:4; 5:15; 86:13; 116:3; 139:8; Proverbi 7:27; 9:18; 15:11,24; Isaia 5:14; 14:9,15; ecc.).

L'Antico Testamento parla chiaramente di una vita futura, senza però entrare nei dettagli in merito, e sovente non fa distinzione fra "buoni" e "cattivi", fra premio e castigo. In alcuni casi tuttavia Sceol  indica chiaramente il luogo di punizione dei malvagi (Numeri 16:30,33; Salmo 9:17; Proverbi 23:14).

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Scrittura

La Parola di Dio messa per iscritto (Esodo 17:14; Geremia 36:2). Inizialmente questo termine indicava gli scirtti dell' Antico testamento (Giov.5:39; 7:15; Atti 17:11), poi ha designato tutti i testi ispirati (2 Tim. 3:16; 1 Tim. 5:18; 2 Pietro 3:15-16). La Scrittura parla con l'autorità stessa di Dio (Matteo 5:18; cfr. Esodo 9:16 e Rom. 9:17).

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Semiotica

(dal greco semèion, "segno"). Scuola di critica letteraria che si interessa soprattutto delle strutture profonde (per questo è connessa con il metodo cosiddetto "strutturalista") e della "grammatica" del racconto, cioè delle categorie logiche ed essenziali che governano idealmente tutti i racconti. Studia la costituzione dei "segni", cioè l'organizzazione concreta dei testi (cf. figure retoriche, chiasmi, modelli narrativi concreti, ecc).

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Serafini

In ebraico è Serâfim, viene da Sâraf e significa che brucia. Una classe di angeli che Isaia vide stare sopra il Signore, mentre Egli era assiso sul suo trono (Isaia 6:2).

Secondo quanto leggiamo in Isaia 6:3-8 essi avevano la duplice funzione di:

- celebrare Dio per la sua santità e potenza;
- essere strumento per portare un carbone acceso preso dall'altare (o dell'incenso o degli olocausti) per purificare le labbra del profeta e renderlo quindi idoneo a servire il suo Dio.

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Settanta (Versione dei LXX)

Traduzione greca della Bibbia ebraica eseguita tra il III e il II sec. a.C., e quindi in un'epoca in cui il canone della Bibbia non era ancora definito e il testo ebraico non definitivamente fissato (lo sarà a partire dal II sec. d.C.). Essa include i libri apocrifi, non presenti nel canone ebraico: Tobia, Giuditta, Baruch, Sapienza, Siracide, 1 e 2 Maccabei, e aggiunte a Daniele e Ester.

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Sinedrio

Era il più alto tribunale ecclesiastico degli Ebrei (Matteo 26:59; Marco 15:1; Atti 5:21). Al tempo di Gesù era formato da varie classi di membri: i sommi sacerdoti (il sommo sacerdote in carica, gli ex- sommi sacerdoti e i membri delle famiglie più altolocate), gli anziani (capi delle varie tribù, capi-famiglia e capi dei sacerdoti), gli Scribi, i Farisei e i Sadducei. Il totale dei membri del Sinedrio ammontava a 71. Il suo presidente era il sommo sacerdote in carica. Sotto i Romani, al Sinedrio era stata concessa una grande autorità, ma esso non poteva imporre la pena capitale (Giovanni 19:31).

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Sinossi

(dal greco: syn-opsis, "un solo sguardo"). Libro che pone l'uno accanto all'altro i testi paralleli per un confronto rapido, con "un solo sguardo".

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Sinottici

(dal greco: syn-opsis, "un solo sguardo"). Sono chiamati così i Vangeli di Matteo, Marco e Luca, perché posti in modo parallelo sono leggibili con un solo sguardo.

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Spirito Santo

Terza persona della Trinità, chiamata anche il Consolatore (Giov. 14:16-17). Lo Spirito convince di peccato, di giustizia e di giudizio (Giov. 16:7-11). Egli glorifica Cristo facendolo conoscere all'uomo (Giov. 16:13-15) e rivela la realtà di Dio (1 Cor. 2:10-14). Gesù Cristo battezza con lo Spirito Santo colui che crede (Matteo 3.11; Giov. 1:33; Atti 2:32-33). Da quel momento, lo Spirito abita nel cuore del credente e lo suggella (Rom. 8:9; 1 Cor. 3:16; Efesi 1:13). Lo Spirito rigenera, santifica (Giov. 3:5-8; 1 Cor. 6:11; 2 Tess. 2:13), e conferisce i doni in vista di un ministero particolare (1 Cor. 12:4-11; 1 Pietro 4:10). In seguito, trasformerà il corpo dei credenti in un corpo incorruttibile (Rom. 8:11; 1 Cor. 15:51-53). Lo Spirito Santo dirige la Chiesa, ispira la sua testimonianza (Atti 1:8) eprovvede ai suoi differenti ministeri (Atti 13:2; 1 Cor. 12:28- 31; Efesi 4:11-16).

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Supplicazione

Il termine supplicazione (vedi Zaccaria 12:10) non è mai utilizzata nella Bibbia se non per denotare un grido o una preghiera a cui si dà voce. In altre parole, non è qualcosa di privato o meditativo. La supplicazione ha a che fare con la voce!

Il termine ebraico per supplicazione indica “un ramo d’olivo avvolto nella lana, o qualche altro panno, agitato da qualcuno che implora pace o arresa”.

Venivano definiti “rami di supplicazione”. Per dirla con parole semplici, erano delle bandiere che rappresentavano un grido di arresa totale e incondizionata.

La preghiera di Daniele dimostra cosa sia la supplicazione: “Perciò ora ascolta, o DIO nostro, la preghiera del tuo servo e le sue suppliche e fa' risplendere, per amore del Signore, il tuo volto sul tuo santuario che è desolato. O mio DIO, porgi il tuo orecchio e ascolta; apri i tuoi occhi e guarda le nostre desolazioni e la città sulla quale è invocato il tuo nome, perché noi non presentiamo le nostre suppliche davanti a te per le nostre opere giuste, ma per le tue grandi compassioni” (Daniele 9:17-18).

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T

Tabernacolo

Era un "santuario terreno" (Ebrei9:1) che, per il materiale di cui era composto, per la sua durata e perché soggetto ad essere spostato, era di natura provvisoria e temporanea. In esso Dio avrebbe potuto abitare in mezzo al suo popolo (Esodo 25:8; 29:45,46), e l'uomo peccatore avrebbe trovato il modo stabilito da Dio, di incontrarsi con Dio stesso (Esodo 25:21,22).

Quale differenza tra la manifestazione di Dio al Sinai, ove egli discese in mezzo ai tuoni, lampi, densa nuvola, fuoco, fumo e suono di tromba (Esodo 19:10-22) e la sua permanente abitazione in mezzo al popolo d'Israele e guida nei vari spostamenti dell'accampamento (Esodo 40:30-38)!

Questo radicale cambiamento fu reso possibile dal tabernacolo.

Dio diede a Mosè una descrizione dettagliata di ogni parte del tabernacolo, e richiese ripetutamente che ogni cosa doveva essere fatta secondo il modello mostrato sul monte (Esodo 25:9,40; 26:30; 27:8).

Per ben 18 volte è affermato che l'esecuzione delle varie parti del tabernacolo era conforme a tutto ciò che l'Eterno aveva ordinato a Mosè (Esodo 39:32,42,43; 40:16,19,21,23 ecc.).

Il tabernacolo del deserto era un'imitazione, una figura e un tipo del vero tabernacolo celeste (Ebrei 9:11,23,24). Perciò tutto ciò chefaceva parte del tabernacolo (altare, conca, candelabro, tavola con i pani di presentazione, altare dell'incneso, velo, arca) e che si compiva in esso e attorno ad esso (sacrifici, abluzioni, bruciare incenso) è stato rimpiazzato da un culto reso a Dio in ispirito e verità, perché Cristo ha già compiuto tutto ciò che era prefigurato nel tabernacolo (Ebrei 8:5; 9:1-10; Giovanni 4:23-24).

Era diviso in 11 parti come descritto nel modello:

  1. Il cortile , attorno al tabernacolo vero e proprio, era lungo 100 cubiti e largo 50 ed era delimitato da tendaggi di lino fino ritorto, alti 2,50mt e sostenuti da colonne distanti fra loro 5 cubiti (Esodo 27:9-18)
  2. La porta , l'unica via di accesso al cortile, era formata da una cortina lunga 20 cubiti di filo violaceo, porporino e scarlatto e lino fino ritoro (Esodo 27:16)
  3. L'altare degli olocausti, era la prima struttura che uno incontrava appena entrato nel cortile. Era quadrangolare, alto 5 cubiti e largo 3 ed era fatto di legno di acacia rivestito di bronzo (Esodo 27:1-8). Su di esso si offrivano sacrifici di animali per espiare per i propri peccati.
  4. La conca di bronzo, fatta con gli specchi delle donne (Esodo 38:8), era posta tra l'altare degli olocausti e il tabernacolo vero e proprio e conteneva dell'acqua con la quale i sacerdoti prima di prestare servizio nel tabernacolo e di offrire sacrifici sull'altare dovevano lavarsi mani e piedi, per non morire (Esodo 30:17-21).
  5. Il tabernacolo vero e proprio (Esodo 26:1-30) misurava 30 cubiti di lunghezza e 10 di larghezza e aveva l'entrata ad est. Consisteva in due parti:
    a.il luogo santo, dal lato orientale, formava un rettangolo lungo 20 cubiti, largo 10 e alto 10, in cui c'erano il candelabro d'oro, la tavola dei pani di presentazione e l'altare dell'incenso. Vi entravano tutti i giorni i sacerdoti per compiere il servizio divino (Ebrai 9:6).
    b.il luogo santissimo al di là del velo, formava un cubo di dieci cubiti per lato, in cui c'era l'arca della testimonianza. Vi entrava una volta l0anno solo il sommo sacerdote (Ebrei 9:7; Levitico 16:2-17). Le pareti del tabernacolo erano formate da assi verticali alte 10 cubiti e larghe 1,50 cubiti; tanto il lato settentrionale che meridionale era composto di 8 assi (Esodo 26:15-25). Le assi erano rivestite d'oro. Ogni parete era tenuta insieme da cinque traverse, pure rivestite d'oro, che passavano attraverso anelli d'oro; solo la traversa centrale andava da un'estremità all'altra (Esodo 26:25-29); ogni asse poggiava su due basi d'argento (Esodo 26:25).
    Il tetto del tabernacolo era composto di tre coperture:
    a. La prima era formata da 11 teli di pelo di capra, ciascuno lungo 30 cubiti e largo 4 (Esodo 26:7-13). Cinque di questi teli coprivano il di sopra e tre lati del luogo santissimo; gli altri sei teli ricoprivano il di sopra e i lati del luogo santo (Esodo 26:9-13).
    b. La seconda era formata da pelli di montone tinte di rosso (Esodo 26:14).
    c. La terza era formata da pelli di tasso (Esodo 26:14).
  6. La cortina all'entrata del tabernacolo era fatta di filo violaceo, porporino e scarlatto e di lino fino ritorto (dello stesso tessuto di cui era fatta la porta del cortile e il velo del luogo santissimo), ed era sostenuta da cinque colonne di acacia che erano rivestite d'oro e poggiavano su cinque basi di bronzo (Esodo 26:36-37).
  7. Il candelabro d'oro puro con un tronco centrale e sei braccia laterali (il tutto lavorato a martello da un solo pezzo) aveva in cima sette lampade, nelle quali bruciava continuamente olio vergine di oliva (Esodo 25:31-39; 26:35; 27:20-21; Levitico 24:1-4), e che fornivano la sola luce del santuario.
  8. La tavola con i pani di presentazione era di legno di acacia rivestito d'oro ed era posta sul lato settentrionale, di fronte al candelabro. Su di essa stavano continuamente esposti dodici pani di fior di farina, uno per ogni tribù (Esodo 25:23-30). Essi erano disposti su due file di sei ciascuna, venivano rinnovati ogni sabato e dovevano essere consumati dai sacerdoti nel santuario o luogo santo (Levitico 24:5-9).
  9. L'altare dell'incenso era di legno di acacia rivestito d'oro e si trovava davanti al velo. Su di esso alla sera e al mattino il sommo sacerdote bruciava dell'incenso (Esodo 30:1-7; 37:25-28. In Ebrei 9:4 è messo come parte del luogo santissimo per la sua stretta relazione a quello.
  10. Il velo era di filo violaceo, porporino e scarlatto e di lino fino ritorto e su di esso erano ricamati dei cherubini, che stavano ad indicare che l'uomo peccatore non può avvicinarsi a Dio; era sospeso a quattro colonne di legno di acacia rivestite d'oro e poste su basi d'argento. Esso separava il luogo santo dal luogo santissimo (Esodo 26:31-33).
  11. L'arca era posta nel luogo santissimo ed era fatta di legno di acacia rivestita d'oro puro di dentro e di fuori; era come una cassa che misurava 2,5 cubiti di lunghezza e 1,5 cubiti di larghezza e di altezza (Esodo 25:10-15). Essa era l'oggetto più importante del tabernacolo. Il coperchio dell'arca, d'oro puro, si chiamava propiziatorio (Esodo 25:17,21). Una volta all'anno il sacerdote spruzzava il sangue del torello e del capro sul propiziatorio per fare espiazione per sè, per la sua casa e per tutto il popolo (Levitico 16:1-17). Sull'arca, alle due estremità del propiziatorio c'erano due cherubini con la faccia rivolta al propiziatorio (Esodo 25:18-20). A Mosè Dio aveva dichiarato:" Là mi incontrerò con te" (Esodo 25:22). In realtà l'unico posto di incontro fra Dio e l'uomo peccatore è alla croce, dove Gesù ha versato il suo sangue e ha dato la sua vita per espiare i nostri peccati. L'arca conteneva pure:
    a. un vaso d'oro con la manna miracolosamente conservata (Esodo 16:33-34; Ebrei 9:4)
    b. la verga fiorita di Aaronne (Numeri 17:10; Ebrei 9:4).
    c. le tavole della legge o del patto (Esodo 25:16,21; Ebrei 9:4).
  12. La nuvola. Appena fu terminata l'erezione del tabernacolo, la nuvola coprì la tenda di convegno e la gloria dell'Eterno riempì il tabernacolo (Esodo 40:35). Siccome Dio era presente sul propiziatorio nella nuvola (Levitico 16:2), il sommo sacerdote stesso poteva entrare nel luogo santissimo solo nel tempo stabilito da Dio e col sangue del sacrificio espiatorio (Levitico 16:2-17).
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Tartaro

Termine usato dai greci per indicare il luogo dove venivano confinati gli spiriti più malvagi per essere puniti (2 Pietro 2:4). Il perché alcuni angeli cattivi siano imprigionati e altri siano lasciati ancora in libertà, per servire satana come demoni, non è indicato nelle Scritture.

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Tempio

In ebraico è hêykâl, un antico termine accadico che significava un grande edificio, come un palazzo o tempio. Sovente nell'Antico Testamento il tempio è semplicemente chiamato casa dell'Eterno (2 Re 11:3; 20:5; 2 Cronache 29:3; Salmo 23:6; ecc.). Storicamente nelle Scritture si parla di quattro templi, e cioè, di Salomone, di Zorobabele, di Erode e di Ezechiele.

  1. Il tempio di Salomone. L'idea di rimpiazzare il tabernacolo mobile con un edificio permanente sembra essere stata suggerita a Davide da Dio stesso (1 Cronache 28:11-19). A Davide era stato vietato di costruire il tempio, perché aveva sparso molto sangue (1 Cronache 22:8). Egli preparò un'enorme quantità di material soprattutto in metalli preziosi, come oro e argento, il cui totale ammontava a 108.000 talenti d'oro, 10.000 dariche d'oro e 1.000.000 di talenti d'argento (1Cronache 22:14; 19:4,7). Salomone iniziò la costruzione del tempio il quarto anno del suo regno, nel mese di Ziv, e lo portò a compimento sette anni dopo nel mese di Bul (1 Re 6:1,38), impiegando così sette anni e sei mesi. Il tempio fu eretto sul monte Moriah, dove si trovava l'aia di Ornan il Gebuseo, dove Davide aveva costruito un altare dopo che la peste era cessata (1 Cronache 21:18-22:1). La pianta del tempio riproduceva sostanzialmente quella del tabernacolo, ma le sue dimensione erano doppie e la sua decorazione più sontuosa. L'interno del tempio misurava 60 cubiti di lunghezza e 30 di altezza (1 Re 6:2). Per le mura si usarono pietre già squadrate nella cava (1 Re 6:7), mentre il tetto e il soffitto si usarono assi di cedro (1 Re 6:9). Le pareti interne (dal pavimmento al soffitto) erano rivestite di tavole di cedro; mentre il pavimento era ricoperto con tavole di cipresso (1 Re 6:15). Tutto l'interno del tempio, comprese le travi e il pavimento, fu ricoperto d'oro (1 Re 6:20-22,30; 2 Cronache 3:7). Sulle pareti del tempio erano scolpiti cherubini, palme e fiori sbocciati (1 Re 6:29).
    Il Luogo santissimo era un cubo di 20 cubiti per lato ricoperto d'oro finissimo (1 Re 6:16,20); nel luogo santissimo sotto le ali spiegate di due enormi cherubini, alti 10 cubiti, di legno di ulivo ricoperto d'oro ( ogni ala misurava 5 cubiti), c'era l'arca (1 Re 6:23-28; 2 Cronache 3:10-13). Davanti al luogo santissimo c'era una porta a due battenti, larghi ciascuno 4 cubiti, di legno di ulivo ricoperto d'oro, su cui erano scolpiti cherubini, pale e fiori sbocciati; questa porta era quindi ricoperta di un velo simile a quello del tabernacolo (1 Re 6:21,31,32; 2 Cronache 3:14).
    Il Luogo santo misurava 40 cubiti di lunghezza, 20 di larghezza e 30 di altezza. Davati al velo c'era l'altare dell'incenso, fatto di cedro ricoperto d'oro (1 Re 6:20), su cui il sommo sacerdote bruciava ogni giorno dell'incenso. Nel luogo santo c'erano ben 10 candelabri d'oro, cinque su ogni lato, e la tavola dei pani di presentazione (1 Re 7:48,49). Sui due lati del portico (o atrio) del tempio furono rizzate delle colonne di bronzo, chiamate rispettivamente Boaz e Jakin, alte 18 cubiti re con capitelli riccamente decorati (1 Re 7:15-22).
    Attorno al tempio c'erano due cortili:
    -Un cortile interno sopraelevato e circondato da un muro fatto di pietre squadrate e travi di cedro (1 Re 6:36), che era riservato ai sacerdoti e nel quale si trovavano l'altare di bronzo per gli olocausti, circa quattro volte più grande di quello del tabernacolo (2 Cronache 4:1), e il mare di metallo fuso (la grande conca di bronzo) di 10 cubiti di diametro e 5 cubiti di altezza, che poggiava su 12 buoi e 10 carrelli di bronzo, ognuno con la sua bacinella (1 Re 7:23-39). Nel mare di bronzo si lavavano i sacerdoti, mentre nelle bacinelle poste sui carrelli si lavavano gli oggetti usati per l'olocausto (2 Cronache 4:6).
    -Un cortile esterno nel quale si fermava il popolo.
    Nel 587 a.C. i Babilonesi arsero il tempio, dopo essersi impadroniti di tutte le cose di valore in esso contenute e che essi portarono a Babilonia (2 Re 25:8-17).
  2. Il tempio di Zorobabele. Nel 538 a.C. Ciro emanò un decreto che permetteva ai Giudei di ritornare a Gerusalemme per ricostruire il tempio (Esdra 1:2-4; 6:3-5). La ricostruzione del tempio fu iniziata nel 536 a.C. sotto Zorobabele, ma fu portata a compimento solo nel 516 a.C. sotto Dario (Esdra 6:15). Questo tempio era largo 60 cubiti e alto altrettanto, ma non se ne conosce la lunghezza (Esdra 6:3). Per la sua costruzione di usò: cedro del Libano (Esdra 3:7), oggetti d'oro e d'argento e altre cose preziose (Esdra 1:6; 2:68,69); inoltre Ciro restituì molti utensili del primo tempio (Esdra 1:7-11). Questo tempio, come il primo, era diviso in luogo santo e luogo santissimo, separati da un velo. Nel luogo santo invece c'era l'altare dell'incenso, un solo candelabro e una tavola per i pani di presentqazione. Probabilmente in questo tempio c'era un semplice sacerdote tirato a sorte, che bruciava l'incenso sull'altare davanti al velo (Luca 1:9). Nel cortile interno, o dei sacerdoti, c'era una conca di bronzo e un altare degliolocausti (Esdra 7:17) di pietra. Anche se questo tempio non aveva lo splendore del primo tempio (Esdra 3:12), la sua gloria sarebbe stata ancor maggiore del primo a motivo della venuta del Messia (Aggeo 2:3,9).
  3. Il tempio di Erode. Stando alle parole stesse di Erode, il tempio da lui costruito era inteso essere un ampliamento e un abbellimento di quello d Zorobabele. I lavori ebbero inizio nel 20-19 a.C. e terminarono solo al tempo del procuratore Albino, nel 62-64 d.C.
    Giuseppe Flavio ha lasciato una descrizione dttagliata del tempio di Erode. Esso aveva la stessa lunghezza e larghezza del tempio di Salomone, ma la sua altezza era di 40 cubiti invece di 30, senza contare una sala superiore. Un velo separava il luogo santo dal luogo santissimo, che era vuoto. Quando Cristo morì in croce, questo velo si squarciò in due, dall'alto in basso (Matteo 27:50-51). Nel luogo santo davanti al velo c'era l'altare d'oro su cui si bruciava l'incenso, una tavola d'oro per i pani di presentazione e un candelabro d'oro. Davanti alla porta di legno dorato, che immetteva nel luogo santo, c'era un gran vestibolo o atrio. Davanti alla facciata del tempio si estendeva un porticato lungo 100 cubiti e largo 20.
    Nel cortile interno dei sacerdoti , che circondava il tempio, c'era l'altare degli olocausti di forma quadrangolare, di 50 cubiti per lato e alto 15 cubiti, e una conca. Il cortile dei sacerdoti, delimitato da un muro di circa un cubito di altezza, eracircondato da una grande corte due volte più grande di quella dell'antico tempio e delimitata esternamente da un muro di 25 cubiti di altezza, contro cui si allineavano stanze per le provviste; davanti a queste stanze si estendeva un porticato coperto che guardava il tempio.
    La porta orientale della corte immetteva nel cortile delle donne, che era separato da un muro dal cortile degli Israeliti, nel quale potevano entrare solo gli uomini. Un alto muro separava questi due cortili dal cortile esterno, chiamato il cortile dei gentili, che era circondato da magnifici porticati. L'angolo nord-ovest del cortile esterno era occupato dalla torre o fortezza Antonia. Il portico lungo il muro orientale si chiamava il portico di Salomone (Giovanni 10:23; Atti 3:11;5 5:12). I mercanti e i cambiavalute potevano commerciare e trafficare nel cortile dei gentili (Matteo 21:12; Giovanni 2:14).
    Nel 70 d.C. i Romani presero Gerusalemme, diedero alle fiamme il tempio e lo distrussero.
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Teofania

(dal greco, theos-phanein, "apparire di Dio"). Apparizione o manifestazione di Dio o dell'angelo di JHWH, spesso accompagnata da fenomeni straordinari.

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Teologia

Scienza di Dio e delle cose divine; Teologia naturale fondata sulla ragione; Teologia rivelata fondata sulla rivelazione.

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Testo Masoretico

Testo della Bibbia ebraica (AT) fornito di un sistema di vocali ed indicazioni per la lettura (che non c'era prima), che ha raggiunto la definitiva stabilità. Si chiama "masoretico" (dall'ebr.: masar, "tramandare") perché è il risultato del lavoro dei "masoreti" (= "tradizionalisti"), che misero per iscritto tutte le "tradizioni" che riguardavano il testo biblico (lavoro svolto tra il VI e il IX sec. d.C.).

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Tetragramma

Quattro lettere consonanti - in ebraico originariamente non si scrivevano le vocali - del nome sacro di Dio Jhwh (Jahwèh) rivelato a Mosè. Era tanto venerato che non si pronunciava mai: al suo posto si leggeva Adonài (il Signore).

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Tichico

Significato del nome: fortuito.

Cristiano della provincia d'Asia. Egli e altri precedettero Paolo e attesero il suo arrivo a Troas (Atti 20:4). L'apostolo incaricò Tichico, discepolo diletto, di portare agli Efesini ed ai Colossesi le epistole a loro indirizzate (Efesi 6:21; Col. 4:7). Tichico raggiunse probabilmente Tito a Creta (Tito 3:12). Paolo in prigione a Roam, senza dubbioper la seconda volta, scrisse a timoteo che aveva mandato Tichico a Efeso (2 Tim. 4:12).

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Torah

(dall'ebraico, "istruzione, insegnamento"). La Legge, però non in senso meramente giuridico; significa più precisamente, insegnamento di vita, norma pratica di condotta, data da JHWH al suo popolo. Essa è dono di Dio e fonte di gioia perché manifestazione graziosa del suo volere, e quindi del suo amore, che è vita per Israele. Corrisponde al Pentateuco.

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Tselem demuth

Immagine (tselem) si riferisce a qualcosa di scolpito. L'uomo è stato creato (scolpito) sul modello dello stesso "scultore", Dio. Guardando l'uomo il Creatore vede riflessa la sua immagine.

Somiglianza(demuth) è una parola che deriva da una radice che significa "rassomilgiare". L'immagine scolpita è veramente rassomigliante al suo modello.

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V

Vangelo

Dal greco euanghelion: buona novella. Attualmente questa parola indica sia il messaggio del cristianesimo che i libri contenenti la vita di Cristo ed il suo insegnamento; il significato della parola greca ha subito dei cambiamenti. Nel Nuovo testamento non indica mai un libro, ma il messaggio, la buona notizia, annunziata da Cristo e dai suoi apostoli.

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Virtù Teologali

Sono definite teologali quelle virtù che sono dono diretto di Dio e che non si trovano in "natura". Esse sono la fede, la speranza e l'amore. (1 Cor. 13:13)

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Volgata

Traduzione latina dell'intera Bibbia ad opera di Girolamo (IV sec. d.C.), in cui l'AT viene tradotto dall'ebraico. Divenne poi la Bibbia ufficiale della Chiesa Romana fino praticamente al Vat. II.

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Z

Zelo

Dal lat. zēlus impegno puntiglioso e costante nello svolgimento dei propri compiti.

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